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I ruoli della Logistica

Supply Chain Manager: chi è, cosa fa, quanto guadagna e come lo si diventa

Radiografia di una figura professionale sempre più strategica nell’era del Commerce, in cui personalizzazione e on time diventano le parole d’ordine delle imprese che vogliono conquistare vantaggio competitivo. Le competenze necessarie, gli obiettivi, la retribuzione

22 Lug 2019

Domenico Aliperto

In un mondo in cui personalizzazione e on time sono le parole d’ordine di qualsiasi business che voglia sopravvivere nell’arena competitiva, la figura del Supply Chain Manager – il responsabile della catena logistica e degli approvvigionamenti – riveste un ruolo sempre più strategico. È vero che Marketing e Vendite, costituendo il punto di contatto dell’impresa con i propri interlocutori prima, durante e dopo il fatidico momento dell’acquisto, sono spesso ancora considerati il fulcro del successo di un’azienda. Ma il meccanismo può funzionare correttamente solo se alle spalle del front-end, dietro le quinte, ci sono competenze specifiche, in grado di orchestrare una complessità di filiera crescente, facendo leva sul know how tecnologico, sulla conoscenza della normativa e sulla capacità organizzativa. Caratteristiche che assolutamente non possono mancare a un Supply Chain Manager chiamato a operare nell’era del Commerce e della Omnicanalità.

Chi è il Supply Chain Manager

Cominciamo col definire il ruolo. Chi è oggi il Supply Chain Manager? È la risorsa a cui in azienda viene affidata la responsabilità dell’intera filiera che consente il funzionamento della catena logistica. Dall’approvvigionamento delle materie prime al loro stoccaggio e trasporto fino alla spedizione dei prodotti finiti, passando per il rapporto con i fornitori e la gestione delle giacenze e degli spostamenti della merce, il Supply Chain Manager si occupa di pianificare, organizzare, controllare e ottimizzare tutte le attività che permettono all’azienda di avviare il processo di trasformazione che genera i beni o i servizi offerti al mercato. È dunque evidente la delicatezza della figura: un intoppo lungo un processo critico, un rallentamento nell’elaborazione degli input, un collo di bottiglia durante un picco di lavoro e il business rischia di perdere valore, con conseguenze che possono generare un’onda lunga di inefficienze anche in altre divisioni. Non a caso, chi riesce a ricoprire questa responsabilità, accede a retribuzioni di tutto rispetto: secondo l’edizione 2017 dell’HR Trends and Salary Survey, stilato da Randstad, un Supply Chain Manager guadagna in media 56 mila euro l’anno, con un range di compensi che, a seconda dell’anzianità, del settore e delle dimensioni dell’azienda vanno dai 35 mila agli 80 mila euro annuali.

Cosa fa un Supply Chain Manager in azienda

Sono sostanzialmente tre gli ambiti di azione del Supply Chain Manager all’interno dell’organizzazione, e si declinano in altrettanti obiettivi:

Pianificare una catena logistica efficiente

Dalla progettazione di un sistema efficiente per ricevere, immagazzinare, distribuire e spedire merci e prodotti alle continue attività di fine tuning del processo, il Supply Chain Manager è molto più di un controllore. Ha il preciso compito di toccare con mano l’efficienza di ciascuna fase del ciclo di movimentazione del magazzino, confrontandosi continuamente con gli operatori del proprio reparto e con i responsabili delle altre business unit per raccogliere feedback sullo status quo e mettere a punto progetti di ottimizzazione per ciascuna filiera.

Gestire i collaboratori attivi sul fronte della logistica

Far esprimere a un’organizzazione il massimo potenziale significa prima di ogni altra cosa istruire e indirizzare le risorse umane perché sviluppino non solo la capacità di svolgere al meglio il proprio compito, ma anche di adattare l’operatività a cambiamenti imprevisti ed emergenze. Il Supply Chain Manager ha dunque il compito di formare un team composto da specialisti ma privo di ruoli fissi, una squadra all’interno della quale ciascuna competenza sia valorizzata attraverso i principi della flessibilità e della complementarietà.

Favorire l’evoluzione digitale del reparto

Quando si parla di flessibilità è inevitabile chiamare in causa le tecnologie digitali. La digital transformation sta infatti avendo un impatto determinante anche nella gestione della logistica e nelle attività di magazzino, sia rispetto alla dematerializzazione dei processi di data entry e di reportistica, sia – grazie alle piattaforme analitiche – nella pianificazione del budget, dell’utilizzo degli spazi e nell’ottimizzazione del ciclo di movimentazione delle merci. Non è un caso che la Top 25 mondiale della supply chain, stilata nel 2019 da Gartner, premia chi investe nel digitale, mettendo al primo posto Colgate-Palmolive, grazie alla mentalità business-first abilitata dalle nuove tecnologie, alla capacità di leadership e alle strategie di Corporate Social Responsibility. Il Supply Chain Manager ha dunque il compito di accelerare lo sviluppo digitale del proprio reparto, garantendo durante l’evoluzione degli strumenti e delle prassi la completa interoperabilità con tutte le altre divisioni aziendali.

Le competenze di un responsabile logistica

A questo punto i requisiti di un Supply Chain Manager dovrebbero essere chiari: oltre a possedere competenze specifiche per assicurare l’efficienza dei processi, questa figura deve avere doti di leadership e sensibilità nell’accogliere e addirittura prevenire i cambiamenti. La capacità di ascolto e le abilità negoziali sono dei must, e una solida preparazione sul campo informatico rappresenta un plus straordinario nel momento in cui si entra in un’organizzazione che fa della raccolta e dell’analisi dei dati un’attività strategica per la gestione del business e per l’ottimizzazione dei risultati: la conoscenza dei principali software gestionali può in questi casi rivelarsi utilissima per riconoscere, affrontare e risolvere criticità della filiera.

Proprio in riferimento alla tecnologia una delle skill emergenti, richieste con più insistenza, è la digital dexterity, cioè la capacità di adattarsi a nuove tecnologie in tempi brevi, e anche la disponibilità a utilizzare strumenti di Advanced Analytics e AI (Artificial Intelligence) per prendere decisioni.

Dove lavora

In genere sono soprattutto le aziende produttive a impiegare queste figure. Si tratta di quelle realtà che lavorano materie prime o semilavorati per trasformarli in beni, in cui il Supply Chain Manager gestisce approvvigionamento, acquisti e vendite, e in generale supervisiona tutte le fasi della produzione.

A queste si aggiungono anche le aziende commerciali, quelle che operano nel retail, nell’ecommerce e nella GDO, comprese le realtà che si occupano di distribuzione al dettaglio (supermercati, ipermercati e grandi magazzini) e di distribuzione all’ingrosso.

Infine, in alcuni casi il Supply Chain Manager è presente anche nelle aziende di servizi che hanno bisogno di approvviggionarsi ad esempio di prodotti da ufficio e attrezzature specialistiche.

Formazione: come diventare Supply Chain Manager

Per sostenere questo ruolo, occorrono skill e conoscenze messe a disposizione dai corsi di laurea in Economia, Ingegneria Gestionale, Ingegneria dei Trasporti e della Logistica, a cui – come si è visto – è sempre più indispensabile associare competenze informatiche. Tornando poi alla digital dexterity, sarà destinata a essere un elemento irrinunciabile in qualsiasi programma di formazione in ambito supply chain.

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