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eFattura

PEPPOL e fatturazione elettronica europea: tutto quello che c'è da sapere

La piattaforma per l’interscambio di fatture elettroniche verso le PA a livello paneuropeo è già realtà. Ecco il punto sullo strumento che allarga le prerogative e i vantaggi dello SDI alle aziende che fanno business con partner internazionali

08 Ott 2019

Domenico Aliperto

Quella della fatturazione elettronica è – almeno nel nostro Paese – una rivoluzione piuttosto recente. Una trasformazione in due passaggi – il primo del 2014 per le fatture emesse alle Pa e il secondo del 2019 per le fatture tra privati – che ha però già ampiamente dimostrato i benefici ottenibili sia a livello di sistema sia per le aziende italiane: maggiore efficienza nell’interscambio e nell’archiviazione dei documenti, costi ridotti per la conservazione documentale, tempi di pagamento più sicuri, tracciabilità e trasparenza delle operazioni potenziate, a tutto vantaggio della semplificazione fiscale e amministrativa. È per questo che non è affatto prematuro parlare di fatturazione elettronica europea, ovvero di trasmissione delle fatture verso le PA dei membri dell’Unione attraverso una piattaforma comune. Come? Attraverso uno standard che garantisca la stessa semplicità, la stessa uniformità e la stessa efficacia che gli scambi elettronici di documenti di pagamento ha raggiunto sul piano nazionale. Quello standard esiste già, si chiama UBL 2.1 ed è utilizzato da PEPPOL.

Cos’è PEPPOL (Pan European Public Procurement Online)

La rete PEPPOL (Pan European Public Procurement Online) è per l’appunto la piattaforma a servizio dei Paesi europei che hanno già attivato la fatturazione elettronica. Il programma pilota fu avviato nel 2008 dalla Commissione Europea, con l’obiettivo di individuare un insieme di elementi infrastrutturali e specifiche tecniche che diventassero la base per la creazione di un mercato unico anche dal punto di vista degli strumenti di fatturazione, consentendo alle aziende europee più innovative di scambiare nel modo più semplice possibile documenti con gli organismi dell’Unione, pubblici e privati, abilitati al servizio. La fase uno si è conclusa nel 2012, quando l’associazione OpenPEPPOL ha assunto il governo delle componenti fondamentali del sistema, lasciando alle autorità nazionali il compito di promuovere e regolare il servizio. Gli elementi di base dell’ecosistema PEPPOL sono l’infrastruttura di rete eDelivery Network, le specifiche per l’interoperabilità dei documenti di Business (PEPPOL Business Interoperability Specifications, BIS), nonché gli accordi che regolano l’utilizzo della rete, ovvero dei Transport Infrastructure Agreements (TIA).

In Italia la PEPPOL Authority, l’ente preposto per il coordinamento delle attività finalizzate all’adozione della piattaforma nel settore pubblico e per la definizione delle regole tecniche per l’interoperabilità dei sistemi coinvolti, è AgID, che ha introdotto lo strumento con la Circolare n.3 del 6 dicembre 2016. È bene inoltre ricordare che nel nostro Paese, in seguito al recepimento della direttiva europea 2014/55/UE, dal 18 aprile 2019 gli enti pubblici e le Pubbliche amministrazioni centrali, così come le aziende private che fungono da enti aggiudicatori, hanno l’obbligo di predisporre i propri sistemi per la ricezione e la gestione delle fatture elettroniche nel formato PEPPOL.

Come funziona PEPPOL e la fatturazione elettronica europea

Dal punto di vista della trasmissione e della condivisione dei documenti di fatturazione, PEPPOL funziona con una logica simile a quella dello SDI (Sistema di Interscambio) dell’Agenzia delle Entrate. In pratica la fatturazione elettronica europea si basa su un’architettura a quattro nodi che mette in relazione tutti i partecipanti al processo: il mittente del documento e il suo Access Point PEPPOL, l’Access Point del destinatario e, naturalmente, il destinatario stesso. A stabilire il match tra gli Access Point è il Service Metadata Publisher (SMP), che garantisce l’indirizzo del destinatario e verifica la sua disponibilità a ricevere la fattura elettronica.

Quindi, in pratica, un’azienda che vuole emettere una fattura elettronica PEPPOL nei confronti di un cliente straniero non deve far altro che ricorrere a un Access Point Provider per attivare un account. Fatto ciò, è sufficiente entrare in possesso delle coordinate PEPPOL dell’ente destinatario della fattura, accedere alla dashboard fornita dal provider, compilare il documento, inserire il codice relativo al destinatario e inviarlo al proprio Access Point, che lo elabora e lo inoltra all’Access Point del destinatario. Il quale, infine, riceve una notifica nel momento in cui il documento è stato consegnato al suo hub ed è pronto per il download. Al momento, però, è necessario inviare anche un documento in formato XML al Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate per permettere al Fisco italiano di registrare la fattura emessa. A tendere, i fornitori di soluzioni per la fatturazione elettronica PEPPOL dovrebbero essere in grado di offrire sistemi integrati grazie ai quali sarà sufficiente una sola operazione per abilitare entrambi gli invii.

Proprio come per lo SDI e il meccanismo che regola la fatturazione elettronica italiana, i fornitori di punti d’accesso per Pubblica Amministrazione e imprese, nello specifico i PEPPOL Access Point Providers, giocano un ruolo fondamentale nella corretta esecuzione di emissione, invio e consegna dei documenti. È sempre AgID che certifica le aziende che si propongono come Access Point Providers, fornendo supporto nelle fasi di test e validazione dei punti di accesso. Esiste un elenco completo dei Certified PEPPOL Providers in Italia, disponibile sul sito dell’AgID. Attualmente sono circa 15 i PEPPOL Access Point Providers, mentre a livello europeo se ne contano oltre 200.

Normativa per le fatture in Italia e in Europa

Al momento nessuna normativa comunitaria impone lo scambio di fatture elettroniche a livello internazionale. In Italia la fatturazione elettronica è stata introdotta, come noto, con la Legge finanziaria 2008, che attuando il D.Lgs. n. 52 del 20 febbraio 2004 (che recepiva la Direttiva europea 2001/115) ha posto le basi per la creazione delle regole tecniche e dell’ecosistema sui cui si basa la prassi a livello nazionale. Dallo spartiacque del 6 giugno 2014, con l’introduzione della fatturazione elettronica obbligatoria verso le PA, si è assistito sul piano normativo a un vero e proprio crescendo di iniziative e correttivi per la messa a punto di un sistema che attualmente, a livello internazionale, può dirsi molto evoluto. Il prossimo salto è per l’appunto quello del PEPPOL.

I vantaggi del sistema PEPPOL per le aziende

Dunque, siamo ancora agli esordi di una piattaforma che però, già nei prossimi anni, si rivelerà fondamentale non solo per agevolare gli scambi tra aziende ed enti a livello paneuropeo, ma anche e soprattutto per generare una serie di benefici tangibili per tutti i tipi di organizzazioni, private o pubbliche che siano. Basti pensare all’abbattimento della burocrazia e alla riduzione dei costi legati all’emissione, alla trasmissione e alla conservazione delle fatture che genererà l’introduzione di uno standard comune certificato. Un processo che, esattamente come sta accadendo sul piano nazionale con la fatturazione elettronica abilitata dallo SDI, sosterrà la domanda di innovazione tecnologica delle imprese e delle pubbliche amministrazioni per quanto riguarda gli ambiti della gestione documentale e dell’automazione sempre più spinta dei workflow. Con la possibilità, grazie all’analisi dei dati estratti da ciascun documento digitale, di sviluppare una visione ancora più estesa e più matura sui business intrapresi sui mercati esteri con i partner internazionali.

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