Cosa significa IoT (Internet of Things) e le applicazioni in Italia

Internet of Things

Cosa significa IOT: come e perché così si rende il mondo (e il business) più smart

La IoT (Internet of Things) significa mettere intelligenza nelle cose. Sta diventando sempre più evidente che non esiste business che non possa trarre vantaggio dalle tecnologie più smart. La fotografia del mercato, le applicazioni in Italia e i nuovi trend 2021 secondo il Politecnico di Milano

12 Apr 2021

Laura Zanotti

È uno dei termini tra i più cool del momento quando si parla di innovazione, digital transformation e disruption, ma che cosa significa Internet of Things, spesso abbreviato in IOT? In sintesi, significa che qualsiasi oggetto può diventare connesso e comunicante, usando un insieme di tecnologie: l’identificazione univoca, la tecnologia wireless e un nuovo tipo di intelligenza software.

Il vero motivo per cui si chiama Internet of Things? Perché è il Web la piattaforma che funge da abilitatore, permettendo lo scambio dei dati e, dunque, delle informazioni tra un oggetto smart e un sistema di gestione smart.

Internet of Things o Intelligence of Things?

In realtà, il concetto fondamentale della IOT non è legato all’intelligenza delle cose quanto, piuttosto, all’intelligenza dei servizi, associati al potenziale di Internet e a un modello di sviluppo grazie al quale è possibile integrare praticamente a qualsiasi cosa una piccola componente tecnologica dotata di una capacità elaborativa tale da trasformare qualsiasi oggetto in un dispositivo comunicante senza usare cavi. È così che l’oggetto diventa smart, sfruttando l’innovazione digitale associata all’evoluzione mobile, al cloud, ma anche a nuove logiche collaborative che inaugurano un CRM di nuova generazione a livello di tutta la filiera.

Come premesso, infatti, la Internet of Things non è una tecnologia ma un insieme di tecnologie. Un oggetto diventa intelligente quando è dotato di un tag RFID, ovvero un chip che, grazie a una piccola antenna e a un po’ di memoria costruita nel silicio, viene letto da un dispositivo (fisso o mobile) mentre le informazioni gestite vengono elaborate da un software (middleware) che può essere integrato a qualsiasi sistema gestionale (ERP inclusi). Dietro tutta un’infrastruttura di connessioni costituita da sistemi di comunicazione caratterizzati da protocolli diversi a seconda del tipo di servizio attivato.

IOT, la fotografia del mercato

In linea con i principali paesi occidentali, per via della pandemia nel 2020 anche il mercato italiano dell’Internet of Things ha subito una leggera flessione registrando un -3% e attestandosi su un valore di 6 miliardi di euro, lo rivela l’ultima ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano. Secondo lo studio sono 93 milioni le connessioni IoT attive in Italia, di cui 34 milioni di connessioni cellulari (+10%) e 59 milioni abilitate da altre tecnologie (+15%). Tra queste, emergono le reti Low Power Wide Area (LPWA), che raggiungono per la prima volta un milione di connessioni (+100%).

Il mercato dello IoT nel 2020

Spinto ancora dagli obblighi normativi, con un valore di 1,5 miliardi che rappresenta il 25% del totale, il primo segmento del mercato IoT è costituito dallo Smart Metering & Smart Asset Management nelle Utility. Seguono la Smart Car, con un fatturato di 1,18 miliardi di euro, e 17,3 milioni di veicoli connessi e lo Smart Building, che vale 685 milioni di euro ed è legato prevalentemente alla videosorveglianza e alla gestione dei consumi energetici all’interno dell’edificio. Il comparto con la crescita più significativa è la Smart Agricolture (140 milioni di euro), trainata da soluzioni per il monitoraggio e il controllo di mezzi e attrezzature agricole, macchinari connessi e robot per le attività in campo. Crescono anche le soluzioni smart per la fabbrica (385 milioni di euro), la Smart Logistics (610 milioni di euro) con soluzioni usate per la gestione delle flotte aziendali e di antifurti satellitari e ben 1,9 milioni di mezzi per il trasporto merci connessi tramite SIM, e la Smart City (560 milioni di euro) che vede un aumento del numero dei progetti avviati dai comuni e i primi esempi di successo di collaborazioni fra pubblico e privato. In calo, invece, la Smart Home (505 milioni di euro) e l’ambito Smart Asset Management in contesti diversi dalle utility.

Il mercato IoT nel 2020

Interessante infine notare come nel 2020 si riduce il divario fra grandi aziende e PMI in termini di consapevolezza e propensione a innovare in ottica 4.0. Come emerge da un sondaggio condotto dall’Osservatorio su un campione di 102 grandi aziende e 295 PMI italiane, il 94% delle grandi aziende conosce le soluzioni IoT per l’industria 4.0 e il 68% ha avviato almeno un progetto, mentre fra le PMI solo il 41% ne ha sentito parlare e appena il 29% ha attivato iniziative. Tuttavia, lo scorso anno il gap è diminuito del 5% in termini di conoscenza e del 6% per quanto riguarda la presenza di progetti.

Le applicazioni più diffuse sono legate alla gestione della fabbrica (Smart Factory, 66% dei casi), soprattutto per il controllo in tempo reale della produzione e dei consumi energetici, poi quelle di supporto alla logistica (Smart Logistics 27%), guidate dalla tracciabilità dei beni nel magazzino o lungo la filiera, e lo Smart Lifecycle (7%), con progetti per migliorare lo sviluppo di nuovi modelli e l’aggiornamento dei prodotti.

I nuovi trend: servitization e In-Thing Purchase

Nel 2020 le principali novità legate al mercato della Internet of Things, secondo l’Osservatorio IoT del Politecnico di Milano, sono sostanzialmente due. Da un lato la progressiva servitizzazione, ossia il passaggio dalla vendita dei prodotti connessi alla vendita dei servizi abilitati dai dati raccolti dai questi prodotti. In questo modo si adatta il servizio erogato alle mutate esigenze del cliente, o anche meglio, si possono proporre rapidamente dei nuovi add-on al servizio, offrendo valore costante.

Dall’altro c’è la possibilità di pensare agli oggetti smart come a un vero e proprio canale di vendita: è il fenomeno dell’In-Thing purchase.

Questo nuovo spazio di mercato si ispira alle logiche dell’In-App Purchase, e più in ampio a quelle dell’App Economy, per arricchire gli oggetti connessi di funzionalità a pagamento. Si possono così realizzare nuovi servizi integrando gli smart objects con  sistemi di identity management e smart payment. Sul mercato si diffonderanno degli oggetti connessi con un ampio raggio di capacità, alcune delle quali fruibili solo dietro pagamento di un (modesto) prezzo, che instaureranno un nuovo rapporto tra provider e clienti e creeranno logiche di business di tipo Recurrent.

Tra i primi esempi di In-Thing Purchase ci sono i termostati smart che, dietro pagamento di una fee mensile, sbloccano delle funzionalità di apprendimento per la migliore gestione energetica della casa, oppure videocamere che, sempre dietro pagamento di una fee recurrent, offrono servizi in cloud di conservazione, analisi delle immagini e allarmistica, ecc.

IOT, le applicazioni emergenti

I principali ambiti di applicazione dell’Internet of Things (sia per i consumatori finali che per l’industria) sono rappresentati dai contesti in cui sono presenti oggetti che possono dialogare tra loro generando informazioni utili. Ci sono per esempio la domotica e la Smart Home, gli edifici intelligenti (Smart Building), il monitoraggio in ambito industriale e la Robotica collaborativa; la self driving car nell’industria automobilistica; la Smart health in ambito sanitario; la Smart City e la Smart Mobility per la città del futuro più sostenibile; tutti gli ambiti della sorveglianza e della sicurezza; tutti gli ambiti della telemetria; lo Smart Agrifood con i sensori su campo e la Zootecnia con i wearable per animali.

2021: l’IOT nel Piano Nazionale Transizione 4.0

A livello legislativo, il governo italiano ha approvato l’anno scorso il Piano Nazionale Transizione 4.0, il nuovo piano di politica industriale italiana che ha sostituito il precedente Industria 4.0, presentato nel settembre 2016 e diventato poi  Impresa 4.0. Finanziato dalla Legge di Bilancio 2021 (L. 178/2020) con circa 24 miliardi di euro, di cui 750 milioni dal programma Next Generation EU, il Piano Nazionale Transizione 4.0 è biennale, 2021-2022, ma la decorrenza delle misure è stata anticipata al 16 novembre 2020, con consegna dei beni fino a giugno 2023 in caso di avvenuto versamento, entro il 2022, di almeno il 20% dell’importo. Il piano prevede la misura unica del credito di imposta per le imprese con aliquote che variano a seconda della categoria dei beni e dell’importo della spesa da compensare.

Il Piano include investimenti in beni materiali e immateriali non 4.0 e 4.0 e, tra questi ultimi, molti appartengono alla IOT. Per esempio, una specifica voce dell’allegato sull’acquisto di beni immateriali 4.0 è dedicata a software, sistemi, piattaforme e applicazioni in grado di comunicare dati e informazioni sia tra loro che con l’ambiente e gli attori circostanti grazie a una rete di sensori interconnessi (Industrial Internet of Things).

Quali sono le origini della IOT

Sono in pochi a conoscere la vera storia della Internet of Things. Un tempo, infatti, si chiamava semplicemente… tecnologia RFID. I prodromi? Risalgono all’avvento di una tecnologia associata all’identificazione univoca (Auto-ID) e, in particolare, all’uso di quella RadioFrequency IDentification nata in ambito militare durante la seconda guerra mondiale per aiutare gli eserciti a riconoscere in volo gli aerei amici da quelli nemici. Dall’Identification of Things alla IOT, l’evoluzione tecnologica è costellata di tante tappe intermedie, legate allo sviluppo di una sensoristica diversificata e al progresso dei sistemi di codifica, di lettura e di trasporto delle informazioni attraverso quel wireless che solo con l’avvento del protocollo IP ha portato a una svolta che ha cambiato veramente le regole di ingaggio del business.

Prima della IOT, infatti, c’erano varie branche di ricerca e sviluppo: Auto-ID, Machine to Machine (M2M), Human to Machine (H2M) e Animal to Machine (A2M) da una parte e reti Mems (Micro Electro-Mechanical Systems) dall’altra. A coniare il nome, in realtà, è stato un cervellone del Massachusetts Institute of Technology (MIT).

«Potrei sbagliarmi, ma sono abbastanza sicuro che la frase Internet of Things sia nata come titolo di una presentazione che ho fatto per Procter&Gamble nel 1999 – ha spiegato Kevin Ashton, direttore esecutivo del Centro di Auto-ID del MIT -. Collegare il nuovo approccio RFID della supply chain di P&G con l’argomento, allora rovente, di Internet fu un ottimo modo per attirare l’attenzione dei dirigenti. Credo riassuma un’importante intuizione, spesso ancora fraintesa».

La più grande sfida per la IOT, infatti, non sono tanto le tecnologie quanto le vision necessarie a comprendere come la reingegnerizzazione dei processi legata all’identificazione univoca porti in azienda un’integrazione, una velocità e una trasparenza tali da imporre nuovi regimi di controllo e di efficienza a qualsiasi livello organizzativo. La questione non è tanto se farlo o meno: il passaggio, infatti, è obbligato. Globalizzazione, time to market, competizione e digitalizzazione sono solo alcuni dei driver di una digitalizzazione intelligente che vede la IOT come una piattaforma a cui tutte le aziende, prima o poi, dovranno tendere.

Perché la Internet of Things aiuta il business

Perché investire nella Internet of Things? Semplice: perché conviene. L’intelligenza computazionale, unitamente a un uso delle tecnologie ultima generazione e a una Internet sempre più capace, ubiqua e pervasiva, oggi abilitano un ventaglio di nuovi servizi, a portata di mano e a portata di azienda.

Integrare le informazioni secondo un concetto di filiera, significa accelerare i processi legati al Big Data Management e potenziare l’uso di quelle analitiche di cui ogni Line of Business (LOB) ha così tanto bisogno per prendere in fretta decisioni strategiche a supporto del business. Gli smart data arrivano dai sistemi intelligenti ma anche e soprattutto, dagli oggetti intelligenti (smart object). Secondo McKinsey Global Institute report, The Internet of Things: Mapping the value beyond the hypese i governi e le imprese riusciranno a cogliere il valore della IOT, collegando il mondo fisico e digitale attraverso una sensoristica avanzata e nuove piattaforme integrate, entro il 2025 si potrebbe arrivare a generare un valore economico pari a 11 trilioni di dollari l’anno.

Ad oggi qual è lo stato di avanzamento? Molto più ampio di quanto si immagini. C’è chi usa la IOT per taggare i faldoni di un archivio e non perdere più tempo a cercare le cose o a fare inventari, c’è chi invece usa la IOT per velocizzare la logistica oppure chi la usa per tracciare i vestiti e contrastare la contraffazione, il mercato nero e il mercato grigio così come è IOT l’azienda agricola che ha deciso di portare una nuova intelligenza nei suoi allevamenti, dal maialino al salamino. È IOT il telepass che risolve il pagamento ai caselli evitando la fila così come è IOT lo skypass che permette agli sciatori di accedere velocemente alle piste. In molti ospedali la IOT serve a tracciare le sacche del sangue o a gestire le criobanche (lo fa l’Istituto Tumori di Milano, ad esempio). Nell’automotive la IOT è iniziata con la chiave che apre le porte dei veicoli e oggi è una chiave per moltissimi servizi a valore aggiunto. È IOT lo smartphone NFC che abilita transazioni ma anche interazioni con oggetti che si raccontano nei musei così come nei parchi divertimento o nei negozi più evoluti, che trasformano la tecnologia in una call to action per generare eventi e comunicazioni speciali e one to one.

Tracciabilità e rintracciabilità a prova di errore. E non solo

In generale, le aziende che scelgono di reingegnerizzare i loro processi investendo nella IoT integrano una tracciabilità e una rintracciabilità a prova di errore, azzerando ridondanze e riducendo i costi di esercizio, il tutto garantendo ai clienti massima trasparenza informativa e maggiore velocità nell’accesso a un bene (che sia un’informazione, un prodotto o un servizio), migliorando l’efficienza e l’efficacia delle procedure, secondo un principio di integrazione, scalabilità e flessibilità nel breve, nel medio e nel lungo termine che, altrimenti, sarebbero davvero impossibili.

Ciò detto è importante sottolineare come, rispetto a qualche anno fa, parlare di questa innovazione tecnologica è molto più facile: da quando è arrivato lo smartphone, infatti, le persone hanno iniziato a capire che la tecnologia fa fare alle cose… tante più cose. Come? Cortocircuitando il mondo fisico e il mondo digitale, abilitando nuove modalità di accesso alle informazioni, che possono essere condivise tra più attori della filiera, arrivando a quel consumatore finale che, prima ancora dei prodotti, cerca informazioni.

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Massima circolarità delle informazioni

Quello che sta davvero cambiando nella smartificazione del mondo, infatti, è che l’intelligenza computazionale è uscita dai computer e oggi può essere integrata a un qualsiasi oggetto, che diventa a tutti gli effetti un touch point interattivo che mette in comunicazione le persone tra loro, i brand con i consumatori, le PA con i cittadini, le aziende con le filiere il tutto in un’unica soluzione di continuità. La chiave di volta della IOT, infatti, è la massima circolarità di un’informazione sempre più precisa e di qualità, che aiuta a vedere e a capire meglio quello che succede ai colleghi, ai clienti, ai consumatori e ai cittadini. Non solo: grazie a una bidirezionalità garantita dalle tecnologie più evolute, la IOT consente anche di ascoltare e di attivare un processo di comunicazione più completo e funzionale al business. Il tutto agganciato a sistemi di analisi sempre più evoluti, potenziati dall’Intelligenza Artificiale e dal Machine Learning.

L’evoluzione delle tecnologie trasmissive

“L’Internet of Things in Italia continua a crescere a ritmi sostenuti in tutti i segmenti di mercato, con incrementi particolarmente significativi nelle soluzioni per la casa intelligente, l’Industria 4.0 e la Smart City – afferma Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things -. La crescita è trainata dalle nuove tecnologie di comunicazione e dai servizi abilitati dagli oggetti connessi, segno di un mercato che cresce in maturità oltre che in termini di fatturato. Al tempo stesso, prosegue l’evoluzione tecnologica: si espandono le reti di comunicazione LPWA (Low Power Wide Area) a cui si affiancano sempre più use case e sperimentazioni abilitate dal 5G, in grado di abilitare nuove opportunità di mercato, sia in contesti consumer sia business o relativi alla PA”.

Sono stati fatti importanti passi avanti sul fronte delle specifiche 5G negli ambiti Mobile Broadband, Mobile IoT e Massive IoT, con molti operatori che stanno passando dalla fase pilota al lancio commerciale di reti su scala globale. I Paesi in prima fila sono Stati Uniti, Corea del Sud e Cina, a livello internazionale, Svizzera, Regno Unito e Austria, in Europa, mentre in Italia sono coinvolti tutti gli operatori di rete, con 14 reti 5G già operative.

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