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Produttività aziendale: tutte le dimensioni da considerare per misurare e indirizzare le performance economiche

Il monitoraggio della produttività aziendale rappresenta un elemento chiave dei processi di controllo e gestione strategica data-driven. Ma cosa è e come si valuta la produttività? Quali sono gli indicatori e come è possibile indirizzare al meglio la gestione delle attività? Il ruolo di applicazioni e servizi digitali

2 giorni fa

Annalisa Casali

La produttività aziendale è uno dei principali indicatori dello stato di salute di un’impresa. Si tratta di una misura delle performance economiche che si ottiene comparando la quantità di beni e servizi prodotti (output) in un determinato lasso di tempo con la quantità di materiali, capitale e lavoro (input) impiegata nella loro produzione. È un concetto che comunque si discosta da quello di efficienza, spesso utilizzato, a sproposito, come sinonimo. L’efficienza misura, infatti, il rendimento delle attività produttive rispetto a valori-obiettivo determinati. Misura, quindi, lo scostamento tra la produttività effettiva e quella definita come l’ideale da raggiungere.

La perfetta sincronizzazione dei processi aziendali, il tasso di innovazione e digitalizzazione dei processi produttivi, le strategie di Change Management definite a supporto della trasformazione digitale, l’efficacia della gestione organizzativa, le skill del personale e la qualità del management sono tutti elementi che influenzano le performance dell’attività produttiva. Ma come è possibile misurarle in concreto e quali sono le leve su cui è possibile agire per migliorarle?

Cos’è la produttività aziendale

Il concetto è meno vago di quanto si possa credere. La produttività corrisponde infatti alla quota di prodotto creata con le risorse a disposizione. Nello specifico, si ottiene dividendo la quantità di output, ovvero i servizi e prodotti realizzati, per la media ponderata degli input dei processi produttivi – personale, macchinari, energia, materie prime, semilavorati e altri materiali, capitale. Chiaramente, maggiore è questo rapporto, migliore è la competitività dell’azienda sul mercato.

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Quali sono gli indici di produttività

Esistono diversi modi per calcolare la produttività aziendale. Volendo semplificare, è possibile suddividere i KPI (Key Performance Indicator) in due grandi categorie, in relazione ai principali fattori produttivi cui fanno riferimento: lavoro e capitale.

Indicatori di produttività del lavoro

Questi indici si ottengono dividendo grandezze estrapolate dal conto economico aziendale per il numero medio degli addetti nel periodo considerato (solitamente un anno). Tra le grandezze più rilevanti di questa categoria troviamo:

  • Ricavi pro capite
    Questo KPI, che può assumere valori da zero a infinito, si ottiene dividendo i ricavi netti di vendita conseguiti nel periodo (escludendo, quindi, abbuoni e sconti, premi e resi) per il numero medio di dipendenti nello stesso periodo. Quest’ultimo si ottiene come differenza tra il numero di dipendenti in organico all’inizio e alla fine del periodo considerato. Il valore dei ricavi pro capite è influenzato dai prezzi di vendita, dalle quantità vedute, dai resi, dall’automazione, digitalizzazione e integrazione verticale dei processi produttivi.
  • Valore aggiunto pro capite
    Questo indicatore, che può assumere valori negativi, neutri o positivi, si ottiene dividendo il valore aggiunto dell’esercizio per il numero medio di dipendenti dello stesso esercizio. Il valore aggiunto si calcola come differenza tra il valore della produzione e i consumi di materie prime e servizi nel periodo.
  • Produttività pro capite: si ottiene dal rapporto tra fatturato netto e numero medio di addetti.
  • Costo medio per dipendente: si ottiene dividendo i costi complessivi del personale per il numero di addetti.

Indicatori di produttività del capitale

Questi KPI si ottengono dividendo grandezze estrapolate dal conto economico aziendale per il valore degli impieghi di capitale nel periodo considerato. Tra le grandezze più significative di questa categoria troviamo:

  • Produttività del capitale investito
    Si ottiene dividendo il valore aggiunto (la differenza tra il valore dei beni e servizi prodotti e quelli dei beni e servizi impiegati nel processo produttivo) per il totale degli impieghi.
  • Rotazione delle immobilizzazioni
    Questo indice si calcola dividendo i ricavi di vendita per gli investimenti a lunga scadenza – in macchinari, impianti o altro – ricavati dallo stato patrimoniale.
  • Produttività del lavoro e dei macchinari: si ottiene dividendo il fatturato netto per la somma del costo del lavoro e dei costi di esercizio dei macchinari.
  • Rotazione del capitale investito (ROT): misura la capacità di trasformare in ricavi il capitale investito e si ottiene dal rapporto tra vendite e capitale investito netto (CINO). Quest’ultimo è dato dalla somma di tutte le attività operative – come le immobilizzazioni delle risorse finanziarie, i crediti verso i clienti, le rimanenze di magazzino – dedotte le passività – debiti verso fornitori, TFR, ratei e risconti.
  • Produttività dei macchinari: questo indicatore di efficienza si ottiene dividendo il fatturato netto per i costi di esercizio dei macchinari.
  • Produttività del lavoro: si ottiene dividendo il fatturato netto per il costo del lavoro totale e misura il grado di efficienza degli operatori che appartengono all’organizzazione aziendale.
  • Incidenza del costo del lavoro: si ottiene dividendo il costo del lavoro per il valore della produzione ed esprime l’incidenza del costo del lavoro sui costi totali della produzione.

Che relazione c’è tra produttività e redditività?

La relazione tra KPI di produttività aziendale e indici di redditività è molto stretta, perché generalmente una buona produttività dell’azienda si riflette anche in buone performance economico-finanziarie. Migliore è il tasso d’impiego del lavoro e del capitale, ovvero i due principali fattori produttivi, e più alta sarà di conseguenza anche la redditività dell’azienda, dunque la sua capacità di generare valore e remunerare i diversi stakeholder, soci in testa. La produttività incide direttamente sul ROI (Ritorno sugli investimenti), il ROE (Rendimento del capitale proprio), il ROS (redditività delle vendite), il MOL o EBITDA (Margine operativo lordo) e l’EBIT (Margine operativo lordo al netto di interessi e tasse).

Come si valuta la produttività di un’azienda

Monitorare con continuità l’andamento della produttività aziendale è una best practice, una buona abitudine che permette di indirizzare al meglio la gestione delle attività ed evitare brutte sorprese. Siccome, però, i dati a disposizione sono davvero tanti, così come gli indicatori economici e finanziari utilizzabili, occorre saper scegliere quelli che meglio si adattano a esprimere una valutazione efficace della situazione dell’azienda, semplificandola e sintetizzandone le grandezze più significative. Per impostare un sistema di KPI si può procedere a passi:

  1. Selezionare gli aspetti più significativi da monitorare, quelli che influenzano direttamente le performance più rilevanti per l’azienda, che si tratti del risultato economico oppure della soddisfazione del cliente.
  2. Individuare gli indicatori che permettono di valutare meglio quei particolari aspetti.
  3. Misurare i valori di questi indicatori, confrontandoli con i risultati precedenti, con valori-obiettivo prefissati oppure, ancora, con le performance dei concorrenti.

I vantaggi dell’analisi della produttività

Tutte le aziende, non solo le grandi corporation ma anche le PMI, devono capire se stanno operando con efficienza. E possono farlo solo se si sono dotate di un sistema di KPI efficace, che permetta di comprendere se i fattori produttivi sono utilizzati in modo efficiente oppure se è possibile aumentarne la resa, quindi far crescere la produzione con un impiego minore oppure a parità di risorse. Comparando gli indicatori di produttività aziendale con quelli di realtà analoghe per dimensioni e mercato di riferimento, inoltre, è possibile comprendere il proprio posizionamento e l’andamento delle prestazioni aziendali rispetto a quello dei principali competitor.

Gli indici di produttività aziendale aiutano manager e imprenditori a monitorare l’andamento delle performance della produzione in modo dinamico, comprendere i livelli di efficienza nell’impiego dei fattori produttivi e mettere in atto eventuali correttivi alle strategie in essere. Si tratta, quindi, di elementi centrali nei processi di controllo e gestione strategica data-driven.

Come migliorare la produttività aziendale

I costi dei materiali e dell’energia sono spesso imposti all’azienda dai fornitori e su questi elementi c’è poco margine per intervenire in ottica migliorativa. Il suo management non ha, quindi, molto spazio di manovra. Può, però, intervenire per migliorare la produttività aziendale agendo sugli elementi che sono in qualche modo influenzabili dal suo operato, come l’organizzazione delle risorse umane. La predisposizione di un ambiente di lavoro sereno; l’impiego di software, App mobile e altri strumenti in grado di potenziare la dimensione della produttività individuale e della collaborazione; la gestione ottimizzata degli spazi e dei luoghi di lavoro, sono tutti fattori che contribuiscono ad aumentare la produttività della forza lavoro stimolando i dipendenti a fare di più e meglio. Se a questo si accompagna anche l’introduzione di stili di leadership più coinvolgenti e ingaggianti sostenuti dal progressivo empowerment dei singoli lavoratori, il risultato è non solo quello di avere collaboratori più produttivi, ma anche più fedeli. La conseguenza è la riduzione del turnover, che si accompagna alla capacità di attrarre i migliori talenti disponibili sul mercato a vantaggio, ancora una volta, della produttività aziendale.

Software e app per la produttività aziendale

Il concetto di produttività aziendale non è statico ma evolve nel tempo. Oggi, per esempio, la produttività è fortemente influenzata dal costo delle materie prime e dell’energia, cresciuti sensibilmente negli ultimi mesi, oltre che dalle nuove abitudini lavorative che si sono affermate a seguito della pandemia. Anche con la fine dello stato di emergenza, infatti, molti dipendenti si sono abituati a lavorare da casa e non sono più disposti a rinunciare completamente a questa opportunità. In una nuova normalità dove la scrivania in ufficio non sembra destinata a soppiantare totalmente lo Smart Working, occorre creare le condizioni ideali per garantire una Employee Experience fluida, che non distingue tra Home Working e Office Working. Molte aziende hanno preso coscienza di questa opportunità e hanno ridisegnando gli spazi ufficio nell’ottica della massima flessibilità d’uso, dotando i propri collaboratori di app e strumenti innovativi per supportare i nuovi scenari di produttività ibrida.

Ma quali sono le tre caratteristiche imprescindibili di queste applicazioni?

  • Condivisione delle informazioni e della conoscenza (integrazione)
    La disponibilità di informazioni condivise e accessibili in modo ubiquo, a prescindere dal fatto che il lavoratore si trovi a operare fisicamente in ufficio, a casa propria o, magari, presso il cliente, è una conditio sine qua non per incrementare la produttività dei singoli e di tutta l’organizzazione.
  • Semplicità d’uso (User Experience fluida)
    La disponibilità di soluzioni intuitive, di facile utilizzo, per gestire i vari aspetti della vita lavorativa, dalla prenotazione di sale riunioni o scrivanie al time management della propria attività, fa risparmiare tempo sia al lavoratore stesso e sia al personale del team HR.
  • Monitoraggio della produttività (miglioramento continuo)
    La disponibilità di strumenti che permettono di monitorare con continuità il raggiungimento degli obiettivi aziendali, ma anche quelli di divisione, di team e individuali, permette di identificare prontamente problemi e inefficienze e adottare le azioni correttive del caso, in ottica di miglioramento continuo.
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Annalisa Casali

Giornalista professionista, da oltre vent’anni scrive di innovazione del business in chiave digitale ma senza tradire il suo “primo amore”, il marketing. Curiosa per natura, cerca di spiegare le tecnologie e i tech trend con un linguaggio semplice.

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