Livingston, OBS: come affrontare la transizione verso la sostenibiltà

Green Economy

Sostenibilità, innovazione e trasformazione digitale: come affrontare una transizione che non può più attendere

Sono i clienti che oggi spingono le aziende a intraprendere un percorso di transizione verso nuovi modelli di business circolari, premiati anche dagli investitori finanziari, sempre più attenti ai temi ESG. Orange Business Services si propone come partner tecnologico di riferimento, in grado di offrire non solo connettività e servizi infrastrutturali, ma anche un’expertise di rilievo

22 Mar 2021

Annalisa Casali

La sostenibilità influenza in misura sempre più rilevante le scelte dei consumatori. Adottare modelli produttivi più circolari e virtuosi è, quindi, ormai indispensabile per le aziende che vogliono garantirsi un vantaggio competitivo solido e duraturo. Il tema dell’impatto ambientale dei propri comportamenti di consumo è sempre più caro ai cittadini, che hanno maturato la consapevolezza di come ognuno di noi sia chiamato a fare la sua parte nel preservare le risorse del pianeta. Una recente indagine del Bureau Veritas Italia evidenzia come ben l’85% delle persone che si occupano di fare regolarmente la spesa per la famiglia presta sempre più attenzione ai prodotti rispettosi dell’ambiente. Un’evidenza confermata dalla willingness to pay, con il 36% degli intervistati che si dice disponibile a pagare un prezzo maggiorato a fronte della certezza che il prodotto acquistato sia realizzato secondo criteri di circolarità delle risorse e con processi a ridotto impatto ambientale.

Sostenibilità come leva di ingaggio

La sostenibilità oggi rappresenta, quindi, una potente leva di ingaggio per il consumatore, che prende l’impegno a preservare l’ambiente molto più seriamente rispetto al passato. Per contro, la scarsa sostenibilità oggi è vista come un vero e proprio disvalore, con 2 consumatori su 3 che si dicono pronti a cambiare abitudini di spesa nel caso in cui ravvisino una scarsa attenzione all’ambiente da parte di un marchio o di un’insegna. Ma il discorso è molto più ampio, come sottolinea George Livingston, Principal in ambito sostenibilità di Orange Silicon Valley, sussidiaria californiana di Orange. «Mi chiedono spesso perché le aziende dovrebbero abbracciare la sostenibilità come valore – ci spiega –. Io rispondo che ci sono due ordini di motivi, quelli che spingono l’azienda e quelli che la trainano. I primi sono legati alla sopravvivenza stessa del business. Le dimensioni di questa spinta sono essenzialmente quattro. La prima è l’attenzione crescente di azionisti e investitori verso i parametri ESG (ENVIRONMENTAL, SOCIAL AND GOVERNANCE – ndr) di valutazione della sostenibilità degli investimenti, a integrazione dei classici KPI finanziari. Un’altra ragione è che i consigli d’amministrazione sono sempre più aperti ad accogliere le istanze che provengono non solo dagli azionisti ma anche da altri stakeholder, portatori d’interessi diversi da quelli economici come i governi e le comunità locali. La terza dimensione è rappresentata dalle normative ambientali, che impongono alle aziende nuovi obiettivi di circolarità nel consumo delle risorse. La quarta, ma forse la più importante, è l’attenzione crescente da parte dei consumatori, che chiedono alle imprese di uniformarsi a pratiche più sostenibili privilegiando i prodotti certificati rispetto a quelli che non lo sono. Il traino, invece, arriva dalle incredibili sinergie che si possono realizzare tra sostenibilità, innovazione e trasformazione digitale. Le aziende che innovano attraverso processi di trasformazione digitale profonda sono anche quelle che si assicurano una miglior visibilità e tracciabilità dei processi operativi e, di conseguenza, riescono a centrare più facilmente anche gli obiettivi di sostenibilità».

George Livingston

Principal in ambito sostenibilità di Orange Silicon Valley

Sostenibilità come valore autentico

La sfida principale rimane come integrare gli obiettivi di riduzione dell’impronta ecologica nei processi di business. «Il mio consiglio è di anticipare le normative, perché ragionare in termini di conformità retroattiva è decisamente più impegnativo e costoso che non vedere la sostenibilità come un’opportunità di business – mette in guardia Livingston –. Questo è un tema che non può e non deve essere confinato alle discussioni dei consigli d’amministrazione o dei team che hanno in carico la Corporate Social Responsibility. La sostenibilità deve essere un valore autentico, al pari delle performance finanziarie. Infatti, sono sempre più numerose le aziende che legano gli obiettivi di sostenibilità ai KPI finanziari e ne tengono conto in fase di allocazione del budget, per garantire maggior coinvolgimento di tutta l’organizzazione».

Circolarità e modelli data driven

Gli interventi legati alla trasformazione ecologica delle attività sono diversi, ma tutti idealmente riconducibili a una radice comune: la centralità del dato, l’importanza della sua raccolta e interpretazione. I percorsi di riduzione del carbon footprint si fondano sulla capacità di sposare modelli di Data Driven Operations Management (gestione operativa data driven), per conoscere in modo più approfondito e granulare i processi e riorganizzare i flussi operativi nell’ottica della miglior efficienza. Il ruolo del digitale, in un percorso di questo tipo, si rivela assolutamente essenziale. «Quattro sono le tecnologie che a mio avviso impattano maggiormente sui percorsi di sostenibilità delle aziende. Anzitutto, l’Internet of Things e l’acquisizione continua di dati da satelliti, videocamere, sensori e oggetti connessi al cloud. In seconda battuta i database, nei quali confluiscono tutti questi dati per creare una base di conoscenza comune. E poi le API di integrazione, perché spesso le informazioni e le metriche di sostenibilità sono disperse nei meandri di sistemi informativi ancora compartimentati in silos che non dialogano tra loro. E, non meno importante, l’intelligenza artificiale. Gli algoritmi AI e le analisi predittive permettono di ottimizzare i flussi logistici e le attività di sourcing, anticipando criticità e problemi per ridurre l’impronta ecologica di molte attività operative».

Transizione ecologica, da dove conviene partire

Il 76% delle organizzazioni conferma che sono i clienti a spingere verso un modello di filiera sostenibile e qualità certificata, tuttavia solo il 7% delle aziende italiane al momento riesce a operare un controllo sui processi della supply chain. «Le filiere rappresentano un buon punto di partenza nella transizione verso modelli di business più circolari. Il 90% delle emissioni inquinanti, infatti, in molte aziende arriva proprio dalla logistica e dai trasporti, non dai processi interni», ci spiega il principal. Transizione, in questi casi, fa rima con acquisizione dati in tempo reale, real time analytics e intelligenza diffusa. Capacità che Orange mette a disposizione di gruppi globali grazie a una partnership con Foxtrot Systems. «Utilizzando le API per interconnettere tra loro i sistemi informativi delle aziende logistiche con quelli dei clienti, è possibile acquisire in tempo reale i dati di traffico e attuare un routing intelligente dei mezzi. Questo riduce sensibilmente il traffico e le emissioni di CO2 oltre ad assicurare un’operatività dinamica i diversi processi della supply chain che azzera il rischio di interruzioni di servizio e out of stock». Gli algoritmi predittivi permettono di gestire in modo più efficace anche i rischi di approvvigionamento realizzando l’obiettivo di una supply chain non solo più green ma anche più conveniente. La capacità di creare enormi database di informazioni sulla sostenibilità, incrociando tra loro i dati dei diversi operatori della filiera, migliora anche la tracciabilità a ritroso dei prodotti. «In questo ambito – commenta Livingston –, le tecnologie dei registri distribuiti offrono ai consumatori la certezza della qualità e della provenienza di quello che consumano».

Orange ha una tecnologia Blockchain proprietaria, chiamata MultiPass, che nel contesto del progetto Api-Agro è stata usata per creare un database europeo dei principali fornitori del settore agroalimentare. Un sistema in grado di fornire informazioni certificate sull’origine dei prodotti nel Vecchio Continente. La società ha anche siglato qualche settimana fa un accordo con NumAlim e Dawex, che permetterà di tutelare al meglio le specialità alimentari francesi. Attraverso un hub di interscambio di servizi digitali evoluti, infatti, oltre 18mila realtà dell’agrifood Made in France avranno l’opportunità di valorizzare e arricchire i dati di produzione, consumo e tracciabilità dei prodotti, integrandoli anche con ricerche e opinioni, riferimenti legislativi, analisi e trend di mercato. Proprio il comparto agrifood è tra quelli che si sono dimostrati più inclini a far evolvere i processi produttivi verso nuovi modelli più etici e circolari, attraverso percorsi settoriali di tracciabilità di filiera, qualità certificata e agricoltura di precisione. Proprio i modelli di precision farming – in cui l’analisi dei dati satellitari integrati con quelli acquisiti sul campo permette di massimizzare la resa delle colture riducendo al minimo il consumo di acqua e trattamenti chimici – si diffondono rapidamente. Orange oggi rappresenta un punto di riferimento per gli operatori dell’Agricoltura 4.0. È, infatti, partner tecnologico di Airbus e CapGemini nel consorzio Sobloo, che fornisce servizi di accesso ai dati e alle informazioni di Copernicus, il sistema di osservazione terrestre operato tramite satellite realizzato dall’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea. Sobloo mette a disposizione delle moderne aziende agricole le immagini satellitari dalle quali è possibile ricavare le mappe di prescrizione che permettono di concimare e trattare chimicamente le colture in modo più rispettoso dell’ambiente.

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Annalisa Casali

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