Metaverso, cos'è e quali sono le possibili applicazioni - Digital4

Futuro

Metaverso, cos'è e quali sono le possibili applicazioni

Metaverso, termine nato nel mondo cyberpunk nel 1992 e salito ora alla ribalta perchè utilizzato da Facebook, è l’evoluzione di Internet, ma non la sostituisce. Si tratta di un concetto difficile da definire esattamente, che prefigura un insieme di mondi virtuali e reali interconnessi, popolati da avatar. Tante le questioni ancora aperte

03 Nov 2021

Fabrizio Bellavista

Membro dell'area Digital Marketing dell'AISM e partner Emotional Marketing Lab

Stefano Lazzari

co-founder Digitalguys

Il Metaverso non è nuovo, ma è salito alla ribalta con l’annuncio di Facebook, che ha deciso di denominare “Meta” la holding del Gruppo (che controlla le piattaforme Facebook, Whatsapp, Instagram e gli Oculos) e di avviare un progetto con questo nome, progetto di cui si sa ancora poco. Pochi giorni dopo, Microsoft ha annunciato che dal 2022 integrerà il Metaverso nella piattaforma Teams con una funzionalità chiamata Mash: gli utenti potranno creare un avatar con cui partecipare alle riunioni di lavoro.

Che cos’è e cosa significa Metaverso? Non siamo di fronte a una tecnologia e nemmeno a un termine coniato da Zuckerberg, bensì a un processo inevitabile della convergenza digitale intrapresa l’ultimo decennio del secolo scorso, e che affonda le sue origini profondamente nel pensiero moderno. Metaverso è il futuro di Internet, un insieme di spazi virtuali attraversati da avatar, un passo avanti rispetto alla realtà virtuale.

Ma vediamo nel dettaglio cos’è il Metaverso, consci che non è possibile definirlo esattamente.

Le origini del termine

“Metaverse” è un termine coniato da Neal Stephenson nel libro appartenente alla cultura cyberpunk “Snow Crash” (1992), descritto dall’autore come una sorta di realtà virtuale condivisa tramite internet, dove si è rappresentati in tre dimensioni attraverso il proprio avatar. In questo mondo la differenza tra le classi sociali è rappresentata dalla risoluzione del proprio avatar e dalla conseguente possibilità di accesso a luoghi esclusivi.

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Non solo l’avatar ha a che fare con noi ma, in toto, la nuova dimensione “verso” ci porta ad affrontare un tema fondamentale dello sviluppo umano, l’identità: non solo quella digitale, bensì quella globale. Stiamo dunque parlando di veri e propri stati di coscienza in divenire, di mutamenti in profondità, ovunque esista una “rappresentazione”.

Che cos’è il Metaverso

Il Metaverso si sviluppa nel digitale, la sua materia è composta dai dati e dalle informazioni, in stretta correlazione con l’universo dell’oggettivo, la sua struttura è spazio-temporale, la stessa dell’universo fisico. È una struttura composta da lunghezza, larghezza, profondità e tempo: il cyberspazio, sostanzialmente un universo creato e alimentato dalle reti globali di comunicazione.

È tempo di experience, tutti vogliono “sentire”, “fare esperienza diretta”, anche digitalmente: dunque i tempi sono maturi per un salto ulteriore appunto nella terra degli avatar – Avaterra. Quello del Metaverso è un ulteriore passo sulla strada dell’emancipazione digitale ed ha un senso solo all’interno di una visione globale e composita della complessità odierna: essere correttamente formati per usare al 100% delle sue potenzialità un documento Excel è altrettanto importante quanto saper gestire una costruzione in una piattaforma di Virtual Reality – VR.

La realtà virtuale è l’ambiente media nativo del Metaverso. La scelta della virtualità deriva dalla convergenza di due grandi modelli della computer science: l’ubiquitous computing, dove l’informatica è fatta per apparire sempre e ovunque con lo sviluppo di dispositivi mobili, sempre più leggeri e potenti, indossabili e il cloud computing che permette l’accesso ai dati e la loro conservazione praticamente infinita.

Questa convergenza ha permesso la trasportabilità in rete di ambienti grafici che simulano lo spazio, la prospettiva e le luci sviluppati dalla computer graphic più facile ed economica, condivisibile e in tempo reale.

A dare senso e continuità tra Universo sensibile e Metaverso digitale, oltre alla correlazione fra dati e realtà, è la condivisione di valori, di una “ipotesi di Gaia” che nel tempo ha preso sempre più corpo e sostanza proprio nell’ormai consolidata presenza della rete, il “sistema nervoso planatario” che ha reso oggettiva la Noosfera, la “sfera del pensiero umano” di Pierre Teilhard de Chardin, divenuta Infosfera nel pensiero moderno della filosofia dell’Informazione di Pierre Levy e Luciano Floridi.

Facebook, un metaverso privato?

Non ci sono ancora dettagli, ma Marc Zuckerberg ha parlato di un progetto chiamato Metaverso nel corso della convention Facebook Connect 2021, presentando Horizon Home che sembra essere il primo passo. Si tratta della nuova home della piattaforma di realtà virtuale Oculus che permette la personalizzazione di questo spazio all’interno del quale è possibile invitare gli avatar dei propri amici. Malgrado le assicurazioni del direttore finanziario di Facebook, David Wehner, riguardo ad “un metaverso responsabile”, i problemi accumulati dalle Big Digital Five sono tanto grandi e complessi che è lecito dubitarne.

Dopo Zuckerberg, anche Nadella di Microsoft ha parlato di metaverso nel corso dell’evento Ignite, in cui è stato mostrato il video di un meeting su Teams tra due manager Accenture: uno in carne e ossa, l’altro nella sua versione avatar.

Altre applicazioni menzionate prevedono l’uso di visori per la realtà aumentata, per un’esperienza più immersiva.

Dal web al Metaverso e vice versa

La realtà virtuale non sostituisce il world wide web. L’interoperabilità fra mondi e piattaforme è una delle scommesse più importanti del Metaverso, anzi possiamo affermare che è la scommessa, la killer application che permetterà l’adozione del paradigma Metaverso come si è adottato quello del web.

E’ il momento propizio per andare oltre la mera automazione e sposare una visione di respiro più ampia, portando la trasformazione digitale a coniugarsi con una società intelligente, dove in qualsiasi livello sociale, economico e culturale si adottino nuovi paradigmi inclusivi e umano centrici. Solo una visione olistica coglie tutte le realtà: l’innovazione non è un’impresa privata.

Occorre qualche spunto di cybergeografia per guardare negli occhi il Metaverso. La cybergeografia comprende una vasta gamma di fenomeni geografici, dallo studio dell’infrastruttura fisica, dei flussi di traffico, della demografia delle nuove comunità del cyberspazio, ai mondi virtuali sociali.
Lo studio della percezione e visualizzazione di questi spazi digitali è fondamentale da esaminare per i potenziali impatti delle tecnologie del ciberspazio sullo spazio reale: il Metaverso inizia dalla esplorazione della sua geografia.

Economia reale e virtuale, cybermonete e proprietà intellettuale: senza convergenza e interoperabilità avremo soltanto, come è oggi, realtà indipendenti e isolate, regolate da proprie leggi e modalità. Il primo a soffrire di questa parcellizzazione è il mercato, la base di sviluppo di qualunque società. Sino a quando non si potrà avere un portafoglio spendibile in ogni ambiente del Metaverso, non ci saranno sistemi di cambio consolidati e condivisi, né regole uguali per la protezione dei diritti patrimoniali, non avremo un Metaverso compiuto.

Profilazione e trasmigrazione delle identità e privacy

Parallelamente all’economia, viene l’identità. l’avatar non è solo una icona grafica in forma di pupazzo, è il rappresentante dell’identità di una persona. Mantenere l’identità in ogni ambiente del Metaverso deve essere un diritto e una discrezionalità, un diritto e un dovere di cittadinanza. Avere una identità permette il riconoscimento dei diritti e delle responsabilità che abbiamo nel mondo reale come virtuale.

Il Metaverso è l’attuazione non solo di uno spazio, ma della società stessa. Un mondo virtuale senza vere interazioni tra persone, come ci hanno abituati i social media attuali, è inattuale, e non è un caso che la pandemia, che ci ha socialmente isolati, ha fatto riemergere potente la necessità di sviluppare una più coerente e integrata realtà sociale digitale. Il Metaverso dovrà essere l’evoluzione di questa esperienza.

User experience e user interfaces sono campi di azione dello Spatial Computing che sta disegnando come ci muoveremo e come manipoleremo le “cose” del Metaverso. Le tecnologie per l’accesso sono una vera mission critical, uno scoglio contro il quale molte tecnologie promettenti si sono arenate. La ricerca di una universalità di approccio alla realtà virtuale forse è una strada senza uscita, più probabilmente si avranno accessi diversi con livelli di esperienza diversi.

Ultimo tassello per la realizzazione del Metaverso compiuto e pieno è la concreta possibilità di trovare quello che cerchiamo, avere un “Google Search” univoco, ultimo passaggio per la costituzione di un ambiente di ricerca dove le informazioni, le cose e le persone, gli avatar, costrutti digitali e oggetti reali siano ricercabili.

Le possibili applicazioni del Metaverso

Il Metaverso e la realtà virtuale saranno un ambiente neutro, come lo è (almeno nei suoi fondamenti) il web? Sarà in grado di tutto accogliere senza operare una selezione alla fonte? L’Algoretica, la Code Authority sarà in grado di affiancarsi alle esigenze e alle necessità delle persone? Difficile pronosticarlo. Per ora ci limitiamo a elencare brevemente alcuni ambiti di attività, parte già presenti nei Mondi Virtuali.

Entertainment, gaming

Uno dei primi e più evidenti campi di applicazione della virtualità, in tutti i suoi gradi di separazione dalla realtà. L’aspetto più interessante sarà il sorgere di gamepaly originali all’interno del Metaverso, sfruttando le risorse interne al mondo in cui si svolgono, o la creazione di spettacoli virtual native in gradi di raccogliere un pubblico al cui confronto Woodstock è una sagra di paese.

Corpo e moda

Gli avatar sono i nostri rappresentanti e dunque esprimono non solo la nostra volontà, ma anche i desideri. Il corpo dell’avatar è al contempo soggetto e oggetto del desiderio, dunque bellezza, estetica, moda tutto il mondo della cura di sé e del benessere hanno nel Metaverso e nei mondi virtuali un ampio terreno di gioco.

Formazione e istruzione

Comunità di pratiche, laboratori, simulatori. Il Metaverso è il luogo ideale dove vivere esperienze dal forte impatto emotivo, ma anche educativo. Dal Team Building al medicale, dalle scuole di vela alle aule universitarie, il virtuale permette di avere esperienze memorabili come, e a volte più del reale.

Arte, Teatro, Architettura e Design

Il Metaverso stesso è opera dei creativi. La fortuna dei mondi virtuali è l’adesione dei creativi alla piattaforma, e così facendo, contribuendo alla costruzione di cose, ambienti, oggetti che renderanno vivibile il Metaverso. Senza dubbio le attività virtual native sono essenzialmente creative.

Scienze sociali, marketing, comunicazione

Una caratteristica dei mondi sociali virtuali è, per così dire, il velocissimo metabolismo culturale che hanno le società dei mondi virtuali. Simulare l’efficacia di un punto vendita o di una campagna di marketing, verificare l’interesse del pubblico ad un prodotto, creare un contest o progettare uno staff di creativi ibrido reale/virtuale: il Metaverso permette di avere risposte e verifiche come e meglio di qualunque sondaggio, permette di creare un prototipo non solo di un oggetto, ma di fare un prototipo sociale e di metterlo alla prova sul prodotto.

La città virtuale, geolocalizzazione

La città virtuale e la città reale, la mappa e il territorio si possono sovrapporre sino a combaciare, oppure, al contrario, diventare una estensione dell’altra. La geolocalizzazione e la combinazione di reale e virtuale sono tra gli ambiti più promettenti.

Turismo sintetico

Synthtravel: viaggiare virtualmente non è “viaggiare per finta”, è uno strumento in più per costruirsi una opinione e sperimentare una offerta, oltre a conoscere chi ci accoglierà chi ci accoglierà quando prenderemo l’aereo.

Ufficio virtuale e smart working

L’evoluzione delle tecnologie dell’identità, il lavoro Agile, le call conference. Tutte tecnologie e soluzioni di comunicazione e lavoro che conosciamo bene e che trovano nella virtualità la sintesi più efficace, e i grandi player di questo mercato stanno già offrendo all’interesse di pubblico e aziende scenari e prodotti. Se mai ci sarà un booster per il Metaverso, sarà ancora una volta l’office automation ad aprire la strada, come per il web.

Virtual real estate

Probabilmente il primo e più redditizio fra le attività dei mondi virtuali sono state le attività immobiliari. Anshe Chung è stata la prima immobiliarista virtuale in Second Life a capitalizzare milioni di dollari nell’intermediazione e nell’arbitraggio di terreni virtuali.

Di Stefano Lazzari, co-founder Digitalguys e Fabrizio Bellavista, partner Emotional Marketing Lab, entrambi autori del libro “Ultrasoma”.

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