Le Fintech spingono le banche tradizionali ad accelerare sul digitale

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Le Fintech riprendono la corsa e spingono le banche tradizionali ad accelerare sul digitale

Concorrenza di mercato da parte delle snelle e innovative Fintech e pressione verso l’introduzione di pratiche green stanno cambiando il volto delle banche tradizionali. Capillarità e fiducia sono le carte da giocare per vincere una partita che non può prescindere dalla necessità di digitalizzare i servizi mettendo sempre al primo posto la persona. L’indagine di Capgemini e Efma

27 Lug 2021

Simona Politini

Se da un lato le Fintech continuano a guadagnare terreno e quote di mercato, dall’altro le banche tradizionali devono evolversi verso un modello ibrido attraverso la modernizzazione delle loro operazioni di middle e back-office, sviluppando al contempo più entità digital-only per servire specifici segmenti di clientela. È questo quando afferma il World FinTech Report 2021, pubblicato da Capgemini ed Efma.

Il settore Fintech riprende quote di mercato

Il settore delle Fintech, svela lo studio, ha registrato una crescita dell’attività commerciale dell’11% anno su anno nel quarto trimestre del 2020, dopo quattro anni consecutivi di calo, raggiungendo ora il traguardo della redditività. Questo è stato possibile grazie alla resilienza che ha dimostrato durante la pandemia di Covid-19, registrando una crescita a due cifre nonostante le sfide operative e finanziarie del settore.

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L’adozione a livello globale di modelli digitali durante la pandemia ha permesso infatti alle Fintech di guadagnare quote di mercato, scatenando la concorrenza nel settore e aumentando la pressione sui player tradizionali alla luce del fatto che il 25% dei consumatori di tutto il mondo richiede servizi più veloci, personalizzati e comodi, affermando la disponibilità a sperimentare i prodotti bancari offerti dagli operatori di nuova generazione.

Il brio del settore ha attirato così anche gli investitori che, apprezzando il portfolio di prodotti diversificato offerto dalle Fintech, vi immettono capitale. È notizia recente l’acquisto da parte di Visa, il colosso americano leader nei pagamenti digitali e nelle carte di credito, del 100% di una delle principali piattaforme europee di Open Banking, Tink. La fintech svedese, nel cui capitale finora era presente anche Poste Italiane, è stata comprata al prezzo record di 1,8 miliardi di euro.

Banche vs Fintech

Decenni di lacune operative, tecnologie legacy e vecchi modelli di business rendono più sfidante la trasformazione digitale per gli operatori tradizionali, ma l’impatto sul settore dei servizi bancari da parte del Covid-19 non permette di procrastinare ulteriormente lo sviluppo di nuovi modelli di Open Banking.

Per continuare ad avere una posizione rilevante, i player tradizionali si preparano a far leva sui loro punti di forza, come portata globale e fiducia dei clienti, cercando allo stesso tempo di migliorare su quelli deboli, come legacy IT e customer experience.

Mettere l’utente al primo posto è una priorità assoluta, e man mano che il settore si evolve, le banche devono rivolgersi a mercati specifici e soddisfare la domanda dei consumatori a livello locale.

Una strategia che parte dalla consapevolezza delle banche tradizionali del potenziale insito nell’engagement digitale, tanto che il 63% dei dirigenti bancari intervistati ha affermato che i touch point digitali consentono di sviluppare un business capillare nell’ambiente online, mentre il 50% ha dichiarato che permettono di portare nuovi prodotti sul mercato più velocemente e il 52% che rendono la collaborazione con l’ecosistema più facile grazie alla funzionalità plug-and-play.

La carta vincente delle banche tradizionali

Insieme alla capillarità sul territorio, l’altro punto di forza delle banche, come anticipato sopra, è la fiducia. Se da un lato, infatti, i consumatori accolgono volentieri i servizi delle Fintech, dall’altro continuano a fidarsi delle banche tradizionali, con il 68% degli intervistati che dichiara di essere disposto a provare l’offerta unicamente digitale della propria banca di riferimento.

Tuttavia, il mindset e i modelli di business tradizionali ostacolano il percorso verso una banca digital-only: ad esempio la mancanza di supporto a lungo termine della capogruppo (47%), l’indisponibilità a sostenere la cannibalizzazione strategica a breve termine della base clienti (43%) e la difficoltà nel proporre offerte digitali non competitive (55%). E così la banca ibrida, un ponte tra ieri e il futuro, risulta essere il modello di banca che andrà a configurarsi nell’immediato avvenire.

Green banking, la sostenibilità entra in banca passando dal digitale

Banche non solo dotate di servizi digitali, ma anche banche attente all’ambiente. Gli operatori tradizionali stanno infatti sperimentando una crescente pressione sociale e normativa per introdurre pratiche green e sostenibili.

Secondo l’indagine Global Retail Banking Voice of the Customer 2021, riportata nello studio Capgmenini – Efma, il 65% dei consumatori a livello globale vuole che le banche riducano la loro impronta di carbonio seguendo processi paperless, utilizzando energia rinnovabile e offrendo carte di pagamento biodegradabili. Quasi un terzo dei consumatori pagherebbe un costo aggiuntivo per prodotti e servizi sostenibili o passerebbe a un nuovo fornitore che li propone. Per la loro stessa natura, le banche esclusivamente digitali sono ben posizionate per promuovere lo sviluppo della finanza sostenibile, con processi paperless e network zero branch.

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