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Chi è il Chief Sustainability Officer e perché è sempre più importante in azienda

Gli obiettivi, le responsabilità e le competenze di una figura professionale sempre più indispensabile nell’organigramma: ecco perché il CSO oggi è fondamentale per il corretto sviluppo del business

18 Nov 2022

Domenico Aliperto

Chi è il Chief Sustainability Officer e quali mansioni ricopre in azienda? Ma soprattutto, perché la sua presenza è fondamentale per il corretto sviluppo del business? Sono domande che fino a qualche anno fa si sarebbero posti in pochi, ma che oggi implicano risposte dal valore strategico per qualsiasi organizzazione. Il tema della sostenibilità è infatti diventato cruciale, e le dimensioni che lo connotano (ambientale, sociale, finanziaria) misurano in qualche modo il vero valore che le imprese generano per i propri stakeholder, le proprie persone e le comunità che le ospitano.

Trattandosi di un aspetto trasversale rispetto a tutte le funzioni e processi operativi, gli strumenti di misurazione e promozione della sostenibilità aziendale devono essere gestiti con un approccio olistico, maturando una visione d’insieme che allinei agli obiettivi di lungo termine l’ordinaria amministrazione e le singole iniziative messe in campo in chiave tattica.

Chi è il responsabile della sostenibilità in un’azienda

Il Chief Sustainability Officer (CSO) è il professionista deputato a monitorare le prestazioni dell’organizzazione da questo punto di vista, offrendo una serie di valutazioni costantemente aggiornate dell’andamento del business in termini di sostenibilità ambientale e sociale.

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Per la posizione che occupa, il Chief Sustainability Officer riferisce quindi direttamente al CEO, al board o alla proprietà, condividendo con il top management i parametri e i KPI di cui tiene conto nel monitorare i diversi aspetti della sostenibilità, elaborando piani di potenziamento o adeguamento degli sforzi profusi in questa direzione.

Mettendo al servizio dell’organizzazione la sua capacità di ascolto, il Chief Sustainability Officer può promuovere progetti di sensibilizzazione e Change Management a partire dall’identificazione delle esigenze manifestate dalla popolazione aziendale. Ma può anche proporre l’attivazione di partnership con altri attori della catena del valore, l’implementazione di nuovi processi ispirati al concetto di economia circolare e l’iscrizione dell’azienda a programmi locali, nazionali e internazionali per l’acquisizione di certificazioni e riconoscimenti in ambito ambientale e sociale.

Al tempo stesso, lavorando gomito a gomito con l’ufficio HR, con enti non profit e con le pubbliche amministrazioni centrali e locali, il CSO ha il compito di migliorare il benessere della collettività: sia all’interno, facendo leva su politiche orientate all’inclusione e alle pari opportunità per i dipendenti, sia all’esterno, attivando iniziative dedicate al territorio in cui ha sede l’azienda.

Il ruolo del Chief Sustainability Officer

La responsabilità principale del CSO è, come detto, quella di elaborare una strategia di sostenibilità di lungo termine, individuando le inefficienze e le opportunità insite in ciascun processo e mappando di volta in volta gli effetti dell’introduzione dei cambiamenti all’interno dell’organizzazione.

Riuscire a sviluppare in modo compiuto questo ruolo vuol dire essenzialmente aiutare l’azienda a superare alcune (di solito tre) fasi evolutive.

  1. La prima è quella più elementare, e si esplica attorno al concetto di conformità: in questa prima fase, il CSO affianca il top management lungo il percorso di avvio di attività e iniziative fondamentalmente legate al rispetto dei framework normativi in materia di sostenibilità. Non si può parlare ancora propriamente di un approccio strategico, dunque, e la figura del Chief Sustainability Officer dispone solo degli strumenti essenziali per cominciare a guidare la trasformazione.
  2. Nella seconda fase, le aziende cominciano a guardare alla sostenibilità come a un impianto metodologico indispensabile per migliorare l’efficienza operativa, ridurre consumi energetici e impronta carbonica.
  3. È solo nella terza fase, quella in cui si punta all’innovazione, che la sostenibilità diventa una vera e propria vision da tradurre sistematicamente in una serie azioni in grado di massimizzare la redditività a lungo termine: il business diventa esso stesso motore di una trasformazione positiva dell’ambiente in cui opera l’azienda.

Come si diventa Chief Sustainability Officer

Quella del Chief Sustainability Officer, d’altronde, è una professionalità ancora giovane e sono relativamente poche le aziende che hanno già previsto una figura del genere in organico. Del resto, gli specialisti titolati, specialmente in Italia, non sono molti: non mancano le università che propongono master o corsi di laurea specificamente studiati per trasmettere le skill indispensabili allo svolgimento di questo lavoro. Ma la verità è che, allo stato attuale, non esiste un percorso univoco in grado di garantire l’acquisizione di tutte le competenze di cui ha bisogno oggi un CSO.

Anche perché i Chief Sustainability Officer devono prima di ogni altra cosa maturare esperienza sul campo, imparare a conoscere la propria azienda e comprendere i fattori che possono motivare dirigenti e dipendenti nell’intraprendere il percorso di cambiamento nel segno della riduzione dell’impronta ecologica.

Di quali competenze ha bisogno uno specialista della sostenibilità

Possiamo comunque affermare che, sullo sfondo, non devono assolutamente mancare competenze negli ambiti economico, manageriale e giuridico, a cui si devono accompagnare ottime doti sul piano comunicazionale.

D’altra parte, per contribuire allo sviluppo dinamico di modelli di business e condotte sostenibili occorre un portfolio di skill in continua evoluzione. Un Chief Sustainability Officer non deve infatti solo saper individuare e valutare gli impatti socio-ambientali dei prodotti e dei servizi su cui si basa la proposition aziendale. Deve anche identificare, coinvolgendo stakeholder interni ed esterni, le criticità delle nuove operation così come le aree di miglioramento di gruppi di lavoro consolidati. Attingendo alle discipline del Risk Management applicato alle tematiche socio-ambientali, e cogliendo i nuovi trend della sostenibilità, deve poi saper trasmettere a colleghi, partner e clienti  idee vincenti e attuabili per rendere l’organizzazione sempre più resiliente.

Il CSO ha infine il compito di riconoscere, anche confrontandosi con gli attori esterni coinvolti nei processi di innovazione dei prodotti e dei servizi, le opportunità sul piano tecnologico e normativo che possono ridurre l’impatto socio-ambientale delle attività di business, garantendo la compliance dell’offerta e allineandola agli standard di qualità richiesti dal mercato, dagli investitori e dai clienti.

Quali certificazioni occorrono per diventare CSO

Secondo uno studio congiunto di Altis (Alta Scuola Impresa e Società), Assonime (l’associazione fra le società italiane per azioni) e CSR Manager Network, in Italia l’integrazione della sostenibilità nelle strutture di governance aziendale si riscontra nell’87,5% delle imprese analizzate. Ma il dato scende a circa il 57% nel momento in cui vengono prese in considerazione le competenze sul tema possedute dai consiglieri di amministrazione delle aziende. La ricerca evidenzia la crescente importanza delle piattaforme di certificazione per i professionisti che si occupano di sostenibilità.

CEPAS (società del gruppo Bureau Veritas) ha messo a punto un programma che ha l’ambizione di porsi come uno strumento utile a livello nazionale per la definizione delle caratteristiche proprie di queste figure professionali.

La prassi di riferimento

I primi esami di certificazione delle competenze in tema di sostenibilità sono stati erogati da CEPAS nel corso del 2021, innestandosi su uno schema che riprende anche la prassi di riferimento UNI/PdR 109 “Attività professionali non regolamentate: profili professionali nell’ambito della sostenibilità”, pubblicata da UNI, l’Ente Italiano di Normazione, e realizzata con il contributo del CSR Manager Network.

Più nello specifico, la prassi di riferimento è suddivisa in due parti:

  1. La prima definisce i requisiti relativi all’attività professionale del Sustainability Manager e del Sustainability Practitioner, ovvero rispettivamente il professionista che svolge attività di gestione a livello manageriale della sostenibilità in azienda e responsabilità sociale d’impresa, e il professionista che sviluppa e gestisce a livello operativo la sostenibilità.
  2. La seconda parte delinea invece i requisiti relativi all’attività professionale del Sustainability & CSR Auditor, SDG Action Manager, SDG User, ossia del professionista che svolge attività di audit nell’ambito della sostenibilità e della responsabilità sociale d’impresa, gestendo le attività SDG (Sustainable Development Goals) dell’ONU in strutture organizzative pubbliche e private.
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Domenico Aliperto

Nato ad Aversa, studia a Milano, dove si laurea in Relazioni Pubbliche all’università IULM e comincia il percorso che lo porterà a diventare giornalista. Per i portali del gruppo Digital360 segue i temi dell’economia digitale e dell’innovazione tecnologica, viaggia, scrive e all'occorrenza fotografa. In passato ha collaborato con diversi quotidiani e magazine. Da sempre appassionato di narrativa e poesia, nel 2016 apre il blog Librimprobabili.com e nel 2017 pubblica con l'editore Biancaevolta il romanzo storico Non Conquistammo Che Sabbia.

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