RICERCHE E STUDI

Costi della Supply Chain: le sfide che le aziende europee devono affrontare in uno scenario instabile

Il 76% dei dirigenti italiani prevede di modificare in modo rilevante la gestione della filiera di approvvigionamento in risposta a eventi macroeconomici e geopolitici dall’impatto dirompente. Ma quali sono le scelte più comuni tra gli altri C-level del Vecchio Continente? Uno studio di FTI Consulting fa il punto

Pubblicato il 04 Gen 2024

La pandemia da Covid-19 prima e le tensioni geopolitiche – come la guerra russo-ucraina – poi, hanno caratterizzato lo scenario globale degli ultimi anni. Il susseguirsi di questi eventi è il contesto dentro cui le aziende di tutto il mondo, inevitabilmente, sono chiamate a operare. Dal punto di vista della filiera, le conseguenze che ne derivano sono significative, anche in termini di costi della Supply Chain. Ragion per cui oltre 3 dirigenti italiani su 4 (76%) ha intenzione di apportare modifiche strategiche alla catena di approvvigionamento in risposta a eventi che hanno causato una carenza globale di materie prime e l’incremento delle pressioni inflazionistiche, oltre ai mutamenti nella domanda dei consumatori.

Il dato emerge dalla ricerca “Supply Chain Barometer 2023: Pressure on Cost Continues” di FTI Consulting. L’indagine è stata condotta su un campione di 450 rappresentanti della C-suite di aziende con sede in Germania, Italia e Spagna e identifica 5 temi chiave di cui i leader aziendali europei dovranno discutere per fronteggiare le sfide legate all’approvvigionamento. Ma quali sono queste sfide?

1. Aumento dei costi della Supply Chain

Il tema dell’aumento dei costi della Supply Chain è fonte di grande preoccupazione: il 65% dei manager italiani ne prevede un incremento del 10% nell’anno in corso.

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Impatto dei costi della Supply Chain

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 Supply Chain Barometer 2023: Pressure on Cost Continues (FTI Consulting)

Al fronte dello scenario complesso, gli intervistati stanno considerando una serie di strategie per rafforzare la resilienza delle proprie catene di approvvigionamento. La risposta sembra trovarsi per molti nella collaborazione con attori esterni all’impresa: il 38% prevede infatti di stipulare contratti a lungo termine o formare partnership strategiche, il 37% intende consolidare i rapporti con i propri fornitori e il 36% mira a stabilire nuove collaborazioni con altri Paesi dell’Unione Europea.

Quali sono le attuali priorità strategiche per rendere la Supply Chain più robusta?

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Supply Chain Barometer 2023: Pressure on Cost Continues (FTI Consulting)

In tutti i Paesi coinvolti nella ricerca, il 58% degli intervistati prevede un incremento dei costi fino al 10% per l’anno in corso, percentuale che si alza notevolmente (70%) se si guarda al solo settore automobilistico italiano.

Le aree in cui è previsto un maggior incremento dei costi sono quella dell’energia, delle materie prime e della logistica, seguiti dal personale, dagli investimenti e dai servizi.

Percezione dei principali incrementi di costo

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Supply Chain Barometer 2023: Pressure on Cost Continues (FTI Consulting)

2. Scarsità di manodopera qualificata

Una delle sfide che riguarda le imprese oggi è la scarsità del personale, e le conseguenze che ne derivano: aumento dei costi del lavoro e rischio di mancate competenze critiche interne, che a loro volta ricadono sulla capacità produttiva, ma anche sulla fattibilità di strategie che impattano la Supply Chain.

La mancanza di manodopera qualificata è considerata da quasi la metà degli intervistati (47%) uno dei principali fattori di disruption. In Italia, questo deficit è particolarmente avvertito nei settori del food e del fashion.

Fattori che impattano maggiormente sulla Supply Chain

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Supply Chain Barometer 2023: Pressure on Cost Continues (FTI Consulting)

3. Nearshoring e insourcing

In questo contesto, ripensare e modificare la Supply Chain, i costi che ne derivano e la sua resilienza e flessibilità, è un imperativo per l’87% degli intervistati. Il 15% di questi parla di una revisione strategica completa.

Quando interrogati sulle priorità strategiche attuali, più della metà dei partecipanti ha indicato che la propria azienda si sta concentrando sulla costruzione di partnership strategiche e la sottoscrizione di accordi di lungo periodo. Allo stesso tempo, sta operando per ridurre la lunghezza delle reti di fornitura cercando di riportare i processi produttivi all’interno dei confini UE.

La maggior parte dei partecipanti allo studio (l’89%) considera i network europee attraenti, ma solo il 28% delle aziende sposterebbe nel Vecchio Continente la propria capacità produttiva.

È anche emersa un’inversione di tendenza significativa verso una maggiore internalizzazione (insourcing) e una minore esternalizzazione (outsourcing), con un cambiamento più pronunciato nel settore dei beni di consumo.

4. Gestione del capitale circolante

La gestione del capitale circolante è ritenuta un elemento di rilevanza fondamentale per il 90% dei soggetti intervistati in Europa. Per ottimizzare il flusso monetario e il capitale di debito, il 39% dei partecipanti sta tentando di migliorare le condizioni di pagamento ai fornitori. Questa tendenza è più marcata in Germania (42%) e Spagna (41%) rispetto all’Italia (22%).

Il 32% del campione dichiara di aver implementato strategie per diminuire i crediti. Questa metodologia si è dimostrata particolarmente popolare tra le imprese del settore dei beni di consumo, dove il factoring è una pratica diffusa soprattutto tra le aziende italiane (55%) e spagnole (52%).

5. Decarbonizzazione

L’indagine sottolinea una consapevolezza crescente dell’importanza delle questioni ESG nelle operazioni aziendali: il 42% degli intervistati a livello europeo vede la strategia di decarbonizzazione come un vantaggio competitivo. Un trend dominante tra i partecipanti riguarda la correlazione tra le attività di decarbonizzazione e gli sforzi per aumentare l’efficienza energetica e abbattere i costi. Questo aspetto risalta particolarmente tra gli intervistati italiani (53%) e spagnoli (52%), che sottolineano come l’integrazione delle attività ESG nelle strategie aziendali principali porti a benefici concreti.

Quanto sono importanti gli aspetti ESG e come riducete l’impronta di carbonio?

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Supply Chain Barometer 2023: Pressure on Cost Continues (FTI Consulting)

5. Livello di digitalizzazione

Sul fronte della digitalizzazione invece, la strada è ancora lunga: il 52% degli intervistati ritiene di non aver ultimato il proprio percorso. Le discrepanze tra i Paesi intervistati sono particolarmente evidenti nel settore dei beni di consumo, dove solo il 20% degli intervistati italiani afferma un alto grado di digitalizzazione, rispetto a quasi il 60% dei corrispondenti spagnoli.

«Per prosperare in un ambiente così dinamico è indispensabile una trasformazione end-to-end della Supply Chain, basata su una strategia chiara e un’esecuzione efficace, capace di affrontare le situazioni più dirompenti – ha affermato Francesco Leone, Senior Managing Director e Head of Corporate Finance & Restructuring presso FTI Consulting in Italia -. Per assicurare un successo duraturo, le organizzazioni italiane ed europee dovranno riconsiderare le proprie strutture di costo, mantenendo i contatti con i partner globali esistenti e sviluppando relazioni di lungo periodo con i player regionali. Non si deve poi trascurare l’impegno continuo in iniziative ESG che mirino sia alla decarbonizzazione sia all’efficienza energetica».

Francesco Leone

Senior Managing Director e Head of Corporate Finance & Restructuring presso FTI Consulting in Italia

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