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Supply Chain trend 2022: le 7 sfide da affrontare e come superarle, tra digitale e creazione di un network

La disruption causata dal Covid-19 si trascinerà ancora per diversi mesi. Il New Normal si costruisce con la diversificazione di partner e fornitori, utilizzo di nuove tecnologie (Analytics in primis), gestione del rischio con sistemi basati sull’AI e tracciamento tramite la Blockchain. Fondamentale risolvere il nodo delle competenze e potenziare la collaborazione. L’analisi di KPMG

Pubblicato il 15 Feb 2022

Supply Chain sfide 2022

I colli di bottiglia nelle Supply Chain globali creati dalla pandemia hanno messo i CEO di fronte alla necessità di trovare nuove strade per gestire in modo sistematico il rifornimento di componenti, materie prime e prodotti che sono “strutturali” per operare e restare competitive. Ogni settore, dal manufacturing al retail, soffre le attuali inefficienze della logistica e, se nel 2020 e nel 2021 la crisi si è fatta sentire pesantemente perché legata alla chiusura delle fabbriche e ai lockdown, anche il 2022 presenta alcune sfide che delineando dei nuovi trend.

Supply Chain Trend 2022: dalla logistica alternativa agli investimenti in tecnologia

Gli effetti del COVID-19 continueranno infatti ad avere un impatto sulla catena di approvvigionamento globale, ecco perché per le aziende è importante inquadrare come possono rendere resilienti e agili le loro Supply Chain, ponendo uno sguardo al futuro. Di seguito sono elencate le sfide delineate da KPMG che ha individuato anche alcune azioni da intraprendere per gestirle, anche tramite le tecnologie digitali, visto che il 67% dei CEO (“KPMG 2021 Ceo Outlook”) vuole aumentare la spesa in innovazione per prevenire le disruption e modernizzare i processi.

Pensare a una logistica alternativa

Sono soprattutto le chiusure dei grandi porti e aeroporti in Cina, Sud Corea e Stati Uniti a mettere in difficoltà le imprese rallentando l’arrivo delle forniture. Secondo KPMG queste interruzioni lungo la catena logistica potrebbero continuare non solo nella prima metà del 2022, ma per tutto l’anno, se non oltre.

Anche ammesso che la disruption della logistica si risolva presto, il ritorno a una “normalità” richiederà tempo. E intanto le imprese si troveranno di fronte a prezzi aumentati e attese più lunghe per riempire gli scaffali. La soluzione è progettare flussi logistici alternativi, organizzarsi con magazzini più vicini ai clienti e sfruttare meglio le consegne dell’ultimo miglio e i resi.

Risolvere i ritardi nella produzione

Senza forniture certe delle materie prime e dei componenti la produzione rischia continui ritardi. Questa per le imprese non è solo una minaccia, ma un’opportunità per concentrarsi sull’analisi della Supply Chain e capire come farla evolvere.

Non a caso molte stanno cominciando a investire in strategie di lungo termine basate sull’analisi del rischio (non sul semplice accumulo di scorte acquistate al prezzo più basso) e sulla risoluzione di problemi che già prima del Covid pesavano sulla logistica. Una delle azioni da intraprendere, per esempio, contempla la possibilità di re-ingegnerizzare le specifiche dei prodotti in modo da avere Supply Chain più resilienti e meno costose.

Diversificare le forniture 

Spesso le aziende fanno affidamento su un singolo fornitore, un grande cliente o mercato di vendita e/o un principale partner per la Supply Chain. È chiaro, dopo il Covid, che occorrono partner alternativi e un miglior monitoraggio delle terze parti per gestire sia i rischi di fornitura sia quelli di cyber-attacco o contraffazione dei prodotti.

Le aziende possono portare maggiore agilità e resilienza nelle loro Supply Chain collaborando con provider che offrono le loro tecnologie – come sistemi di trading e funzionalità di pianificazione e analisi dei dati – in modalità “as a service”. Questo aiuta a creare una Supply Chain più forte, diversificata e capace di gestire rischi e costi.

Raddoppiare gli investimenti in tecnologia 

Negli scorsi 18 mesi molte imprese hanno investito in tecnologie per automatizzare i nodi chiave della Supply Chain come negozi, magazzini, fabbriche e persino uffici. Si tratta di soluzioni come l’intelligent automation, che permette di operare in modo più efficiente, efficace e sicuro. Nel 2022 questi investimenti vedranno un’accelerazione perché le imprese vogliono potenziare la loro capacità di pianificazione tramite l’adozione di abilitatori digitali più avanzati, come il cognitive planning e gli Analytics predittivi basati sull’AI. Aumenteranno anche gli investimenti in tecnologie avanzate track and trace e nella Blockchain per rafforzare la visibilità e la sicurezza della logistica.

La visibilità, in particolare, è considerata fondamentale per rendere le imprese più veloci nel reagire alle crisi e alla variabilità sulle Supply Chain locali e internazionali.

Comprendere il giusto prezzo di acquisto delle merci

Per evitare di rimanere intrappolati in logiche strettamente alla scarsità delle materie prime e delle merci, è importante che chi si occupa di Supply Chain abbia padronanza del tipo di fornitura di cui si ha bisogno per sfruttare le leve di negoziazione necessarie e comprendere qual è il giusto prezzo di acquisto. In molte organizzazioni, ancora, le decisioni di acquisto delle materie prime si basano più sull’esperienza che su un meccanismo strutturato. I tempi di acquisto e la quantità diventano cruciali mentre si prendono queste decisioni, e non si entra nell’analisi dettagliata del prezzo in termini di componente materiale, spreco, conversione, manodopera.

Ecco perché, anche in quest’area la trasformazione digitale e la tecnologia avranno un ruolo centrale nel 2022, abilitando un flusso ininterrotto delle informazioni su tutta la catena del valore. La conoscenza che deriva dall’utilizzo di strumenti di Analytics permette di prendere decisioni più accurate e veloci. In pratica ne beneficia la visibilità su dove, come e quando si spende, cin un impatto conseguente sul potere di negoziazione.

Puntare sulle competenze digitali

La pandemia ha esacerbato la fame di talenti e competenze da parte delle imprese. Trovare le risorse adeguate, per gli stabilimenti produttivi come per i ruoli manageriali, è difficile a causa della penuria di offerta e della competizione sul mercato del lavoro che si fa più intensa nella ripresa post-Covid.

Mancano soprattutto le competenze digitali e ciò che le imprese devono comprendere oggi è che le digital skill non sono più appannaggio solo dei lavori “white collar” ma anche di quelli “blue collar”: tutte le attività lungo la Supply Chain sono incentrate su tecnologia e innovazione per rispondere alle richieste di clienti e consumatori sempre più digitali.

Le imprese dovranno anche essere in grado di attrarre e motivare le persone della Gen Z, che rappresentano la parte in crescita della forza lavoro.

Potenziare la collaborazione con la costruzione di un network

Quello che si evince è che nel 2022 sarà importante trovare il modo di valorizzare i dati per rendere la Supply Chain moderna e resiliente, capace di adattarsi a operazioni sempre più digitali. Inoltre, le tecnologie impiegate dovrebbero essere efficaci nel raggiungimento di almeno tre obiettivi: riduzione dei costi, visibilità su tutta la catena del valore e diversificazione delle operazioni volte a soddisfare le esigenze dei clienti. Importanti anche le soluzioni di monitoraggio e mitigazione dei rischi.

Ma, al di là della tecnologia, resta fondamentale la collaborazione: le aziende dovrebbero dedicarsi alla costruzione di un network con attori fidati (clienti, partner della Supply Chain e fornitori) per gestire meglio le interruzioni e assicurare la business continuity. Per rendere resiliente la Supply Chain occorre migliorare nella capacità di anticipare, reagire e pianificare per tutelarsi il più possibile dagli imprevisti. Ciò si ottiene, conclude KPMG, abilitando l’integrazione e la collaborazione cross-funzionale con l’ecosistema dei fornitori.

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