PNRR, il ministro Colao illustra il piano per la digitalizzazione del Paese

Recovery Plan

PNRR, ecco il piano per la digitalizzazione del Paese. Colao: “Sfida complessa che riguarda tutti”

Infrastrutture, PA e innovazione delle imprese: il ministro per l’innovazione tecnologica illustra le linee guida della transizione digitale, che vale 50 miliardi. “Vogliamo colmare il gap digitale e competitivo tra Italia ed Europa, grazie a un cambiamento culturale profondo di metodo. Occorrono investimenti e nuovi processi, ma soprattutto competenze”

09 Mag 2021

Manuela Gianni

Il piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) appena approvato dal governo è l’occasione da non perdere per vincere la sfida di modernizzazione del Paese e consegnare alla futura generazione un’Italia migliore. Sul piatto della transizione digitale ci sono 50 miliardi di euro del Next Generation EU, investimenti destinati a realizzare progetti concreti per svecchiare la PA, per irrobustire le competenze digitali e il sistema educativo, per sviluppare la telemedicina e la sanità digitale e per sostenere le imprese che investono nel digitale, ad esempio nell’Industria 4.0.

Il PNRR italiano presentato a Bruxelles è stato illustrato dal ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale Vittorio Colao in occasione della presentazione dello studio curato dalla Fondazione Cotec e dalla Banca europea degli investimenti, che restituisce l’ennesimo quadro allarmante: gli investimenti in formazione ICT delle nostre PMI sono troppo bassi, con appena due imprenditori su 10, tra quelli medi e piccoli, che investono regolarmente per formare personale sull’ICT.

Il ministro Vittorio Colao sarà ospite di Forum PA il 21 giugno alle 14. Qui il link per iscriversi al convegno online – #road2forumpa2021 – 

“La transizione digitale è una sfida complessa e che riguarda tutti, imprese cittadini e pubblica amministrazione – ha detto Colao -. È una sfida di modernizzazione che si gioca per il governo italiano su più tavoli. Innanzitutto quello delle infrastrutture di rete, che vogliamo estendere su tutto il territorio nazionale, garantendo l‘accesso a internet ad alta velocità a tutti, dai grandi centri urbani fino alle periferie, i piccoli comuni e le isole. In secondo luogo, quello di un’amministrazione digitale più rapida, più semplice e più incisiva, a vantaggio di tutti, dai cittadini agli imprenditori. Terzo ambito è quello dell’innovazione tecnologica, che vogliamo accelerare in tutto l’ecosistema produttivo, per recuperare il gap di produttività, facendo del digitale una leva per guadagnare competitività e rinnovare i modelli di business. Infine, quello delle regole del digitale, che vogliamo rendere più agili e anche più lungimiranti, a prova di futuro”.

Infrastrutture e PA digitali

Sotto la diretta responsabilità del ministro per l’innovazione tecnologica ci sono circa 13 miliardi, da investire sulle infrastrutture e sulla digitalizzazione della PA, con l’obiettivo di ribaltare la narrativa della PA che rallenta le nostre vite, che ostacola la competitività delle imprese. “Entro il 2026 vogliamo garantire a tutti gli italiani la connessione a un giga e lavorare per diffondere lo sviluppo delle reti e dei servizi 5G – ha specificato -. Nei prossimi 5 anni porteremo il 75% della PA italiane ad utilizzare servizi cloud, renderemo i dati pubblici interoperabili, doteremo il 70% degli italiani di un’unica identità digitale e rafforzeremo l’uso della telemedicina e del fascicolo sanitario digitale”.

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Secondo Colao, questo ci consentirà di entrare nel gruppo di testa dei paesi europei, far crescere il sistema produttivo, garantendo da subito agli imprenditori condizioni migliori per crescere ed essere più competitivi. “E ridurremo – molto importante – anche i divari sociali, garantendo opportunità migliori ai giovani e alle donne su cui oggi dobbiamo sovra-investire”, ha sottolineato.

Sarà dunque la volta buona? “Dobbiamo essere onesti: la dotazione del PNRR è una condizione per la ripresa, non è una garanzia di successo per una ripresa resiliente, una ripresa che sia sostenibile e capace di reagire agli shock nel tempo. Per questo obiettivo occorre un vero cambio di passo ulteriore attraverso sostanzialmente due sforzi di riforma. Il primo di trasformazione del modo di erogare il servizio pubblico e il secondo di sviluppo di conoscenza e competenze”.

La trasformazione del servizio pubblico

Secondo Colao, la trasformazione del servizio pubblico è una transizione che va aggiungersi alla transizione digitale e a quella ambientale. “La realizzeremo solo con un intervento radicale tendente a produrre buona amministrazione. Significa semplificare il rapporto tra la PA e il cittadino, orientandolo alla fiducia con meno controlli formali ex ante e più controlli sostanziali ex post sulle buone condotte. Significa reingegnerizzare le procedure e ridisegnare i servizi offerti ai cittadini, significa usare di più i dati per costruire le decisioni pubbliche e monitorarne nel tempo i risultati. Ma soprattutto significa cambiare passo nel reclutare, gestire, formare, e motivare le risorse umane della pubblica amministrazione. Il piano di lavoro del ministro Brunetta va esattamente in questa direzione”.

Le competenze digitali

Il secondo sforzo, forse quello più importante, è investire in modo massiccio nello sviluppo delle conoscenze digitali delle persone, a partire dal sistema educativo.

“Sappiamo tutti che non c’è vera innovazione senza profonde competenze: mancando queste gli investimenti non possono decollare, la modernizzazione della PA rimarrà al palo, il sistema educativo non può diventare un motore di promozione sociale. Vogliamo innanzitutto colmare il gap digitale e competitivo tra Italia in Europa, grazie a un cambiamento culturale profondo di metodo. Occorrono investimenti, nuovi processi nella pubblica amministrazione, ma soprattutto competenze”, ha concluso.

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Manuela Gianni
Direttore, Digital4Executive

Giornalista, ingegnere, mi occupo da molti anni di innovazione, tecnologie digitali e management. Direttrice sin dalla nascita di Digital4Executive

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