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Global Value Chain Barometer: trasparenza e diversificazione le chiavi per superare la crisi

Secondo l’ultima edizione del “Barometro della catena del valore globale”, sviluppato nell’ambito del World Economic Forum, tensioni geopolitiche e cambiamenti climatici continueranno a minare la continuità operativa del settore manifatturiero. Ecco cosa occorre per migliorare la resilienza delle filiere

Pubblicato il 27 Gen 2023

Cambiamenti climatici, tensioni geopolitiche e difficoltà nel tenere il passo della rapida evoluzione tecnologica. Sono questi, oggi i mega trend alla base delle sempre più numerose interruzioni delle Supply Chain a livello globale. E purtroppo sono destinati, se non a rafforzarsi, almeno a persistere.

Per affrontare e superare uno scenario del genere, gli attori delle filiere impattate dall’impasse devono riuscire a rendere il più possibile trasparente l’intera catena del valore, diversificando le forniture. Il che significa sostanzialmente digitalizzare le componenti dei processi d’acquisto e condividere in tempo reale i dati con partner e fornitori.

L’obiettivo deve essere quello di ottimizzare i processi e, in caso di inconvenienti, prendere decisioni informate in tempi rapidi. A dirlo è la seconda edizione del Barometro della catena del valore globale, realizzato nell’ambito del World Economic Forum in collaborazione con Kearney sulla base degli insight forniti da Everstream Analytics.

Il report è stato presentato in occasione di Davos 2023, l’ultima edizione dell’incontro annuale che riunisce nella nota località svizzera i big dell’economia e della politica mondiale. Ben 52 i capi di stato e di governo presenti quest’anno.

Il punto di vista del World Economic Forum

Il documento nasce proprio con l’intento di aiutare le organizzazioni leader ad anticipare le vulnerabilità della loro catena di fornitura, in modo da poter gestire al meglio le tempeste che si profilano all’orizzonte.

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Come recita l’adagio, del resto, “una catena è tanto forte quanto lo è il suo anello più debole”. E quando si tratta dello stato attuale delle Supply Chain globali, gli elementi di debolezza sono purtroppo evidenti sia a monte che a valle. Basti pensare ai produttori, che si trovano letteralmente a navigare controvento tra inflazione a due cifre, carenza di manodopera, scarsità di materie prime, arretrati con gli ordini, costi energetici in crescita e nuove normative che impongono di ridurre gli sprechi e le emissioni.

Fattori, questi, che rallentano le operazioni aumentandone la complessità, svelano le vulnerabilità nascoste delle catene di fornitura, alla costante ricerca di un punto d’equilibrio tra la salvaguardia dei margini e la garanzia della capacità di consegna.

Ecco perché, sostiene il Barometro, essere in grado di percepire e individuare tempestivamente i punti deboli della Supply Chain in modo da prendere le precauzioni adeguate per gestire le potenziali interruzioni può rappresentare un elemento di differenziazione per le aziende leader.

Cosa è il Global Value Chain Barometer

Il Barometro della catena del valore globale è un bollettino trimestrale che offre ai dirigenti del settore manifatturiero e della Supply Chain una panoramica dei livelli di interruzione della catena del valore globale, fornendo inoltre una prospettiva sugli sviluppi e gli impatti previsti delle attuali perturbazioni economiche e geopolitiche nei prossimi sei mesi.

Il documento, più nello specifico, si basa sull’analisi mensile di miliardi di dati forniti da Everstream Analytics, società di analisi dei rischi legati alle catene di approvvigionamento. Gli eventi dirompenti vengono identificati grazie all’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale, che assegnano ciascun caso a un megatrend e lo classificano in base alla sua gravità.

Per ogni mese e megatrend, i punteggi di gravità di tutti gli eventi vengono sommati per dare un’indicazione del livello complessivo di perturbazione del periodo preso in considerazione. Inoltre, vengono identificate le tendenze per fornire una prospettiva strategica e per evidenziare possibili iniziative di mitigazione.

Come funziona il Barometro della Supply Chain

Sulla base di queste analisi, il Barometro identifica le principali roadmap che le aziende possono adottare per prepararsi ai prossimi sviluppi e le inserisce in una matrice denominata Resiliency Compass (Bussola della Resilienza), un quadro che per l’appunto evidenzia le strategie di costruzione della resilienza intorno a otto dimensioni, che contemplano sia il lato della domanda sia quello dell’offerta. Si parla, in particolare di:

  • Eccellenza di portfolio
  • Orientamento ai clienti
  • Affidabilità finanziaria
  • Versatilità nell’approccio al go-to-market
  • Flessibilità logistica
  • Adattabilità dei sistemi di produzione
  • Diversificazione dei fornitori
  • Advanced Planning

Supply Chain, cosa mette in evidenza l’ultimo Barometro

Secondo l’edizione di gennaio 2023 del Barometro, gli eventi di rischio legati al clima sono aumentati del 146%, le interruzioni tecnologiche sono diminuite del 12% e gli eventi di disturbo causati da tensioni geopolitiche sono aumentati del 110% rispetto a dicembre 2021.

Le difficoltà generate dall’aggravarsi della guerra in Ucraina (e le relative interruzioni tecnologiche causate da crimini informatici) hanno raggiunto il picco massimo nella primavera del 2022 e da allora sono rimaste a livelli elevati.

Alla luce delle ondate di caldo e di siccità record, seguite da fenomeno atmosferici estremi che hanno portato inondazioni e piogge torrenziali in tutto il mondo, anche le interruzioni legate al clima hanno registrato un aumento significativo nel corso del 2022.

Si tratta comunque di una situazione diventata stabile, il che potrebbe indicare che i produttori sono stati in grado di adattarsi all’aumento della volatilità del mercato costruendo in modo proattivo la propria resilienza.

Tuttavia, con una tendenza al rialzo nelle categorie delle perturbazioni geopolitiche e climatiche e in considerazione della crescente inflazione e dell’aumento dei costi energetici, nonché della carenza di manodopera e della nuova ondata di Covid-19 in Cina, gli analisti prevedono che il livello di perturbazioni operative aumenterà nel corso 2023.

Cosa possono fare i produttori per migliorare la resilienza

Per i prossimi sei mesi l’ago della Resiliency Compass, secondo gli elementi suggeriti dalla comunità del World Economic Forum, punta ancora sulla carenza di materiali a livello globale causata dalle tensioni geopolitiche e dalle interruzioni della catena del valore legate ai lockdown.

Allo stesso tempo, l’inflazione elevata e i prezzi dell’energia potranno causare problemi di solvibilità per le aziende manifatturiere e i loro fornitori, innescando un potenziale crollo della domanda, con la diminuzione della spesa dei consumatori e l’aumento del rischio di recessione.

Di conseguenza, per la costruzione di una resilienza proattiva sarà necessario tenere conto di cinque fattori, due di valenza critica e tre di elevata importanza, secondo le definizioni del Barometro.

Diversificazione

Innanzitutto, la diversificazione della base di fornitori e il disaccoppiamento dal rischio geografico possono contribuire a migliorare la disponibilità dei materiali. Inoltre, l’evoluzione delle normative ESG richiederà ai produttori di esaminare anche quella tipologia di rischio nella scelta dei supplier.

In secondo luogo, in vista del rischio di recessione, i produttori che si impegnano in regolari stress-test finanziari della propria base di fornitori e dei clienti (oltre che del proprio flusso di cassa) saranno meglio preparati ad affrontare potenziali insolvenze o cali della domanda. Inoltre, regolari attività di revisione delle scorte lungo la catena del valore end-to-end potranno contribuire a ridurre i costi del capitale circolante in vista dell’aumento dei tassi di interesse.

Trasparenza

Il Barometro sottolinea poi che promuovere la trasparenza in chiave end-to-end lungo tutta la catena del valore può aiutare i produttori, grazie allo sviluppo di migliori capacità di pianificazione, a identificare le carenze di componenti, i rischi ESG e i cambiamenti nella domanda dei consumatori.

Con una nuova ondata di Covid-19 potenzialmente in grado di influenzare i mercati dell’offerta e il rischio di recessione che provoca instabilità nei mercati della domanda, le imprese manifatturiere possono trarre vantaggio da una maggiore adattabilità della produzione per modulare rapidamente il planning in funzione dei cambiamenti dei comportamenti dei consumatori e della disponibilità dei materiali.

Nel momento in cui il livello di spesa dei clienti cambiasse a causa delle difficili prospettive economiche, la costruzione di modelli di domanda basati sull’andamento dei tassi di inflazione, la continua revisione delle previsioni e una sempre maggiore vicinanza al cliente potrebbero infine rivelarsi approcci estremamente utili nell’affrontare improvvisi cambi di scenario.

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Domenico Aliperto

Nato ad Aversa, studia a Milano, dove si laurea in Relazioni Pubbliche all’università IULM e comincia il percorso che lo porterà a diventare giornalista. Per i portali del gruppo Digital360 segue i temi dell’economia digitale e dell’innovazione tecnologica, viaggia, scrive e all'occorrenza fotografa. In passato ha collaborato con diversi quotidiani e magazine. Da sempre appassionato di narrativa e poesia, nel 2016 apre il blog Librimprobabili.com e nel 2017 pubblica con l'editore Biancaevolta il romanzo storico Non Conquistammo Che Sabbia.

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