Next Generation EU

Che cosa significa resilienza e perché è al centro del PNRR

Letteralmente, è la capacità di resistere a urti e traumi. Nel Piano di Ripresa, indica la volontà di investire per permettere al Paese di reagire alla pandemia, migliorando la qualità della vita, del lavoro, dei servizi pubblici degli italiani, ricostruendo un tessuto economico-sociale più solido rispetto al passato

14 Apr 2022

Annalisa Casali

La parola resilienza, poco utilizzata nel linguaggio comune, è balzata agli onori della cronaca nell’ultimo anno grazie al PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Da quando è stato presentato il Piano, infatti, in molti si sono messi a cercare online il significato di questo termine, per capire cosa vuol dire e comprendere perché un documento così importante per il rilancio economico e sociale del Paese lo consideri un valore assoluto da promuovere e sostenere.

Cos’è la resilienza

Il termine è stato introdotto per la prima volta dal fisiologo americano Walter Bradford Cannon nel 1914 in riferimento alla proprietà di alcuni materiali di resistere a urti e traumi senza rompersi.

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Etimologia della parola

Il termine resilienza ha diversi significati. Deriva dal latino resiliens, il participio passato del verbo resilire composto da “re” e “salire”, che è possibile tradurre più o meno come saltare. Il suo significato è rimbalzare indietro, ritornare e, in modo esteso, contrarsi e ritirarsi per poi scattare in avanti. Utilizzata in numerosi domini, la parola ha significati simili ma diversi:

  • Ingegneria e fisica: in questo ambito, la resilienza misura la capacità di un materiale di resistere a urti e rotture assorbendo energia tramite la propria deformazione, per poi rilanciarla e ritornare alla forma originale come fanno, per esempio, gli elastici.
  • Psicologia: traslata all’ambito sociale e psicologico, la resilienza rappresenta la capacità di un individuo o di un gruppo di persone di reagire di fronte alle avversità della vita, o anche solo a specifici eventi negativi, trasformando l’energia negativa in energia positiva. La resilienza è la condizione che permette di accelerare il proprio recupero, non solo rialzandosi ma anche trovando nuovo slancio per ripartire, riorganizzando la propria vita di conseguenza.
  • Cybersecurity: nel gergo della sicurezza informatica, la resilienza è la capacità che un’organizzazione ha di garantire la continuità operativa, ovvero il proseguimento delle proprie attività, anche durante un attacco cyber o una violazione di dati e sistemi.
  • Ecologia: in questo ambito, la resilienza rappresenta l’abilità di un ecosistema o di una comunità vitale di tornare alle proprie origini (o a una situazione di equilibrio) in risposta a una perturbazione o a un evento dirompente che hanno prodotto un allontanamento da quello stato.
  • Economia: in gergo economico, la resilienza è associata al concetto di prevenzione rispetto al verificarsi di eventi imprevisti. In ambito finanziario, per esempio, si parla di resilienza per le aziende che adottano coperture assicurative specifiche rispetto al rischio di subire perdite non preventivabili, situazioni di illiquidità e indisponibilità di fondi. Un’altra accezione del concetto di resilienza è quella promossa da Serge Latouche nella sua teoria della decrescita felice, che per il filosofo francese rappresenta una risposta più sostenibile e circolare ai modelli produttivi e di consumo attuali inquinanti e iniqui.

Perché va di moda il termine resilienza

La parola resilienza è finita molte volte tra gli ashtag più citati sui social (i cosiddetti trend topic) a partire dai primi mesi del 2021, quando sui giornali sono iniziati a circolare i contenuti del PNRR. Il documento stilato dal Governo Conte indica le modalità di impiego dei fondi europei Next Generation EU e identifica nella resilienza un valore cardine per guidare la ripresa economica dei prossimi anni. È stato il Parlamento europeo a pubblicizzare per primo l’equivalente inglese del termine, nel suo Recovery and Resilience Facility approvato il 10 febbraio 2021, tradotto in italiano come Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza. Articolato in sei pilastri – trasformazione digitale; coesione economica, produttività e competitività; coesione sociale e territoriale; transizione verde; politiche per la prossima generazione; resilienza economica, sociale e istituzionale – il Dispositivo rappresenta lo strumento principale per attuare le iniziative contemplate dal Fondo per la Ripresa Next Generation EU. Quest’ultimo è uno stanziamento del valore di 750 miliardi di euro approvato nel luglio 2020 dal Consiglio europeo per sostenere gli Stati membri più colpiti dalla pandemia da Coronavirus nel loro percorso di ritorno alla normalità.

Cosa vuol dire resilienza nel PNRR

Il termine ripresa all’interno dell’acronimo PNRR vuole evidenziare l’impatto positivo che gli interventi del Piano dovrebbero avere nei prossimi anni dal punto di vista economico e finanziario, sotto forma di maggior benessere sociale, miglior qualità della vita e dei servizi pubblici, maggior competitività delle aziende italiane sui mercati internazionali.

Il termine resilienza, invece, rappresenta l’impegno a reagire agli effetti della pandemia da parte di tutti gli attori coinvolti, quindi i singoli cittadini, le amministrazioni e gli enti pubblici, il mondo delle imprese, assumendo un atteggiamento positivo, propositivo e proattivo. E, soprattutto, sottolinea la possibilità di fare tutto questo migliorando la qualità della vita, del lavoro, dei servizi pubblici degli italiani, ricostruendo un tessuto economico-sociale più solido rispetto al passato, in grado di fronteggiare meglio eventuali eventi avversi che potrebbero accadere in futuro, coniugando le opportunità legate alla trasformazione digitale e alla transizione ecologica.

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