NEUROMARKETING

Neuroscienze, algoritmi e narrazioni. La nuova frontiera dello storytelling

L’integrazione sinergica di Intelligenza Artificiale e studi sul cervello umano gioca un ruolo cruciale nella personalizzazione delle narrazioni su specifici segmenti di mercato. Ma non mancano i rischi, primo fra tutti la manipolazione emotiva

Pubblicato il 07 Feb 2024

Marco La Rosa

Blogger e divulgatore scientifico, specializzato in UX Design, attento alle tematiche di innovazione e fondatore di neurowebcopywriting.com

L’alleanza tra psicologia, studio dei comportamenti umani e comunicazione ha contraddistinto lo storytelling fin dai tempi dei primi studi di retorica nell’antica Grecia. Oggi, però, l’avvento delle neuroscienze e degli algoritmi apre una nuova frontiera per comunicatori e marketer, offrendo strumenti di notevole potenza per catturare l’attenzione e creare connessioni emotive più profonde con il pubblico.

In questo articolo, vorrei dare al lettore un quadro sintetico non solo di come le neuroscienze e gli algoritmi si intrecciano per dare vita a un nuovo approccio nello sviluppo delle strategie narrative, ma anche dei rischi che ciò comporta.

Il potere delle neuroscienze nello storytelling

Negli ultimi anni, le neuroscienze ci hanno fornito una comprensione via via più approfondita di come il cervello elabora le informazioni, reagisce alle emozioni e forma i ricordi. Ciò è fondamentale per creare storie coinvolgenti, consentendo di identificare i tratti universali che suscitano risposte emotive comuni.

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Marketer, esperti di comunicazione, creativi e storyteller possono sfruttare queste conoscenze per plasmare narrazioni più efficaci. In particolare, l’utilizzo di elementi come la suspense, l’empatia e la sorpresa basati su principi neuroscientifici può generare una risposta emotiva più forte a uno spot o a un video pubblicitario. Ad esempio, è noto che la creazione di personaggi con cui il pubblico può identificarsi attiva regioni specifiche del cervello legate all’empatia, rendendo il messaggio più memorabile e coinvolgente.

Gli algoritmi come architetti delle storie

Gli algoritmi, soprattutto se potenziati dall’Intelligenza Artificiale, possono giocare un ruolo cruciale nella personalizzazione delle narrazioni su specifici segmenti di mercato. Analizzando enormi quantità di dati sui comportamenti online e le preferenze degli utenti, diventa possibile perfino anticipare le esigenze del pubblico e adattare le storie di conseguenza.

La personalizzazione non riguarda solo la segmentazione demografica, ma si spinge oltre, considerando il contesto e lo stato emotivo dell’utente in tempo reale. Gli algoritmi possono, in sostanza, suggerire non solo cosa raccontare, ma anche quando farlo, massimizzando l’impatto delle narrazioni. Questo approccio dinamico consente ai marketer di essere più pertinenti e di connettersi in modo più efficace con il loro pubblico.

L’integrazione tra neuroscienze e modelli matematici

La vera area ad alto potenziale è però costituita dall’integrazione sinergica delle neuroscienze e degli algoritmi. Mentre le prime forniscono le basi scientifiche per capire come il cervello risponde alle storie, i secondi applicano queste conoscenze in modo dinamico e personalizzato.

Un esempio tangibile di questa integrazione è l’uso di A/B test basati su dati neuroscientifici, dove gli algoritmi analizzano le reazioni del pubblico a diverse versioni di una storia e ottimizzano automaticamente il contenuto in tempo reale grazie a indicatori neurologici di coinvolgimento e attenzione elaborati dai centri di ricerca.

Ricordo che l’Intelligenza Artificiale è in già in grado di creare contenuti in tutto simili a quelli umani. In un futuro prossimo, non è quindi difficile immaginare tool in grado di creare e personalizzare la narrazione di brand automaticamente e in tempo reale.

Il futuro dello storytelling

A dire il vero, l’approccio di raccogliere continuamente dei dati sui comportamenti dell’utente e di leggerli alla luce delle scoperte neuroscientifiche è già utilizzato da anni nel mondo digitale. E, sotto l’etichetta di neuromarketing, sono oggi disponibili tecniche di testing basate sull’utilizzo di strumenti come l’elettroencefalogramma per misurare e valutare alcuni indici fondamentali – di risposta a uno spot pubblicitario o di gradimento del design di un prodotto – come l’attenzione e il coinvolgimento emotivo.

Il problema di queste tecnologie è il loro costo. In futuro, tuttavia, l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale potrebbe portare alla creazione di strumenti economici e alla portata di ogni azienda, in grado di ottimizzare e modellare le narrazioni di brand su specifici target di pubblico. Ricordo che in campo medico sono già stati condotti con successo esperimenti di lettura del pensiero tramite queste nuove tecnologie, che potrebbero consentire di comunicare con i pazienti cosiddetti: “Locked-in”, ossia paralizzati al punto tale da non essere più in grado di esprimersi neanche con i movimenti degli occhi.

In conclusione, ciò che potremmo chiamare neurostorytelling (la fusione di neuroscienze e storytelling) potrebbe essere una rivoluzione epocale, non soltanto per le aziende e i marketer, ma anche per le agenzie di comunicazione, i creativi e i pubblicitari, fondendo definitivamente scienza, tecnologia e creatività e aprendo una nuova era nella comunicazione persuasiva. Un tema, questo, che tratto nel mio libro Neuroscienze della narrazione, lo storytelling nell’era delle neuroscienze e dell’intelligenza artificiale”.

Rischi e pericoli del connubio neuroscienze e storytelling

Nonostante le immense opportunità offerte dalla sinergia tra neuroscienze, algoritmi e narrazioni, è però fondamentale considerarne anche i potenziali rischi. L’utilizzo di dati sensibili e il potere persuasivo delle strategie basate sulla conoscenza approfondita del cervello umano sollevano, infatti, questioni etiche e giuridiche che richiedono la massima attenzione.

Uno dei rischi principali è legato alla manipolazione emotiva. La comprensione approfondita delle risposte cerebrali potrebbe essere sfruttata per influenzare il comportamento degli utenti in modo non etico, indirizzandone in modo subdolo le decisioni e aumentando il rischio di comportamenti manipolatori.

Inoltre, la dipendenza eccessiva dagli algoritmi per la personalizzazione potrebbe portare a una perdita di autenticità nelle narrazioni. Quando le storie sono troppo ottimizzate per rispondere ai dati demografici e alle metriche di coinvolgimento, si corre il rischio di smarrirne l’elemento umano e di creare contenuti che sembrano più calibrati per la manipolazione che per la connessione genuina.

La gestione dei dati è un altro aspetto critico. L’accumulo e l’analisi di grandi quantità di informazioni sensibili comportano rischi significativi di violazioni della privacy. Le preoccupazioni sulle pratiche di raccolta, conservazione e condivisione dei dati devono essere affrontate per garantire la fiducia del pubblico e rispettare le normative vigenti.

Infine, c’è il pericolo di una saturazione informativa, ossia il pericolo di sovraccaricare gli utenti con contenuti personalizzati, perdendo di vista la qualità in favore della quantità. Un’eccessiva personalizzazione potrebbe portare alla perdita della diversità delle storie e alla creazione di bolle informative autoreferenziali.

Affrontare questi rischi richiede una governance etica, normative adeguate e una responsabilità condivisa tra aziende, politici, giuristi, scienziati e sviluppatori di algoritmi. Solo attraverso un approccio equilibrato è possibile capitalizzare appieno sulle opportunità offerte da questa nuova era di storytelling nel Marketing senza compromettere l’integrità e il benessere degli utenti.

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Marco La Rosa
Blogger e divulgatore scientifico, specializzato in UX Design, attento alle tematiche di innovazione e fondatore di neurowebcopywriting.com

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