Addio all'esterometro, un'occasione per accelerare l'innovazione digitale

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Addio all'esterometro, un'occasione per accelerare l'innovazione digitale

Ecco perché la novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2021 rappresenta un’opportunità per le imprese che puntano a migliorare, attraverso una gestione documentale ottimizzata, la catena del valore. Parla Daniela Perrone, Business Consultant Manager e membro dell’Osservatorio Normativo di Siav

20 Lug 2021

Domenico Aliperto

Come spesso accade in Italia, i processi di trasformazione imposti dalla normativa aprono per le imprese prospettive estremamente interessanti sul piano della digitalizzazione. Basti pensare agli effetti positivi generati dall’introduzione dell’obbligo della fatturazione elettronica in ambito B2B, che ha spinto molte organizzazioni a ripensare i flussi documentali per sfruttare appieno i vantaggi della dematerializzazione e dell’analisi dei dati.

Anche nell’anno della pandemia, che ha visto l’utilizzo della fatturazione elettronica venire frenata dal primo lockdown (-15%, con una ripresa negli ultimi mesi che ha portato all’emissione di due miliardi di documenti, solo il 4% in meno rispetto al 2019), le aziende italiane – almeno le più innovative – hanno potuto toccare con mano i vantaggi derivati indirettamente da questa discontinuità, e le più innovative hanno cercato di cavalcarli. Secondo l’Osservatorio Digital B2B della School of management del Politecnico di Milano, nel corso del 2020 il 23,8% delle organizzazioni ha sentito la necessità di investire in soluzioni digitali, in particolare per la gestione della firma (6,8%), per la digitalizzazione dei processi interni (6,2%) e per la conservazione dei documenti (5,5%). Il 18,4% ha attivato iniziative di digitalizzazione già nel corso del 2020, soprattutto per l’introduzione di firme digitali (7,3%), di strumenti per lo scambio di documenti elettronici (6%), di software a supporto dei processi interni (5,4%) e di tool per la conservazione digitale (3,5%). A seguito dell’obbligo di fatturazione elettronica, molte imprese hanno inoltre iniziato a interessarsi alle tecnologie per l’automazione dei processi, ritenute tra le priorità di investimento entro il 2022 dal 16% del campione. Nei prossimi due anni, infine, il 38,5% delle imprese prevede di investire in strumenti per digitalizzare i processi B2B.

Cosa cambia con l’addio all’esterometro

Un’ulteriore spinta a questo trend positivo verrà impressa dal quadro introdotto dalla Legge di Bilancio 2021, che tra le altre iniziative prevede, a decorrere dalle operazioni effettuate dall’1 gennaio 2022, l’eliminazione del cosiddetto esterometro. Il nuovo scenario prevede l’utilizzo di un unico canale e di un unico formato di gestione per le fatture elettroniche nazionali, per l’invio dei dati delle operazioni transfrontaliere, per gli obblighi di integrazione degli aspetti IVA sugli acquisti dall’estero, nonché per il reverse charge nazionale.

«Con l’addio all’esterometro si apre una nuova spinta di semplificazione opportunità nella gestione degli adempimenti fiscali in particolare per le aziende che hanno rapporti commerciali con l’estero», spiega Daniela Perrone, Business Consultant Manager e membro dell’Osservatorio Normativo di Siav. «Anche se parliamo di una trasformazione che non è destinata a stravolgere i processi aziendali come ha fatto in certi casi l’introduzione della fatturazione elettronica, rappresenta un significativo step in avanti sia rispetto al tema della maggiore trasparenza verso l’amministrazione finanziaria, sia nell’ottica della standardizzazione delle procedure».

Daniela Perrone

Business Consultant Manager Nord di Siav

Ora che diventa possibile comunicare i dati delle fatture relative agli scambi con l’estero nelle stesse modalità previste dalla fatturazione B2B, gli investimenti che hanno sostenuto aziende per agevolare l’interscambio possono essere ulteriormente portati a valore. Se con il regime attualmente in vigore è necessario integrare manualmente i documenti di acquisto, grazie all’utilizzo del formato Xml l’operazione potrà essere svolta in automatico, a tutto vantaggio dell’efficienza operativa degli uffici amministrativi e della rapidità di riconciliazione delle fatture. L’obiettivo ultimo del legislatore  è quello di arrivare a innescare meccanismi automatici per generare valori IVA precompilati, consentendo alle imprese di fruire dei sistemi di interscambio internazionali come di framework standardizzati e multifunzionali.

Un’opportunità per cavalcare la trasformazione digitale

«Riteniamo sia essenziale affrontare il vincolo di “compliance” dei tempi dettati dal legislatore quale spinta all’efficientamento. Nello specifico, se dal gennaio 2022 le aziende saranno tenute a trasmettere al SdI, sotto forma di fattura XML, i dati degli acquisti transfrontalieri entro il giorno 15 del mese successivo, va considerato che le fatture ricevute da fornitori esteri possono pervenire con una molteplicità di formati differenti. La necessità di gestire tali documenti in tempi brevi è una sfida soprattutto se si tratta  di fatture principalmente ricevute in modalità analogica. È necessario inquadrare tutte le tematiche di compliance in ambito fatturazione elettronica in una visione di insieme e di lungo periodo, che tiene conto anche dell’affermazione, nei prossimi anni, delle infrastrutture di comunicazione dei documenti transfrontalieri, a partire da PEPPOL (framework  sempre più utilizzato in Europa e nel mondo per lo scambio standardizzato di diversi documenti nei processi di approvvigionamento ed in Italia utilizzato obbligatoria mente per gli acquisti del comprato sanitario)», commenta Perrone. «C’è un quadro generale che si sta consolidando, ed è in questa prospettiva che anche Siav si sta muovendo per aggiornare le soluzioni che offre alle imprese. Al momento siamo impegnati nell’estensione della nostra piattaforma con moduli ad hoc in grado di portare nuovo valore ai clienti. Entrando più nello specifico, il nostro intento è quello di consentire alle imprese di  orchestrare adeguatamente i flussi da e verso il Sistema di Interscambio nazionale, ma non solo, man mano che diventano più complessi, garantendo attraverso l’integrazione con SAP esperienze d’uso omogenee e intuitive, e introducendo cruscotti di monitoraggio che aiutino gli operatori a non creare commistioni indesiderate nelle operazioni di registrazione delle fatture e di riconciliazione con i passaggi precedenti del ciclo di fatturazione». Questo dovrebbe comportare, a fronte di un minimo sforzo di change management, significativi vantaggi sia rispetto all’ottimizzazione della filiera a cui fanno capo clienti e fornitori, sia rispetto a una gestione efficace di tutta la parte amministrativa.

«A conti fatti», chiosa Perrone, «l’eliminazione del esterometro  potrebbe essere considerato un tassello di secondaria importanza nel mosaico del processo di digitalizzazione delle imprese italiane, ma rappresenta un’occasione per proseguire nel percorso di trasformazione digitale, anche iniziando a ragionare su una serie di servizi a corredo che potrebbero riguardare, per esempio, la dematerializzazione delle procedure relative alla prova di consegna e alla corretta gestione del fascicolo doganale. Si tratta quindi, per tutti, di cogliere un piccolo cambiamento per intraprendere un percorso di trasformazione molto più articolato».

D’altra parte, sostengono gli analisti, non manca molto al consolidamento di uno scenario in cui sarà avvantaggiato chi è in grado di dominare i flussi digitali lungo l’intera catena del valore. Basti pensare agli effetti della fatturazione elettronica: a fine 2018 nessuno pensava che avrebbe generato nelle imprese l’ondata di innovazione registrata dagli Osservatori. Il fenomeno non può far altro che accelerare.

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