Open Finance: cos’è, i vantaggi e le frontiere dell’Open Innovation in finanza

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Open Finance: cos’è, i vantaggi e le frontiere dell’Open Innovation in finanza

Dall’Open Innovation all’Open Finance, passando per l’Open Banking: i servizi finanziari si evolvono mettendo al centro la persona. Ecco come oggi, attraverso la condivisione di dati aggiornati, è possibile creare esperienze sempre più personalizzate, soddisfacenti e sicure per i clienti grazie alla partecipazione di aziende innovative in ambito fintech e insurtech

17 Mag 2021

Simona Politini

Evoluzione dell’Open Banking, l’Open Finance è l’applicazione dell’Open Innovation al settore finanziario e assicurativo. Guidata dal progresso tecnologico e dalle nuove esigenze dei clienti, l’Open Finance si ripromette di innovare in maniera significativa il ventaglio di servizi finanziari sino ad ora offerti in un’ottica di sempre maggiore personalizzazione ed efficienza.

Che cosa è l’Open Finance

L’Open Finance è l’applicazione del modello di Open Innovation ai servizi finanziari e assicurativi. Ecco perché per comprendere a pieno cos’è l’Open Finance si deve fare un passo indietro e capire che quando si parla di Open Innovation si fa riferimento al “paradigma che presuppone che le aziende possano e debbano utilizzare idee esterne, idee interne e percorsi interni ed esterni al mercato, mentre cercano di far progredire la propria tecnologia”. Così l’economista e scrittore statunitense Henry Chesbrough descriveva per primo il concetto di Open Innovation nel suo libro dal titolo che non pone equivoci “The era of Open Innovation”. Era il 2003 e Chesbrough poteva analizzare gli ultimi vent’anni di strategie di impresa verificando come, difronte alla crescente competitività delle piccole aziende più snelle e innovative, le realtà leader di settore si erano trovate a scontrarsi con i limiti di un modello chiuso nel quale l’area ricerca e sviluppo poteva contare esclusivamente sulle risorse interne. Ma senza confronto, senza contaminazione, senza apertura, non ci può essere crescita. Ed è partendo da questa considerazione che Chesbrough definisce un modello di gestione della conoscenza permeabile nel quale le imprese, oltre che confidare su loro stesse, si rivolgono verso l’esterno per acquisire ed integrare nelle proprie organizzazioni nuove tecnologie e soluzioni originali, coinvolgere competenze specializzate nei processi di ideazione e creazione del prodotto, della sua commercializzazione e dei servizi ad esso annessi.

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Incubatori, call for ideas, premi, acquisizioni, sono alcuni dei metodi utilizzati dalle aziende per incamerare innovazione e rimanere competitive sul mercato. Un esempio recente tutto italiano è la joint venture stretta nella primavera 2020 tra Poste Italiane e la startup di Logista 4.0 Milkman specializzata in consegne a domicilio su appuntamento, dal quale accordo è nata la newco MLK Delivery che ha per obiettivo quello di implementare i servizi di consegna programmata di Poste: scheduled delivery, same-day delivery e grocery delivery. Sempre rimanendo nell’ambito di Poste Italiane è possibile rintracciare esempi di Open Innovation applicata a servizi finanziari, ovvero di Open Banking. Spostandoci dall’area “Corrispondenza Pacchi e distribuzione” all’area “Pagamenti, Mobile e Digitale”, infatti, tra le acquisizioni di Poste Italiane nel 2020 si segnala una partecipazione del 5,1% nella svedese Tink AB, una delle principali piattaforme in Europa che si rivolge alle banche, ma non solo, per consentire di offrire ai propri clienti servizi finanziari tecnologicamente avanzati e implementare nuove customer experience.

Fintech: quando la finanza incontra la tecnologia

Già in atto da qualche tempo, è indubbio come la digitalizzazione dei servizi finanziari abbia ricevuto una forte spinta per via dei blocchi e delle norme anti-contagio derivate dal dilagare della pandemia. Dall’ultima ricerca condotta dall’Osservatorio Fintech & Insurtech della School of Management del Politecnico di Milano si evince come durante il lockdown il 51% dei clienti ha interagito con la banca in modalità digitale, il 39% con l’assicurazione, e oltre il 70% dei clienti di entrambi i gruppi si è ritenuto soddisfatto del servizio. La possibilità di effettuare bonifici e pagamenti online, di rinnovare polizze assicurative e di firmare documenti in digitale, sono stati i servizi più apprezzati, così come si è registrato un incremento nell’uso di altri servizi fintech e insurtech, in particolare quelli di identità digitale (utilizzata dal 48% dei consumatori), di telemedicina inclusi nella polizza (6%) e di Robo Advisoring (6%). Attorno alle istituzioni finanziarie si va dunque via via configurando un ecosistema di startup pronto ad intercettare i bisogni e le preferenze dei clienti: nel 2020 sono 2.541 le startup Fintech & Insurtech censite a livello mondiale e oltre 300 quelle italiane rilevate dall’Osservatorio, il 19% delle quali nell’emergenza ha colto nuove opportunità di business.

Sebbene non manchino gli esempi positivi, come l’accordo di joint venture che ha visto la banca di Corrado Passera Illimity entrare nel capitale di Hype, la fintech di Fabrick (Gruppo Sella) che offre una soluzione digitale con funzioni di conto bancario e di sistema di pagamento, nel nostro Paese le partnership tra istituti finanziari e fintech sono ancora poco diffuse. Proprio Tink, la piattaforma svedese sopra citata, nel mese di marzo di quest’anno ha rilasciato una ricerca in cui rileva che nel 2020 in Italia solo il 17% delle banche ha attivato una partnership fintech per accedere a tecnologie di Open Banking, ma questi numeri sono destinati a crescere nel 2021 e vediamo perché.

Dall’Open Banking all’Open Finance

A mettere il visto sull’apertura delle banche europee verso il coinvolgimento di partner tecnologici esterni dando il via al modello collaborativo dell’Open Banking è stata la Payment Services Directive 2 (PSD2), la seconda direttiva europea sui servizi di pagamento in vigore dal 14 settembre 2019, ma entrata a pieno regime da quest’anno essendo scaduti i termini dell’adeguamento degli operatori il 31 dicembre 2020. Redatta con lo scopo di assicurare che, nell’ambito dei servizi di pagamento elettronici, consumatori, commercianti e imprese dispongano di più possibilità di scelta nonché di condizioni di trasparenza in modo da trarre il massimo vantaggio dal mercato interno, la PSD2 consiste all’atto pratico nell’obbligo del regolatore verso le banche di aprire le proprie API e condividere, previo consenso dei clienti, i dati di questi ultimi con terze parti (TTP – Third Party Providers), ovvero anche ad attori non finanziari, i quali ora possono accedere a saldi, dettagli di spesa, entrate e uscite dei conti bancari, per migliorare l’esperienza del cliente.

Coinvolgere TTP significa creare maggiore concorrenza che è appunto il presupposto per elevare la qualità di servizi offerti. Le banche, sino ad oggi punto di riferimento per l’erogazione di servizi finanziari, a seguito della nuova normativa, si trovano così a collaborare e a competere allo stesso tempo con le società fintech e in generale con le società in grado di offrire servizi finanziari non necessariamente parte del settore finance. Sempre l’Osservatorio Fintech & Insurtech ha già mappato aziende di oltre 12 settori non finanziari, dalle Tech Companies alle Utilities, dal Retail al Travel e Sport, che hanno avviato in vari casi servizi finanziari non rivolti unicamente ai propri clienti. Un esempio: l’ingresso di Enel X nel mondo finanziario grazie alla partnership con Tink con una proposta dedicata alle famiglie e a supportare la gestione della casa, come la carta Enel X Pay pensata per i ragazzi tra gli 11 e i 17 anni collegata a un portafoglio digitale che può essere gestito dai genitori attraverso un’applicazione PFM.

È così che l’Open Banking cede il passo all’Open Finance. Con un più ampio spettro d’azione rispetto all’Open Banking, l’Open Finance abbraccia tutti i servizi finanziari, non solo quelli bancari di conto corrente o pagamento, ma anche quelli che riguardano la gestione dei patrimoni, l’intermediazione finanziaria, i servizi assicurativi, mettendo al centro il cliente e le sue esigenze e costruendo su di lui offerte sempre più personalizzate. Attraverso lo scambio di dati aggiornati, per esempio, i finanziatori potranno ridurre i tassi ai clienti più affidabili e dare accesso al credito anche a soggetti finora esclusi.

Le sfide dell’Open Finance

Ma se sino adesso abbiamo mostrato i vantaggi di un approccio aperto nel mondo della finanza, non dobbiamo però dimenticare le sfide che questo pone per garantire il pieno successo di tali progetti innovativi.

Lavorare in una modalità Open Finance significa doversi necessariamente aprire a nuovi partner. Tuttavia la ricerca, convalida e formazione di nuove relazioni tra le persone ha un costo da tenere in conto.

Progetti complessi nei quali intervengono più figure con diversi ruoli e competenze sono sempre più delicati da gestire e portare a buon fine. Dal punto di vista umano sarà necessario limare gli attriti tra le parti e gestire le eventuali asimmetrie nel flusso di informazioni necessarie al raggiungimento dell’obiettivo. Dal punto di vista tecnologico bisognerà garantire l’interoperabilità di tutte le piattaforme incluse nel progetto.

La sicurezza dei dati è forse uno dei punti più spinosi. È noto infatti come le banche e i fornitori di servizi finanziari siano nel mirino degli hacker e l’Open Finance, col passaggio di dati da un sistema ad un altro, potrebbe amplificare questo rischio aprendo nuove porte di accesso al cybercrime. Solide soluzioni di sicurezza informatica per combattere le potenziali minacce in arrivo diventano dunque imprescindibili.

Infine, la conformità alle normative generali che regolano il mercato. Se uno dei soggetti interessati non riuscisse a rispettare queste norme, l’ecosistema potrebbe esporre tutti i membri del progetto di Open Finance al rischio di danni finanziari o reputazionali.

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