Tecnologie

Retail: multicanalità e innovazione aziendale grazie al cloud

La migrazione al cloud non è più un’opzione per i retailer, ma una necessità per tutte le imprese che vogliono perfezionare la customer experience e costruire sull’innovazione il proprio vantaggio competitivo. Con la collaborazione di WIIT, scopriamo qual è la situazione attuale del settore, quali le sfide e come vincerle

08 Giu 2022

Emanuele Villa

Per i retailer, il cloud è un passaggio obbligato. Oggi, non si discute più circa l’opportunità o meno di adottarlo, ma verso quale modello orientarsi, come gestirlo e coordinarlo con i sistemi esistenti, al fine di assecondare la fortissima trasformazione digitale del settore.

Il cloud come abilitatore di esperienze omnicanale

Complice (anche) la pandemia, i retailer sono ormai consapevoli di dover architettare e gestire modelli omnicanale di comunicazione e di vendita. In quest’ambito, la spinta innovativa è molto forte: partendo dall’eCommerce, si sono aggiunti i Marketplace e i canali di vendita social; dal Drive to Store si sono sviluppate ulteriori modalità innovative di delivery e consegna, volte a minimizzare i tempi di ricezione e a ottimizzare l’esperienza dei clienti. Tutto ciò si traduce in una complessità strategica, tecnica e gestionale non indifferente, soprattutto partendo da un modello tradizionale incentrato sul punto vendita, con la potenziale aggiunta del solo eCommerce.

Il cloud è la piattaforma che abilita tutto il percorso di trasformazione innovativa, e non è un caso che la spesa per i relativi servizi sia prevista in crescita – nel solo universo retail – con un CAGR del 16,3% fino al 2025 (Mordor Intelligence).

Perché, dunque, le aziende non possono fare a meno del cloud? Dal punto di vista tecnico, l’innovazione si traduce nell’acquisto o nello sviluppo di nuove soluzioni, che le aziende devono poi integrare nel loro ecosistema. Ma queste soluzioni – moderne e innovative by design – si basano già su modelli e tecnologie cloud, rendendo di fatto l’adozione obbligata. Stefano Gruarin, Sales Manager Retail di WIIT, ci spiega che oggi «non siamo più nella fase in cui l’azienda può decidere se adottare o meno il cloud. Al massimo, può decidere se utilizzarlo per tutti o per parte dei processi, cosa che la orienta direttamente verso modelli multicloud».

Stefano Gruarin

Sales Manager Retail di WIIT

La necessità di integrare tecnologie di ultima generazione porta a modelli architetturali molto complessi, la cui progettazione e gestione richiedono competenze specialistiche e aggiornamento costante. In questo si legge il modello di business di WIIT, che con i suoi asset (tra cui un network di data center Tier IV) e l’esperienza, progetta, implementa e governa modelli cloud tailor made in funzione degli obiettivi dei propri clienti.

Velocità, resilienza e sicurezza ai massimi livelli

Il cloud è in grado di assecondare il ritmo del cambiamento, che in questo settore è davvero vorticoso. Inoltre, qui l’evoluzione non è particolarmente organizzata: le aziende seguono – o cercano di anticipare – trend di successo che richiedono grande velocità di adattamento. Le modalità tradizionali di sviluppo e di gestione dell’IT non sono adeguate a questo scopo, né tantomeno alle tempistiche con cui evolve il mercato.

I retailer che decidono di non migrare completamente in cloud si trovano comunque ad adottare un modello ibrido, o meglio di hybrid multicloud. Sotto questo profilo, ogni realtà è diversa dall’altra, ma l’aspetto fondamentale è la capacità di governare modelli complessi che evolvono continuamente a seconda delle esigenze del business e della spinta innovativa aziendale. A prescindere dalla complessità, è fondamentale che il modello di delivery sia unico e garantisca continuità ai processi di business. Per questioni di criticità e sensibilità del dato, alcune applicazioni possono essere più indicate per un cloud privato, altre – soprattutto per via delle tecnologie adottate – devono invece risiedere in cloud pubblico: ciò non toglie che entrambi i componenti dell’architettura debbano operare sinergicamente e confluire in un piano di gestione cloud in grado di integrarli, monitorarli e gestirli da un unico punto.

Infine, ma non per importanza, le aziende approdano al cloud per la sua resilienza intrinseca. «I clienti si aspettano che le esperienze omnicanale progettate dai retailer – continua Gruarin – siano non soltanto appaganti, ma anche disponibili 24 ore al giorno. Se uno solo dei componenti del modello non è disponibile, tutta l’esperienza ne risente, e di conseguenza anche la reputazione del brand. In questo contesto, le caratteristiche intrinseche del cloud e delle sue tecnologie aiutano molto a creare un modello resiliente e anche protetto dalle misure di sicurezza cyber più avanzate». Non bisogna dimenticare, infatti, che la resilienza dell’intero sistema è fortemente condizionata non solo da fattori intrinseci, ma anche da attacchi esterni che, peraltro, sono sempre più frequenti.

Il cloud accompagna il retail verso l’universo data-driven

I retailer stanno migrando verso il cloud non soltanto per assecondare le proprie strategie omnicanale e, di conseguenza, per avvicinarsi alle esigenze dei clienti, per fidelizzarli e attrarne di nuovi. Il cloud è anche fondamentale per accelerare il percorso verso la data-driven company, che costruisce il vantaggio competitivo sulla valorizzazione dei propri (ma non solo) dati. Per definizione, il retail 4.0 è digitalizzato: i dati ci sono, sono disponibili e la loro valorizzazione non può che passare dal cloud, perché le sue tecnologie avanzate e le doti di potenza e velocità non hanno compromessi. Inoltre, «Una normale azienda non ha le capability né potrebbe investire a tal punto da creare un’architettura così tanto resiliente e scalabile». Il cloud, qui, è l’unica strada, una strada che molti retailer stanno già percorrendo ma che è lontana dal proprio traguardo. E non per una questione di complessità tecnologica, che nel 2022 non è certamente un fattore ostativo, ma per carenze avvertibili a livello di data culture e di fiducia nel dato. Se si deve lavorare, occorre partire da lì.

Retail: come costruire il buyer journey perfetto grazie ai dati?

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Emanuele Villa

Appassionato di tecnologia da sempre, ha deciso che avrebbe impegnato il suo tempo raccontandola e lo fa dal lontano 2000. Dopo un lungo percorso nel mondo consumer, oggi si occupa soprattutto di innovazione e di Digital Transformation delle imprese.

Canali
E
Executive
Argomenti trattati

Personaggi

Stefano Gruarin

Aziende

Wiit

Approfondimenti

C
cloud computing
O
omnichannel
R
retail

Articolo 1 di 4