GUIDE E HOW-TO

Cloud migration: cosa fare affinché sia di successo

Procedure, strumenti e best practice per una Cloud migration senza stress, garantendo che dati e applicazioni siano ospitati nell’ambiente più efficace, prerequisito per la trasformazione applicativa oggi richiesta dal business. Una guida per garantire il rispetto di tempi e costi

Pubblicato il 17 Ott 2022

La Cloud migration (migrazione al cloud) è il processo di spostamento di dati, applicazioni e altri elementi di business a un ambiente Cloud. Per le applicazioni, in particolare, non si tratta solo si spostare, ma soprattutto di modernizzare, rendendole più flessibili e integrate, in linea con le esigenze del business. Esistono varie tipologie di Cloud migration: la migrazione dal data center on premise al cloud pubblico; quella da una piattaforma o da un provider Cloud ad un’altra piattaforma/provider (C2C, Cloud to Cloud) e, infine, l’Uncloud (indicato anche come Reverse Cloud o Declouding), ovvero il processo con cui dati e applicazioni sono riportati dalla nuvola al data center locale.

Il tema della Cloud migration è, oggi, in cima alle agende dei CIO. Per sostenere in modo efficace i percorsi di crescita e diversificazione del business serve, infatti, una trasformazione digitale che non sia limitata al semplice utilizzo delle tecnologie più moderne, come Internet of Things, Big Data o Intelligenza Artificiale, ma che sia improntata alla ricerca della miglior efficienza operativa, alla riduzione dei costi, alla maggior flessibilità e agilità verso il cambiamento.

Questa dinamica, già in atto da anni, è stata accelerata dalla pandemia e in parte rallentata dalla spinta inflattiva, dall’instabilità geopolitica e dalla crisi energetica che stiamo vivendo.

Il mercato Cloud in Italia

Secondo l’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, il mercato italiano ha superato i 4,56 miliardi di valore, in crescita del 18% (in lieve calo rispetto al +21% registrato lo scorso anno). Un aumento che è il risultato di un +15% di crescita organica e di un +3% legato, invece, all’impatto delle aspettative di rialzo dei prezzi dei servizi Cloud previsti per l’anno in corso.

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Nelle grandi aziende il Cloud è ormai una certezza e rappresenta la modalità di erogazione del parco applicativo in ben il 44% dei casi, in sostanziale parità con gli ambienti on premise. La nuvola prende piede finalmente, dopo anni di scetticismo, anche nelle realtà più piccole. Nel 2022, infatti, oltre la metà (52%) delle PMI adotta almeno un servizio Cloud (+7% rispetto allo scorso anno). Complessivamente, la spesa si attesta a un valore di 351 milioni di euro, in crescita del 24% rispetto a quanto rilevato nel 2021.

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Fonte: Osservatorio Cloud Transformation 2022, Politecnico di Milano

La componente del Public & Hybrid Cloud, ovvero l’insieme dei servizi erogati da fornitori esterni e l’interconnessione tra cloud privati e pubblici, mette a segno la crescita più significativa: +22% rispetto al 2021, per una spesa complessiva di 2,95 miliardi di euro. È il PaaS (Platform as a Service) a registrare la dinamica migliore, raggiungendo un giro d’affari di 531 milioni di euro, in aumento del 33% sull’anno passato. L’Infrastructure as a Service (IaaS) fa segnare un +27% e sfora il miliardo di euro (1,15 miliardi) in valore. Più contenuta, a un +14%, la crescita del segmento SaaS (Software as a Service), che raggiunge un turnover di 1,27 miliardi di euro.

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Fonte: Osservatorio Cloud Transformation 2022, Politecnico di Milano

Tra le altre componenti di spesa, il Virtual & Hosted Private Cloud, ovvero i servizi infrastrutturali che risiedono presso provider esterni, raggiunge i 933 milioni di euro (+15%). A seguire, la modernizzazione delle infrastrutture on premise (Data Center Automation), che aumenta dell’8% e arriva a quota 680 milioni di euro.

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Fonte: Osservatorio Cloud Transformation 2022, Politecnico di Milano

La sostenibilità ambientale, accanto a quella economica, diventa sempre più cruciale nel percorso di trasformazione digitale delle imprese. Attualmente, solo il 14% delle aziende italiane ha già una strategia di Green IT strutturata, mentre un ulteriore 21% inizia a muovere i primi passi in questa direzione.

I benefici del Cloud…

Esiste una serie di indicatori che, nel loro complesso, aiutano le aziende a comprendere le necessità attuali e future delle LOB e i servizi IT più utili per supportarle al meglio, stimando quindi in modo puntuale il potenziale ritorno sugli investimenti di un progetto di migrazione al Cloud. Ecco quali sono i principali benefici da considerare quando si valuta l’opzione di spostare tutti o parte dei carichi di lavoro nella nuvola, sfruttando l’infrastruttura di un provider di servizi di public Cloud:

  1. Innovazione e decision making facilitati
    Il Cloud riduce sensibilmente i costi di adozione e smantellamento delle infrastrutture rispetto alle soluzioni on premise. Inoltre, la nuvola permette di ridurre i tempi di decision making e la traduzione concreta delle idee in nuovi prodotti e servizi.
  2. Provisioning più rapido delle risorse
    Le risorse necessarie per sostenere nuovi progetti potranno essere disponibili nel giro di qualche ora, anziché nell’arco di settimane come avviene nei data center tradizionali (on premise).
  3. Costi certi e incremento dei margini
    La certezza dei costi dell’infrastruttura, e la loro riduzione, permettono alle aziende di dirottare i risparmi ottenuti verso attività più funzionali al core business, come lo sviluppo di nuove offerte.
  4. Utilizzo dinamico della capacità IT
    I servizi Cloud sono pensati per essere granulari, così da soddisfare le esigenze puntuali degli utenti finali, senza ridondanze e sprechi. Gli utenti potranno selezionare, configurare e far girare infrastrutture, piattaforme e applicazioni che sono realmente “su misura” per le esigenze della loro attività/business unit.
  5. Conformità alle normative
    Il Cloud permette alle organizzazioni di garantirsi la compliance alle normative in materia di protezione dei dati (GDPR), continuità operativa (Business Continuity) e Green IT.
  6. Accesso a competenze specifiche e soluzioni IT innovative
    Il provider di servizi Cloud è stimolato a garantire ai clienti i servizi più innovativi, perché su questo si basa il suo business. Il cliente ha anche la certezza di trovare negli interlocutori del provider professionisti con competenze specifiche sugli ambienti della nuvola.
  7. Facilità di sviluppo di nuovi business ed espansione in nuove geografie
    La flessibilità delle infrastrutture sostenute dal Cloud permette alle aziende di approcciare nuovi mercati-Paese e nuovi business riducendo al minimo rischi e costi.

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… e quelli specifici della Cloud migration

La migrazione alla nuvola è una fase essenziale del processo di digital transformation che spaventa molti team IT, preoccupati dall’eventualità di dover “metter mano” alle proprie infrastrutture magari consolidate da decenni. E se nei primi anni di diffusione del Cloud questi timori potevano rivelarsi fondati, oggi non è più così. Le organizzazioni che decidono di sottoporre a revisione la propria infrastruttura per renderla più agile, in grado di sostenere meglio i percorsi di innovazione e Business Continuity, possono contare oggi su percorsi “rodati”, strumenti software, best practice e procedure consolidate. Procedure che semplificano notevolmente i processi di Cloud migration.

Fonte: Osservatorio Cloud Transformation 2020, Politecnico di Milano

Modernizzare le applicazioni

Un aspetto particolarmente importante per migliorare le performance del business è quello della modernizzazione delle applicazioni, migrandole al cloud. La sfida delle imprese è infatti quella di soddisfare clienti sempre più digitali ed esigenti verso i nuovi servizi ripensando i modelli di business in chiave digitale, sviluppando nuovi servizi e applicazioni per ridurre il “time to market”. Le aziende più innovative hanno già compreso che lo sviluppo del software è ormai un diventato un tema strategico, cruciale per garantire la competitività in un mercato sempre più digitale.

Per riuscire a sviluppare in tempi rapidi applicazioni in grado di fare la differenza oggi vengono in aiuto i servizi di Cloud pubblico abbinati a tool di sviluppo e integrazione di nuova generazione, sia proprietari sia Open source. Le nuove offerte permettono oggi a tutte le imprese di intraprendere il percorso di modernizzazione applicativa più idoneo alle esigenze e caratteristiche del proprio business.

Cloud migration: come si fa

È l’analista Gartner a indicare le modalità a disposizione di un’azienda per spostare carichi di lavoro, applicazioni e dati nella nuvola. Che si tratti di optare per contratti di Infrastructure as a Service (IaaS), Platform as a Service (PaaS) o Software as a Service (Saas), non esiste un approccio migliore per definizione. La scelta dipende dalle necessità dell’organizzazione, dai criteri di valutazione delle diverse opzioni praticabili e dai principi architetturali che i CIO promuovono in azienda. Ecco i possibili sentieri di migrazione al Cloud che Gartner suggerisce di valutare:

  1. Rehosting o Lift-and-Shift (per IaaS)
    L’azienda, in questo caso, opta per replicare le applicazioni su ambienti hardware diversi, senza cambiare le configurazioni infrastrutturali, operando interventi minimi sul codice software. Si tratta di una scelta che si rivela adatta per le organizzazioni che sperimentano elevati costi di gestione, aggiornamento e manutenzione delle infrastrutture on premise, e per le quali la velocità della migrazione al Cloud è il fattore più importante.
  2. Refactoring o rearchitecting (per PaaS)
    L’organizzazione decide di far girare le proprie applicazioni sull’infrastruttura del Cloud provider. Questa scelta permette all’azienda di acquisire dimestichezza e familiarizzare con il Cloud assicurandosi, però, la compatibilità retroattiva con i sistemi presenti nel data center on premise. Gli sviluppatori sono, quindi, in grado di riutilizzare framework applicativi, linguaggi di programmazione e tecnologie container (come Docker e Kubernetes) in cui hanno investito tempo e risorse in passato.
  3. Revising (per IaaS o PaaS)
    Questa opzione consiste in una modifica o estensione del codice di sviluppo che permette di modernizzare gli ambienti legacy. Il revising permette alle organizzazioni di massimizzare i benefici e le caratteristiche dell’infrastruttura messa a disposizione dal Cloud provider optando per una scelta in qualche modo “propedeutica” a una delle due strade precedenti (refactoring o rehosting).
  4. Replatforming (per PaaS)
    Si tratta di una scelta che consiste nell’ammodernare i sistemi legacy per riuscire a farli girare in ambienti Cloud mantenendone le funzionalità, attraverso opzioni di containerizzazione delle applicazioni e virtualizzazione del data center in ottica software-defined.
  5. Rebuilding (per PaaS)
    Questa scelta prevede la possibilità di ricostruire completamente un’applicazione, riscrivendone il codice. L’applicazione sarà, quindi, oggetto di una completa revisione architetturale. I vantaggi sono legati alla possibilità di accedere a tutte le funzionalità innovative messe a disposizione dal Cloud provider e dalla sua comunità di sviluppatori. Il team IT dell’organizzazione potrà accedere a template per la creazione rapida di nuove funzionalità, riducendo tempi e complessità dei processi di sviluppo.
  6. Replacing (per SaaS)
    L’organizzazione in questo caso sceglie di sostituire un’applicazione a licenza e di optare per un modello Pay per Use (SaaS, Software as a Service). Le realtà che scelgono questa eventualità si assicurano una maggior flessibilità di adattamento delle funzionalità dei software strategici (tipicamente ERP e CRM) alle proprie esigenze.

I processi di Cloud migration

L’obiettivo principale di un processo di Cloud migration è di riuscire a garantire che dati e applicazioni siano ospitati nell’ambiente IT più efficace, sulla base dell’analisi di fattori come i costi, le prestazioni e la sicurezza delle diverse opzioni.

I passaggi e i processi che l’organizzazione segue nel processo di migrazione al Cloud variano in base a fattori quali le risorse specifiche che le aziende vogliono spostare, oppure il percorso di migrazione scelto.

Fatte queste premesse, gli elementi comuni di una strategia di Cloud migration includono la valutazione dei requisiti di performance e sicurezza, la scelta del provider di servizi Cloud, le necessità di Business Continuity… Quando un’azienda sposta le applicazioni da un data center on premise al Cloud, ci sono due modi per migrare: un’integrazione “light” e una più profonda. Nel primo caso si opta per intervenire con i soli cambiamenti indispensabili, quelli necessari per far girare l’applicazione nella nuvola. Nel secondo caso, invece, l’azienda decide di cogliere l’occasione del passaggio alla nuvola per apportare alle applicazioni le modifiche necessarie per massimizzare i vantaggi degli ambienti cloud – come l’auto-scaling oppure il load balancing dinamico.

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Come migrare al Cloud in tempi brevi e a costi certi

Senza un’adeguata pianificazione, una migrazione a Cloud potrebbe comportare interruzioni non pianificate dell’attività e questo è un rischio che nessuna azienda può permettersi di correre. Oggi, tuttavia, si tratta di un’eventualità sempre più remota perché sono disponibili strumenti software, best practice e procedure ben rodate che permettono di stimare in modo più preciso possibile i tempi e i costi del passaggio alla nuvola. Ecco i principali.

Calcolatori online per stimare i costi di migrazione al Cloud

Sono disponibili vari strumenti e servizi che aiutano le aziende a comprendere meglio quali sono le necessità effettive e stimare, di conseguenza, in modo puntuale i costi del Cloud. Diversi fornitori di servizi Cloud, per esempio, offrono calcolatori online che possono contribuire a chiarire le idee al CIO.

In aggiunta esistono configuratori sul mercato in grado di quotare preventivamente l’effort, in termini di servizi professionali, necessario per portare a compimento un intero progetto di migrazione

KPI e metriche

Molto spesso, le aziende che migrano le proprie applicazioni al cloud si concentrano sulle metriche infrastrutturali e trascurano quelle più legate alla User Experience. Per assicurarsi una Cloud migration senza “scossoni” occorre invece, avere una visione più ampia dei KPI (Key Performance Indicator) più adatti a valutare le operazioni di migrazione alla nuvola. Questi indicatori sono idealmente raggruppabili in tre aree: quelli che afferiscono alla User Experience, alle performance delle applicazioni e alla bontà dell’infrastruttura. La User Experience può essere valutata in relazione alla facilità di utilizzo. Le performance delle applicazioni possono essere valutate in relazione al tempo di risposta o al tempo di caricamento di una pagina, alla disponibilità, al throughput o all’uso della CPU. La bontà dell’infrastruttura è legata, invece, a parametri quali l’uso della memoria e il throughput di rete.

Service Map per stabilire le priorità di migrazione

L’organizzazione dovrà decidere se migrare tutto il set di applicazioni in uso in una volta sola o se farlo in modo diluito nel tempo, componente dopo componente, servizio dopo servizio. Quest’ultima scelta, un tempo davvero ardua, è oggi più intuitiva grazie alla diffusione di strumenti, chiamati Service Map, che i principali Cloud provider e partner mettono a disposizione dell’azienda. Una Service Map è una rappresentazione grafica delle risorse del data center e delle interconnessioni tra i suoi diversi componenti. Con una Service Map sarà possibile avere una visione esaustiva delle connessioni tra server, processi, porte, architetture TCP e singoli servizi. Insomma, tutto quel che serve per prendere una decisione informata sul miglior percorso da intraprendere per una Cloud migration fluida e senza traumi.

Data Migration Plan per ridurre i tempi di migrazione

Il trasferimento dei dati è uno degli elementi più critici del processo di Cloud migration, che può impattare in maniera significativa sulle performance delle applicazioni. Se ci si affida al giusto partner, sarà possibile usufruire di strumenti intuitivi per ridurre la complessità delle procedure di spostamento dei database, che risultano particolarmente critiche.

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CapEx vs OpEx

Un aspetto cruciale della Cloud migration è quello finanziario. Cloud e on premise, infatti, utilizzano modelli di spesa radicalmente diversi. I costi di un’infrastruttura on premise sono solitamente considerati spese in conto capitale (CapEx), mentre i costi del servizio Cloud sono generalmente considerati come spese operative (OpEx). Il modello finanziario e il passaggio da una logica CapEx a una OpEx sono elementi di non facile gestione. Necessitano di strumenti adeguati di misurazione, controllo e ribaltamento sulle singole funzioni aziendali. Un’idea più precisa si potrà avere con strumenti come i TCO Calculator, che permettono di stimare i risparmi ottenibili con la Cloud migration semplicemente indicando le necessità di server, database, storage e networking.

Le best practice da tenere a mente nella Cloud migration

Sono gli esperti dell’editore tecnico TechTarget a suggerirci quali sono le 3 best practice da tenere ben presenti per garantirsi una Cloud migration fluida e senza intoppi.

  1. Considerare la sicurezza una priorità
    Tutte le metodologie, le considerazioni riguardanti lo sviluppo, i processi e le procedure dovranno prevedere un approccio di sicurezza multilivello, relativo a reti, dati, applicazioni e servizi.
  2. Considerare le persone un elemento chiave del cambiamento
    Le procedure di Cloud migration spesso richiedono una revisione dei processi e delle attività quotidiane. Il coinvolgimento delle persone (manager, dipendenti, collaboratori) che a vario titolo sono investiti da queste novità è, quindi, essenziale.
  3. Evitare di trasferire nel Cloud i problemi dell’on premise
    La Cloud migration può rappresentare per il team IT l’opportunità di mettere mano e risolvere i problemi dell’infrastruttura attuale con un minimo sforzo addizionale.

*Articolo pubblicato originariamente a marzo 2019 e sottoposto a successive revisioni e aggiornamenti.

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