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Procurement, così Amazon Business spinge innovazione e sostenibilità dei processi di acquisto

L’edizione 2022 di Reshape, evento globale che il colosso degli acquisti dedica ai buyer B2B, si è focalizzata sul ruolo che governance e tecnologia devono ricoprire, in modo congiunto, nella ridefinizione di una funzione aziendale sempre più strategica. I casi Barilla e Kuwait Petroleum e le nuove priorità dei CPO secondo Gartner

23 Mar 2022

Domenico Aliperto

Potenziare i processi di procurement migliorando l’agilità delle procedure d’acquisto, ottimizzando le operazioni digitali e contribuendo a rendere l’azienda sempre più sostenibile, attraverso la promozione di filiere responsabili, diversificate e a basso impatto ambientale. È questa oggi l’ambizione di molti buyer, ed è questo l’obiettivo che Amazon Business punta a conseguire man mano che la sua piattaforma si arricchisce di nuove funzionalità.

«La nostra missione è definire un nuovo approccio al procurement su larga scala, consolidando in un’unica soluzione un’ampia gamma di opportunità di acquisto, a cui qualsiasi operatore possa accedere attraverso una user experience familiare, e disponendo di un set di strumenti analitici per migliorare in real time i flussi di approvvigionamento» ha detto Chris Costello, Direttore Generale per gli Stati Uniti di Amazon Business, aprendo l’edizione 2022 di Reshape.

Chris Costello

Direttore Generale per gli Stati Uniti di Amazon Business

L’evento, rivolto a una platea globale, costituisce per la divisione B2B del colosso dell’eCommerce l’occasione per confrontarsi con clienti e analisti rispetto ai trend che attraversano il mercato e alle esigenze manifestate dai business dei più disparati settori. «Dalle piccole e medie imprese alle organizzazioni che figurano nella classifica Fortune 500, vogliamo aiutare i Chief Procurement Officer (CPO) a sfruttare l’accelerazione della trasformazione digitale per generare insieme agli operatori della filiera sempre maggior valore», ha continuato Costello prima di cedere la parola ai numerosi relatori.

Tra gli ospiti chiamati a partecipare a Reshape, c’erano collegati da remoto i responsabili acquisti di società del calibro di Barilla, Johnson&Johnson, Woven Planet (la sussidiaria di Toyota a capo delle operazioni di ricerca tecnologica), Kuwait Petroleum International e Accenture.

Gartner: “Crescono gli investimenti tecnologici, ma occorre sviluppare anche la governance”

Miguel Cossio, Direttore, Ricerca e consulenza della supply chain globale di Gartner, ha provato a evidenziare le sfide che attendono i CPO in quello che l’analista ha definito il “next normal”. Secondo Cossio, fino a pochissimo tempo fa le priorità delle funzioni di procurement erano sostanzialmente tre: ridurre i costi, migliorare il processo di delivery e puntare sulla qualità. «Tutto il resto era considerato secondario. Ma per minimizzare l’impatto dei rischi sull’organizzazione in uno scenario destinato a evolversi tra nuove crisi e continue disruption, l’approccio tradizionale – basato sulla ricerca di resilienza, agilità e visibilità per migliorare planning ed esecuzione – è destinato a rivelarsi insufficiente».

Miguel Cossio

Direttore, Ricerca e consulenza della supply chain globale di Gartner

La teoria di Cossio è che riducendo l’impronta della supply chain diventa possibile allo stesso modo ridurre la superficie delle vulnerabilità delle organizzazioni, e risultare così meno esposti agli effetti negativi della disruption. «Questo significa integrare strumenti digitali nei processi di procurement, trovando le strategie più opportune per massimizzare gli investimenti. Chi non è disposto a fare questo sforzo difficilmente riuscirà a supportare la trasformazione sui vari verticali. Per fortuna, i CEO e i leader che abbiamo intervistato al riguardo sembrano esserne consapevoli: il 35% di loro sostiene che gli investimenti tecnologici sono prioritari nella strategia di crescita delle imprese che dirigono, un dato in crescita del 26% rispetto alle precedenti rilevazioni e che fa ben sperare sulla possibilità di ridurre gradualmente la durata delle attività transazionali, alla base dell’incapacità di molti buyer di migliorare i saving».

Gli investimenti in tecnologia, però, non sono tutto. Perché l’adozione di soluzioni innovative risulti realmente efficace è necessario raggiungere anche una certa maturità sul piano della governance, il che significa investire a sua volta ulteriori risorse per aggiornare costantemente organizzazione, policy e competenze. «Procure-to-pay, Robotic Process Automation e Data Analytics sono dimensioni tecnologiche che generano enormi vantaggi per il business, e l’hype del mercato è indubbiamente forte», commenta Cossio. «Il problema è che ancora troppo spesso manca la governance, e secondo le nostre stime circa il 41% degli investimenti in tecnologia può essere vanificato se non si presta la dovuta attenzione a questo aspetto».

Gli altri elementi da non sottovalutare – e che stando alle rilevazioni di Gartner sono già entrati nelle agende dei decision maker – riguardano il peso delle piattaforme di collaboration e di social business nella gestione del personale e le competenze sul fronte del data management. «Entrambi convergono su un tema fondamentale per qualsiasi impresa, quello dell’hybrid work: la pandemia ha innescato un cambio di paradigma, ponendo al centro del business l’individuo, una colonna portante delle attività produttive che prescinde sempre più dalla location in cui opera. Si sta passando in altre parole da uno schema office-centric a un modello human-centric, per promuovere il quale il management deve sviluppare nuove strategie di visibilità sulle attività svolte e, più di ogni altra cosa, empatia».

Ultimo, ma non per importanza, l’ambito della sostenibilità. Secondo Cossio, il 93% delle organizzazioni coinvolte nell’ultima edizione della Gartner Future of Supply Chain Survey ha già pianificato investimenti sulle operazioni di responsible sourcing. Se Vodafone, per esempio, a partire da ottobre 2020 ha stabilito che il 20% della selezione del procurement deve essere basato su criteri di diversity e basso impatto ambientale, Bmw ha proposto ai propri supplier l’adesione a una piattaforma di self assessment per valutare il proprio comportamento rispetto a queste tematiche. «Gli approcci sono molteplici, ma a prescindere da ciò tutti i buyer devono essere consapevoli che siamo arrivati a un punto di non ritorno: è necessario integrare, coerentemente con la strategia di business, l’aspetto della responsabilità sociale nel ciclo di vita di qualsiasi processo d’acquisto».

User friendly e sempre più sostenibile: il procurement di Barilla

Tra le imprese che hanno già fatto proprio questo mantra c’è Barilla. A raccontare il modo in cui il gruppo sta sfruttando la piattaforma Amazon Business per semplificare i processi di acquisti anche lungo questa direttrice c’era Eliano Apicella, Purchasing Director – Indirect Materials, Services, Energy and Investments della multinazionale. «Uno dei nostri motti è global thinking, local acting. Ci consideriamo un’azienda glocal, e i nostri processi di acquisto rispecchiano questa consapevolezza. Sono fondamentalmente due le regole su cui si impernia il nostro procurement, e ruotano intorno ai concetti di category e country», ha spiegato Apicella.

Eliano Apicella

Purchasing director – indirect materials, services, energy and investments di Barilla

«Ecco perché quando l’anno scorso abbiamo adottato Amazon Business siamo stati da subito facilitati nell’utilizzarne gli strumenti: c’erano già valori ben definiti, e il fatto che la piattaforma fosse estremamente user friendly ci ha permesso di coglierne con rapidità i vantaggi in termini di individuazione dei prezzi migliori, di precisione delle date di consegna e di ampiezza del catalogo».

Apicella ha poi precisato che l’implementazione è avvenuta in modalità punch out e stand alone: «Per integrare il sistema con l’ERP e allinearlo con le policy e le procedure aziendali era più conveniente quest’approccio, senza contare che facendo altrimenti avremmo dovuto ricorrere a delle customizzazioni per ottenere dei tracking report coerenti con quelli dei fornitori. Si è trattato in ogni caso di un successo: lo scorso maggio abbiamo condotto una survey interna, coinvolgendo un centinaio di utenti per capire quale fosse stato l’impatto della soluzione sul loro lavoro, e il feedback è stato più che positivo: facilità d’uso, reperibilità dei prodotti, time saving e precisione delle consegne sono stati i fattori di maggior rilievo tra le varie valutazioni. A questi si aggiunge il contributo che Amazon Business sta apportando anche sul fronte della sostenibilità, che insieme al benessere delle persone e ai temi della diversity e dell’inclusion è uno dei pillar strategici di Barilla dal 2013».

Così Amazon Business gestisce il programma di loyalty di Kuwait Petroleum

Kuwait Petroleum International sta invece mettendo a frutto la partnership con Amazon Business (facendo sponda anche sulla tecnologia cloud di Amazon Web Services) per rivoluzionare i meccanismi alla base dei programmi di loyalty, fondamentalmente esternalizzando l’intero processo di procurement – dagli appalti alla gestione logistica – e potenziando la data analysis per migliorare la soddisfazione dei clienti.

«In Italia il marchio Q8 conta circa 14 milioni di clienti, di cui due milioni iscritti a un programma fedeltà. Ma di questi, solo 17 mila hanno aderito attraverso canali digitali, e ciò ha sempre costituito un elemento di complessità per l’intero processo di reward», ha raccontato Vincenzo Maniaci, responsabile IT di Kuwait Petroleum International. «Da quando abbiamo digitalizzato il catalogo, la consegna – soprattutto la gestione dei ritardi della consegna – è stato uno dei aspetti più difficili da affrontare. Ma la logistica, insieme alla procedure di acquisto dei premi, è sempre stato un serio problema per l’intera catena. Il nostro lavoro, d’altra parte, è un altro: noi vendiamo carburante. Ecco perché abbiamo intavolato una discussione più ampia con il nostro partner tecnologico AWS, e ci è sembrato naturale provare a fare affidamento anche su quello che Amazon offre rispetto ai servizi di ecommerce».

Vincenzo Maniaci

Responsabile IT di Kuwait Petroleum International

Maniaci ha spiegato come in nove mesi siano stati ridisegnati catalogo, procedure di acquisto, ciclo di redemption e strumenti per monitorare il posizionamento ottimale del pricing. «Dal punto di vista operativo, il progetto ha implicato l’installazione di tre motori tecnici. Il primo è un catalogo digitale interattivo, basato su AWS, che ci aiuta a mettere a disposizione del pubblico le merci, indicizzandole per categoria. Il secondo è una price machine, che elabora i dati del sistema per calcolare quanti punti servono per ottenere un determinato premio o che quota bisogna eventualmente aggiungere per aggiudicarselo prima. Infine c’è un layer di presentazione che sfrutta il layout di Amazon per fornire all’utente finale un’esperienza familiare intuitiva. Dato che il look&feel è molto simile a quello del portale di ecommerce, la sensazione a dire il vero è che il nostro programma fedeltà sia una piattaforma ‘powered by Amazon’, e questo trasmette ai clienti sicurezza e affidabilità».

In pratica quindi, l’intero processo è gestito direttamente da Amazon, il che consente a Kuwait Petroleum di risparmiare circa un milione di euro all’anno eliminando gran parte di costi legati a storage e ciclo di fatturazione. I vantaggi, naturalmente, sono tangibili anche per i clienti, che possono sfruttare l’app di Q8 per pagare il carburante o altri servizi che concorrono alla raccolta dei punti. Il catalogo è integrato nell’applicazione, che consente di visualizzare il totale dei punti e di scegliere i premi disponibili.

«In quel momento l’utente viene reindirizzato sul suo account Amazon (o, qualora non ne avesse uno, a una procedura rapida di attivazione), dove può prenotare l’oggetto, che viene consegnato in massimo 48 ore», ha spiegato Maniaci, sottolineando il modo in cui questo sistema ha permesso di costruire un rapporto di fiducia con i clienti, che oggi sono più disposti a condividere con l’azienda i propri dati. «Al momento la piattaforma è utilizzata solo in Italia, ma abbiamo piani per implementarla anche all’estero, convertendo le stazioni di servizio in vere e proprie piattaforme per la raccolta di un numero sempre maggiori di dati, da federare insieme alle informazioni fornite dai partner. L’obiettivo, nel medio termine, è quello di associare i prodotti inseriti nel catalogo a cluster specifici di clienti».

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Domenico Aliperto

Nato ad Aversa, studia a Milano, dove si laurea in Relazioni Pubbliche all’università IULM e comincia il percorso che lo porterà a diventare giornalista. Per i portali del gruppo Digital360 segue i temi dell’economia digitale e dell’innovazione tecnologica, viaggia, scrive e all'occorrenza fotografa. In passato ha collaborato con diversi quotidiani e magazine. Da sempre appassionato di narrativa e poesia, nel 2016 apre il blog Librimprobabili.com e nel 2017 pubblica con l'editore Biancaevolta il romanzo storico Non Conquistammo Che Sabbia.

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