Intervista

Il 2020 di NovaNext si chiude con un altro anno di crescita a due cifre: “La digitalizzazione sarà il motore del paese”

Per il system integrator una crescita del fatturato pari al 14% nell’anno più difficile per il Paese, crescita che deriva soprattutto da progetti per l’estensione dello smart working e dalle accresciute esigenze di cyber security. La formazione si evolve dall’aula alla live virtual classroom

Pubblicato il 18 Gen 2021

Manuela Gianni

Direttrice, Digital4Executive

de Giovanni. Concept di digital transformation

Il digitale ha ricevuto dalla pandemia un’accelerazione, premiando le aziende del settore ICT, ma il quadro presenta luci e ombre, perché gli investimenti delle imprese nella digital transformation sono stati stravolti dall’urgenza del remote working, a scapito di altri investimenti di lungo periodo.

Come è andata per un protagonista “storico” come NovaNext (nata come PRES 30 anni fa), system integrator che accompagna la trasformazione digitale di molte grandi aziende italiane? Le soddisfazioni non sono mancate, con una crescita del fatturato del 14%, considerata “estremamente soddisfacente”, in questo 2020 segnato dalla pandemia.

Ma è stato anche un anno di forte discontinuità nel business, che ha imposto cambiamenti di strategia per reagire alle nuove esigenze e al clima di incertezza sul futuro. Ne abbiamo parlato con Giovanni de Giovanni, CEO e fondatore dell’azienda nel 1988, allora uno dei pionieri italiani nell’ambito delle reti locali ed internetworking, oggi una realtà con 150 dipendenti e una elevata competenza e reputazione riconosciute dal mercato.

Che anno è stato il 2020 per NovaNext?

Nel complesso il 2020 è andato bene, con una crescita dei prodotti e dei servizi: abbiamo chiuso con ricavi a 37 milioni di euro, pari a +6%, e un fatturato di 39 milioni di euro, pari a +14%, un risultato estremamente soddisfacente. Manteniamo la nostra solidità, con una posizione finanziaria netta positiva e debiti a zero, prerequisiti che ci permettono di reagire bene alle difficoltà. Abbiamo 150 collaboratori di altissimo livello: NovaNext è basata sulle persone, le competenze sono vitali. Siamo molto ben posizionati verso le grandi e medie aziende, e i nostri numeri positivi derivano soprattutto da progetti per l’estensione dello Smart Working e dall’accresciuta esigenza di sicurezza del lavoro da remoto, che abbiamo saputo risolvere in tempi rapidi durante il primo lockdown.

Se le grandi e medie aziende hanno investito, abbiamo visto però che molte realtà medio-piccole si sono fermate, aspettando tempi migliori per proseguire il percorso di digitalizzazione.

Quali prodotti e soluzioni hanno trainato la domanda delle grandi aziende?

Sono andate molto bene le vendite di apparati per collegare utenze remote, investimenti necessari per sostenere il traffico con i lavoratori in Smart Working, soluzioni di Collaboration come Cisco Webex, prodotti di rete, firewall. Abbiamo risolto grandi criticità per organizzazioni, pubbliche e private, che si sono trovate a dover triplicare il numero di accessi in un mese.

Altra esigenza forte è stata quella della Cyber Security. I rischi con il remote working sono elevatissimi per le aziende, alcune realtà non avevano neppure pensato a dotarsi di VPN criptate per garantire la data protection. Naturalmente, è diverso avere un ambiente resiliente sin dalla nascita, piuttosto che mettere una “diga” dopo che le connessioni sono state aperte, anche perché spesso manca il passaggio culturale: i problemi di sicurezza vengono quasi sempre dall’interno, e di questo si ha spesso scarsa consapevolezza. Si ha più paura dell’hacker esterno.

La formazione ICT è da sempre il vostro fiore all’occhiello, perché i docenti sono gli stessi esperti che lavorano sul campo. Cosa avete osservato?

La formazione ha inizialmente sofferto, perché le aziende l’hanno scalata a bassa priorità, non potendo realizzarla in aula. L’aspetto positivo è che c’è stato un cambiamento rapidissimo verso la formazione a distanza, che è letteralmente esplosa.

Finalmente ha preso piede la virtual classroom, che offriamo da tempo, con feedback molto positivi. È una trasformazione importante anche per i docenti, perché le dinamiche psicologiche sono molto diverse. Pensiamo che in futuro la formazione manterrà una forma ibrida anche nelle aziende che non avevano mai sperimentato l’aula virtuale. Le trasferte pesano molto sui budget. E le piattaforme di collaboration stanno cambiando, i big stanno investendo moltissimo per migliorarle, e creare un’esperienza di utilizzo simile a quella in presenza.

Come avete gestito le installazioni dei clienti durante il lockdown?

I nostri tecnici hanno lavorato, intervenendo tempestivamente presso i clienti, in tutti i casi in cui era necessaria la presenza e sempre nel pieno rispetto delle regole. Sono intervenuti anche in diversi ospedali. Ma gran parte del lavoro è stato fatto da remoto: oggi le tecnologie lo consentono, e NovaNext può contare sui propri centri di gestione remota, NOC e SOC. Rispetto al passato, siamo in grado anche di fare diagnosi più sofisticate, produrre reportistica e pianificare interventi preventivi, per anticipare un guasto che può bloccare un’azienda.

Cosa si aspetta in questo 2021?

Penso che le aziende che hanno rallentato il processo di digitalizzazione la riprenderanno e che parte di quelle che si sono trovate impreparate abbiano acquisito la consapevolezza che digitale significa competitività e produttività. Il futuro del paese e delle prossime generazioni dipende da come l’Italia saprà abbracciare nei prossimi mesi la digitalizzazione: possiamo scegliere di restare indietro o essere all’avanguardia.

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