SEARCH ENGINE OPTIMIZATION

Come sono cambiate le ricerche online nell'emergenza: suggerimenti per il marketing

Il lockdown si riflette nelle informazioni che vengono richieste a Google, nelle App scaricate e nei prodotti più ricercati su Amazon, scardinando il posizionamento acquisito dai siti. Ecco come adattare la propria strategia online, utilizzando la SEO per aumentare le conversioni

28 Apr 2020

Riccardo Gaffuri

Head of SEO di Pro Web Consulting, specializzata in SEO, CRO, SEA e Web Analytics (Cerved Group)

Il Covid-19 ha fortemente impattato non solo sul posizionamento sui motori di ricerca di molti siti, ma anche sulle ricerche online, le query che gli utenti digitano su Google e simili. L’emergenza sanitaria, infatti, è un evento senza precedenti che non solo ha colpito fortemente la sanità, ma anche ambiti della nostra vita – privata e lavorativa – che non sembrano nemmeno correlati direttamente. E così, mentre le persone si adattano a uno smart working massivo e obbligatorio, arricchiscono le competenze digitali , re-imparano a preparare il pane da soli in casa, fanno la spesa online e si video-chiamiamo sia per le riunioni di lavoro sia per l’aperitivo con gli amici, anche le ricerche che effettuano sul web cambiano.

Siamo ciò che cerchiamo online, ormai è noto. Interessi, stile di vita e preferenze si rispecchiano nelle informazioni che chiediamo a Google, nelle App che scarichiamo e nei prodotti che cerchiamo su Amazon. È evidente, quindi, che se lo scenario di vita cambia drammaticamente, come è accaduto in questi ultimi mesi a causa del Coronavirus, anche le nostre ricerche cambieranno. I motori di ricerca stessi si sono dovuti adattare alla situazione: vediamo quali impatti il Covid-19 ha avuto dal punto di vista della SEO e come farvi fronte all’interno della propria strategia di digital marketing.

L’impatto del Coronavirus su motori di ricerca e SERP

Covid-19 ha agito sulle SERP (Search Engine Result Page, cioè le pagine dei risultati dei motori di ricerca) con la stessa forza di un aggiornamento di algoritmo di grande entità, generando quella che in gergo tecnico si definisce “volatilità”, ossia una costante fluttuazione dei siti, un cambiamento dei loro posizionamenti sulle proprie keyword di riferimento. Questo significa che molti siti hanno ricevuto un traffico inferiore, avendo perso posizioni, e non riescono più a presidiare le ricerche in maniera adeguata.

Google stesso si è dovuto adattare alla situazione, ad esempio accordandosi con i Governi per mostrare tra i primi risultati per le ricerche più calde – quelle direttamente legate alle informazioni sul coronavirus – le fonti ufficiali, i siti istituzionali. Una presa di posizione forte contro fake news e speculazioni, che ha cambiato molto la veste delle SERP.

Allo stesso modo, le aziende stanno modificando in corsa il proprio stesso business e, di conseguenza, le funzionalità e i contenuti dei propri siti, per riuscire a erogare in maniera digitale i propri servizi o per potenziare soluzioni di commercio elettronico prima più marginali e ora, invece, necessarie.

I cambiamenti nelle ricerche online degli utenti

L’isolamento forzato ha portato a forti modifiche dello stile di vita e, di conseguenza, delle esigenze quotidiane delle persone.

Il search behavior è cambiato drasticamente a seguito del Coronavirus e continuerà a farlo nelle prossime settimane e mesi. Un esempio su tutti è l’aggiunta della coda “a casa” alle keyword che riguardano un’enorme quantità di attività. Non solo spesa e consegne a domicilio, infatti: le persone cercano come fare le azioni più disparate a casa propria, dall’allestire una palestra al fare una sessione di yoga, dal preparare uno spritz al potare le piante in giardino, cercando quindi tutorial ma anche i prodotti che servono per realizzare queste semplici attività, una volta demandate a specifici ambiti “fuori casa”.

C’è stato anche un grande spostamento della domanda da acquisti basati sul desiderio momentaneo e sul “superfluo”, a persone che acquistano solo ciò che ritengono essenziale per l’alimentazione e la salute. Gli attrezzi per il fitness, ad esempio, hanno subito un’impennata come trend di ricerca e come conseguente acquisto.

Possiamo riassumere il nuovo comportamento di ricerca in 5 macro-ambiti:

  • Informazioni legate all’epidemia in sé, notizie da testate giornalistiche e fonti istituzionali
  • Nuovi modi di connettersi agli altri, dalle piattaforme di comunicazione necessarie per lo smart working a quelle di e-learning
  • Digitalizzazione della propria routine giornaliera, con corsi, sessioni di allenamento online, intrattenimento…
  • Cura di sé e dei propri cari a distanza, sono aumentati gli ordini spediti a indirizzi diversi da quello primario degli account, quindi i regali a domicilio o la consegna di prodotti per amici e parenti
  • Necessità normalmente offline che diventano online, come la spesa o la sfera sportiva.

Dimensione local, tra online e offline

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Le attività più penalizzate dal lockdown sono, ovviamente, la ristorazione e i punti vendita fisici sul territorio.

Questo per ovvie ragioni, a cui però in alcuni casi Google ha aggiunto un “carico” notevole: nelle prime settimane di pandemia, infatti, molte schede di Google My Business sono state segnalate di default come “chiuse”, benché in realtà le aziende fossero ancora aperte o comunque operative in maniera alternativa, come i ristoranti che hanno proseguito l’attività in modalità di home-delivery.

Se ci si trova in questa situazione è bene sapere che i proprietari della scheda local sono sempre in grado di modificare lo stato dell’attività, ripristinandone l’apertura. Anche perché, oltre a evidenti problemi di conversione nel momento in cui l’utente legge in mappa il nostro business come “chiuso”, ci sono anche problemi SEO legati a perdita di visibilità.

In conclusione: Covid-19 SEO recovery

Come diminuire, quindi, l’effetto che l’emergenza ha avuto sul posizionamento del nostro sito? Con le persone costrette a rimanere a casa, come spostare la strategia SEO su contenuti davvero interessanti per il proprio pubblico?

Meglio non incaponirsi a cercare di ripristinare il traffico di prima sulle stesse pagine che abbiamo sempre avuto online: meglio, ad esempio, focalizzarsi sulle conversioni, approfittandone per migliorare il percorso dell’utente grazie alla CRO.

Se si ha un e-commerce, è facile che le richieste siano persino aumentate, soprattutto per una certa tipologia di prodotti. È bene che l’utente possa andare avanti nel processo di acquisto senza intoppi per massimizzare le conversioni.

È utile sfruttare semplici strumenti, come Google Trends, per seguire passo passo i trend di ricerca che è possibile sfruttare, i topic che generano interesse e curiosità nel nostro target.

Inoltre, come molti grandi Brand internazionali stanno già facendo, può essere utile approntare pagine ad hoc sull’emergenza sanitaria, per spiegare ai propri utenti come stiamo gestendo la situazione e eventuali modifiche del servizio – ad esempio, possibili ritardi delle spedizioni o cambiamenti nelle politiche di reso etc.

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Riccardo Gaffuri
Head of SEO di Pro Web Consulting, specializzata in SEO, CRO, SEA e Web Analytics (Cerved Group)

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