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Decreto PNRR Transizione 5.0: un tesoretto di 6,3 miliardi a disposizione delle imprese per vincere la sfida green e digitale

Il piano di incentivi predisposto dal Governo intende sostenere concretamente la diffusione di pratiche operative più sostenibili e moderne. I benefici previsti, quali aziende possono accedervi e come

Pubblicato il 18 Mar 2024

Transazione 5.0

Immerse in un’epoca di innovazione tecnologica che non ha uguali, le aziende italiane sono chiamate a rispondere alla più grande sfida di questo tempo: saper coniugare sostenibilità ambientale e trasformazione digitale per rimanere competitive su un mercato che, anche per le PMI, è sempre più globale.

Una sfida complessa, che richiede investimenti significativi e una visione strategica lungimirante. È in questo contesto che si inserisce il piano governativo da 6,3 miliardi di euro ribattezzato Transizione 5.0, che intende supportare le aziende nel loro percorso di trasformazione green e digitale. Un’iniezione di risorse che ha l’obiettivo di catalizzare il cambiamento, sostenendo i processi di ammodernamento tecnologico e incentivando pratiche d’impresa più sostenibili ed eco-compatibili. Un cambiamento dettato non solo dalla necessità di rispondere alle sfide climatiche globali, ma anche dalla volontà di restare al passo con le evoluzioni tecnologiche che stanno rivoluzionando il mondo del business.

Decreto PNRR Transizione 5.0: origini e obiettivi

In un contesto di attenzione crescente all’innovazione doppia – sostenibile e digitale -, l’impegno definito dal Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) con il Decreto PNRR dello scorso 26 febbraio rappresenta un punto cardine. Un impegno che si concretizza in un “tesoretto” di ben 6,3 miliardi di euro, stanziati per favorire la cosiddetta Transizione 5.0. Il termine si riferisce a un nuovo modello di sviluppo economico che combina l’approccio green – dunque una forte attenzione all’ambiente e alle politiche di sostenibilità – con l’impiego diffuso delle tecnologie digitali. Una strada impegnativa, certamente, ma che può offrire enormi vantaggi competitivi alle organizzazioni pronte ad affrontarla.

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Transizione 5.0: le risorse stanziate

Il piano Transizione 5.0 è dotato di risorse complessive pari a 6,3 miliardi di euro, di cui 3,78 miliardi relativi agli investimenti in beni strumentali; 1,89 miliardi per autoconsumo e autoproduzione di energia da fonti rinnovabili e 630 milioni di euro relativi alla formazione. I 4,41 miliardi di euro disponibili per i progetti che riguardano l’innovazione digitale sono ripartiti nei due anni di durata del programma. I fondi sono attribuibili sotto forma di tax credit e bonus.

Le agevolazioni previste

L’agevolazione contemplata nel Decreto PNRR Transizione 5.0 è disciplinata nell’articolo 38 del DL e prevede che possano beneficiare del contributo tutti i nuovi investimenti realizzati nel biennio 2024-2025 dalle organizzazioni stabili con sede in Italia e dalle imprese residenti nel nostro Paese, senza vincoli rispetto alla forma giuridica adottata, al settore di appartenenza, al regime fiscale adottato o alla dimensione (fatta eccezione per le realtà in stato di liquidazione coatta o volontaria), a patto che si impegnino a effettuare “nuovi investimenti in strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato, nell’ambito di progetti di innovazione che conseguono una riduzione dei consumi energetici”.

Il contributo si sostanzia nella misura del credito d’imposta (tax credit) riconosciuto per i nuovi investimenti effettuati nel biennio 2024-2025 da strutture produttive situate sul territorio nazionale, purché le innovazioni implementate comportino una riduzione dei consumi energetici dell’unità produttiva (lo stabilimento) di almeno il 3%, che aumenta al 5% se riferita a uno specifico processo e non alla facility nel suo complesso.

In particolare, sono agevolabili gli investimenti in beni materiali, immateriali e strumentali nuovi indicati nell’allegato A e nell’allegato B alla legge n. 232/2016.

Rientrano nei criteri di ammissibilità al credito d’imposta, entro limiti determinati, anche le spese per la formazione del personale realizzate con la finalità di acquisire o rafforzare le competenze nelle tecnologie utilizzati ai fini della transizione digitale ed energetica dei processi produttivi. La condizione è che la formazione sia effettuata da soggetti esterni all’impresa, appositamente individuati con decreto del Mimit.

Innovazione digitale ed energetica: gli incentivi green

L’incentivo, ed è questa la novità più rilevante rispetto al precedente decreto Transizione 4.0, sarà differenziato in relazione al risparmio energetico ipotizzato. Il bonus, infatti, è pari al:

  • 35% per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
  • 15% della spesa per gli investimenti superiori a 2,5 milioni di euro e fino a 10 milioni di euro;
  • 5% della spesa, per gli investimenti superiori a 10 milioni di euro e fino al limite massimo di 50 milioni dei costi ammissibili ogni anno per ciascuna impresa beneficiaria.

Il tax credit può aumentare fino al 40% e 45% nel caso in cui la riduzione dei consumi energetici sia superiore rispettivamente al 6% e al 10%.

L’accesso al beneficio è subordinato alla presentazione di specifiche certificazioni rilasciate da un valutatore indipendente ed è contemplata la possibilità (esclusivamente per le PMI) di includere nel credito d’imposta anche le spese sostenute a titolo di certificazione, fino al limite massimo di 10.000 euro.

Transizione 5.0

Transizione 5.0 e software

Oltre agli investimenti relativi a beni materiali riguardati i processi dell’Industria 4.0 e ai beni immateriali a questi connessi, ai costi relativi a piattaforme, servizi e applicazioni Cloud e a quelli di system integration – tutti già contemplati nel piano Transizione 4.0 –, l’elenco dei software eleggibili è esteso anche alle applicazioni di monitoraggio dei consumi energetici e dell’efficienza energetica e agli ERP, ma solo se acquistati congiuntamente ai precedenti.

In questo caso, è richiesta la presentazione di una certificazione doppia – ex ante, sulla riduzione dei consumi potenzialmente ottenibili – ed ex post – sulla realizzazione effettiva degli investimenti previsti.

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Transizione 5.0 e formazione

Il piano Transizione 5.0 contempla tra le spese agevolabili, anche se in misura non superiore alla quota corrispondente al 10% dell’investimento totale (e nel limite massimo di 300.000 euro) la formazione relativa all’acquisizione o all’affinamento delle competenze digitali, ma solo se erogata da soggetti esterni che verranno determinati da un apposito decreto attuativo.

Come ottenere il credito d’imposta

Per ottenere il credito d’imposta è necessario inviare una richiesta telematica utilizzando il modello standardizzato fornito dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) e la documentazione prevista dal comma 11 dell’articolo 38 della legge 232/2016, insieme a una comunicazione che descrive il progetto e ne ipotizza il costo complessivo.

Il Gse, dopo aver verificato la documentazione, invia al Mimit l’elenco delle imprese idonee a ricevere l’agevolazione, con l’indicazione dell’importo riservato.

Il risparmio sui consumi energetici viene calcolato su base annua rispetto all’esercizio precedente, mentre per le aziende di nuova costituzione si tiene conto dei consumi energetici medi annui riferibili a uno scenario tipo.

Il meccanismo del Recapture

Il credito d’imposta può essere utilizzato esclusivamente in compensazione, tramite il modello F24 presentato attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, a partire dal quinto giorno successivo a quello dell’invio dell’elenco dei beneficiari della misura da parte del GSE. L’eventuale residuo potrà essere utilizzato nei periodi d’imposta successivi, suddiviso in cinque quote annuali di pari importo.

Il tax credit non può in ogni caso “formare oggetto di cessione o trasferimento neanche all’interno del consolidato fiscale” e l’avvio della fruizione non potrà superare la data del 31 dicembre 2025. Per i beni strumentali è contemplato il meccanismo del cosiddetto Recapture, che prevede l’esclusione dal credito d’imposta – attraverso il ricalcolo – del costo relativo ai beni agevolati ma ceduti a terzi entro il quinto anno successivo a quello del completamento degli investimenti.

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