Influencer marketing: che cos'è e quali sono i vantaggi per i brand

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Influencer marketing: che cos'è e quali sono i vantaggi per i brand

Dalle celebrità ai micro-influencer sui social media, tante le opportunità per i brand di creare awareness grazie ai trend-setter. Ma occorre una strategia per scegliere testimonial, canali e obiettivi. Con una parola d’ordine: fiducia

19 Mag 2021

Greta Lomaestro

L’influencer marketing è un insieme di attività che prevedono il coinvolgimento di un testimonial, un blogger o un social reviewer, che possano testare, validare e poi comunicare ai propri seguaci la bontà di un marchio, prodotto o servizio. Alcuni esperti lo definiscono ormai superato o lo considerano la “Cenerentola” delle attività di marketing. Tuttavia lo scouting delle giuste risorse, il contatto e la selezione, il briefing e la revisione dell’output e, infine, il monitoraggio dei risultati ottenuti ne fanno una leva di awareness e conversioni dalle potenzialità notevoli.

Che cos’è l’influencer marketing

La definizione di influencer marketing non è semplice da contenere in una sola frase. Volendo semplificare, l’influencer marketing è un tipo di strategia che utilizza sponsorizzazioni e menzioni da parte di influencer, ossia individui che hanno un seguito social ampio e sono visti come esperti nella loro particolare nicchia.

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Che sia food, tech, travel, business, fashion o beauty, Do It Yourself (DIY), automotive o lo stesso digital marketing, ogni settore ha i propri influencer, opinion leader, guru e trend setter, che testano novità, parlano di nuovi prodotti, diffondono notizie e recensioni sui propri canali.

Se fino a qualche anno fa gran parte di questa disciplina aveva come canale privilegiato i blog e i siti proprietari degli influencer stessi, oggi si utilizzano maggiormente i canali social più adatti al topic stesso.

Come funziona l’influencer marketing

L’influencer marketing funziona grazie all’elevata fiducia che gli influencer hanno accumulato sui social da parte dei propri seguaci. I loro consigli vengono percepiti come una forma di potente social proof per i potenziali clienti di un brand.

Tornando alla questione degli ambiti e dei canali, è bene comprendere che ogni settore ha un proprio pubblico e dei social più adatti, ergo ogni settore avrà anche degli influencer più seguiti ed efficaci, attivi proprio su quelle specifiche piattaforme.

Per fare un esempio concreto Instagram – una delle piattaforme predilette per l’influencer marketing in generale – è molto versatile ma ha sicuramente un enorme seguito sui temi della moda, dei viaggi, del cibo in tutte le sue declinazioni con ricette e recensioni, del fitness e benessere, della bellezza, con un target quindi percentualmente più femminile, ma anche delle tematiche legate a psicologia e motivazione, digital marketing e innovazione.

YouTube, dal canto suo, è uno dei maggiori canali per tutto ciò che è automotive, DYI, tecnologia, con un target principalmente maschile in cerca di tutorial, video-recensioni e how-to informativi, che spesso precedono l’acquisto di un prodotto.

Strategie di influencer marketing

Concretamente, quindi, come fare influencer marketing?

Una buona strategia deve comprendere una serie di step e non può lasciarsi trasportare dal semplice “entusiasmo” di avere coinvolto il Vip più gettonato del momento o il guru del tema che stiamo trattando. Non è detto, infatti, che questo porti risultati reali. Ecco qualche suggerimento.

  1. Scegliere un canale principale su cui fare scouting, in base al proprio target di utenti, le proprie buyer personas, e alla tipologia di output che vogliamo ottenere. Se stiamo lanciando una nuova linea di cosmetici vegani 100% naturali, molto probabilmente Instagram sarà un ottimo canale per ottenere recensioni, stories, reel e dirette con le beauty-blogger più in voga. Se ci rivolgiamo a un pubblico estremamente giovane e vogliamo dare un taglio divertente, da valutare TikTok. Invece, se vogliamo mostrare dei veri tutorial di make-up professionali, molto estesi in formato video, la scelta più azzeccata sarà YouTube. Nulla esclude di ricorrere a un mix di canali diversi, ma tenendo presente che spesso gli influencer sono specializzati e molto seguiti su una sola piattaforma;
  2. Settare un budget e capire come remunerare il lavoro degli influencer, poi iniziare a fare outreach, cioè ricerca e selezione attiva di profili in linea con il prodotto, servizio o marchio che vogliamo promuovere. Qui la domanda principale riguarda la “dimensione” dei profili stessi, che dipende molto anche dal budget a disposizione del brand. Pretendere di raggiungere e ingaggiare celebrities da svariate centinaia di migliaia di seguaci avendo a disposizione solo prodotti in cambio merce è, ovviamente, impossibile, ma potrebbe anche non essere il nostro obiettivo. Per prodotti molto di nicchia, ad esempio, possono essere più indicati i nano-influencer o i micro-influencer, cioè quegli account che hanno su IG dai 2.000 ai 10.000 follower, spesso molto specializzati e con un alto engagement rate sulla propria fanbase;
  3. Fornire un brief chiaro sull’output desiderato, linee guida di comunicazione da seguire, menzioni e hashtag da utilizzare. Non è una campagna digital automatizzata, non si tratta di fare pure advertising: gli influencer sono persone, con un proprio stile, e proprio per questo sono seguiti. È essenziale, quindi, fornire loro tutte le info per parlare del nostro brand in modo corretto, ma senza pretendere di imbeccarli su ogni dettaglio: non è solo per la loro fanbase, ma è proprio per la loro creatività e credibilità che li stiamo coinvolgendo. Le tipologie di collaborazione possibili sono molte: creare recensioni, dirette con altri soggetti coinvolti o con i portavoce dell’azienda stessa, video-tutorial, contenuti spiritosi e ingaggianti, sondaggi e give-away per i follower, ricette e contenuti più strutturati, come guide e approfondimenti a firma del testimonial, che diventano asset di qualità per il marchio;
  4. Settare i propri goal in modo scientifico. Si tratta della solita, eterna questione dei vanity metrics: meglio avere un post con decine di like e commenti ma nessun ritorno reale oppure riuscire a generare conversioni dal lavoro dell’influencer? La risposta è: dipende. Se vogliamo fare awareness per un nuovo marchio o una nuovissima linea di prodotti la semplice diffusione di contenuto sarà il nostro goal principale, perché vorremo “far girare” il nuovo logo, pack o slogan. Se, invece, siamo una realtà consolidata che vuole potenziare la lead generation – far acquistare un articolo, far scaricare un’app, far compilare un form – allora attività più in ottica di affiliate marketing, cioè con una fee corrisposta all’influencer per ogni conversione ottenuta, saranno più utili. Anche secondo uno studio della piattaforma Talkwalker sono sempre più numerosi i brand che intraprendono campagne di influencer marketing orientate alla lead generation pura e non solo alla notorietà di marchio, come invece succedeva anni fa;
  5. Raccogliere l’output, cioè le pubblicazioni realizzate dagli influencer, e analizzarlo secondo gli obiettivi specifici di cui sopra. Si tratta di un’attività complessa, a metà tra le PR e il social media marketing, quindi spesso considerata non misurabile. Al contrario, è bene darsi dei numeri da poter analizzare: ad esempio, far veicolare ad ogni testimonial coinvolto un codice sconto personalizzato dedicato alla propria fanbase è un modo semplice e immediato, per un e-commerce, di misurare il ritorno dell’iniziativa, contando quante volte il codice è stato utilizzato e l’importo per ogni carrello.

Perché è importante per i brand: i vantaggi

I vantaggi di questo genere di attività per le aziende sono notevoli: in primis, si ha modo di mostrarsi attraverso la voce e il volto di un testimonial forte sulla propria customer base. Questo significa che il messaggio promozionale verrà veicolato in maniera meno smaccatamente pubblicitaria, ma secondo le logiche del content marketing, con uno stile e un tono di voce che la fanbase dell’influencer stesso ama e comprende. Il risultato? Maggiore efficacia e una percezione di fiducia, spontaneità e veridicità maggiori.

Ne ha parlato anche Massimiliano Dona di Unione Nazionale Consumatori nell’ultima edizione di Web Marketing Festival di novembre 2020. Nello speech “Influencer Marketing, mercato e consumatori”, questa disciplina viene definita attraverso 4 termini fondamentali, in ottica di percepito da parte dell’utente finale: autorevolezza, conoscenza della materia, posizionamento e relazione con la fanbase. In una sola parola: fiducia. I follower di un influencer lo considerano esperto e influente su un tema, ecco perché si fidano dei suoi consigli in merito a marchi, prodotti e servizi.

Se invece non si scelgono opinion leader e trend setter di altissimo profilo, ma si opta per un’accurata selezione di profili medi e micro-influencer, un vantaggio non di poco conto è la possibilità di contenere i costi.

Branded content e normativa

Ci possono essere anche dei “contro” all’influencer marketing? In linea di massima no, ma bisogna prestare attenzione a ciò che la normativa impone come esplicitazione del carattere “a pagamento” di queste collaborazioni.

Essenziale mettere in pratica tutte le necessarie accortezze dal punto di vista legal: una collaborazione di tipo promozionale va sempre indicata, onde evitare di incorrere in sanzioni, sia per l’azienda che per l’influencer. Sono le stesse piattaforme social, Instagram e Facebook per prime, a suggerire automaticamente di inserire la dicitura specifica di “branded content” quando l’algoritmo rileva un contenuto di natura promozionale.

Per ulteriori sviluppi sulla materia, è bene tenere d’occhio il programma della nuova edizione 2021 di Web Marketing Festival, in programma 15, 16 e 17 luglio, che come sempre avrà, tra le tante tematiche approfondite, anche una sala dedicata all’Influencer Marketing.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Greta Lomaestro

Da 10 anni nel settore Comunicazione&Marketing, con un focus sul Digital, mi occupo di consulenza strategica, media relations, contenuti, social media, eventi e formazione.

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