Reportage

Google Cloud Summit, la nuvola di BigG sempre più presente nelle aziende italiane

La divisione italiana di Google Cloud raddoppia i dipendenti e si specializza per industry, perché «le aziende vanno seguite e i processi sono complessi», ha spiegato il country manager Fabio Fregi a margine dell’evento milanese dedicato a partner e clienti. Le testimonianze di Telepass, Generali e Regione Puglia.

Pubblicato il 26 Giu 2019

google cloud summit 2019

2mila cinquecento registrati per la tappa milanese del Google Cloud Summit, un’occasione per fare il punto sulla diffusione delle soluzioni business di BigG, scoprire in anticipo le ultime novità tecniche e ascoltare le testimonianze di clienti significativi. L’affluenza conferma l’ascesa inarrestabile della G Suite (un miliardo e mezzo di persone e 5 milioni di aziende gli utenti di della suite, che include mail, calendario, documenti condivisi videocomunicazione e chat), delle piattaforme cloud e degli ambienti di sviluppo del colosso del Web, che è ormai presente con le sue soluzioni in 6 delle 10 più grandi aziende a livello globale.

Impressionante la potenza di fuoco messa in campo per l’innovazione e lo sviluppo dell’offerta cloud: investimenti per 30 miliardi di dollari in tre anni (2017-2020, specificando che si tratta di spese in conto capitale), oltre 130 i nuovi prodotti rilasciati in un anno.

Ad aprire la giornata il Country Manager Italiano, Fabio Fregi, che ha ricordato i tassi di crescita del cloud sono elevatissimi nel nostro Paese come nel mondo, e che il team italiano dedicato al cloud sta raddoppiando (in Google, non solo per la parte cloud, oggi in Italia lavorano circa 300 persone) e intende crescere a questo ritmo almeno per i prossimi due anni.

«Le aziende, soprattutto quelle grandi, hanno bisogno di essere seguite nella loro trasformazione. I processi sono complessi e vanno compresi – ha detto a margine dell’evento, in un incontro con la stampa -. Ci stiamo organizzando per settori merceologici e per le verticalizzazioni ci appoggiamo al nostro ecosistema di partner, che ci aiuta a mappare le esigenze e indirizzarle con sviluppi ad hoc. Puntiamo a una presenza maggiore, per raccontare alle aziende italiane la nostra storia, che viene ascoltata con grande interesse quando abbiamo l’opportunità di farlo».

Il manager ha poi aggiunto che sicurezza e privacy sono i primi due temi da affrontare quando si parla di cloud, e che il focus tecnologico, per il futuro, sarà sull’apertura. «Siamo grandi contributori della comunità open source, e favoriamo la diffusione del multicloud e del cloud ibrido: è quello che chiedono le aziende». Per il multi cloud la soluzione di Google si chiama Anthos, mentre per l’intelligenza artificiale, altro tema caldissimo, la proposta è Cloud AutoML.

I testimonial italiani

Fra le aziende che hanno scelto di lavorare in partnership con Google c’è Generali Italia. «Stiamo ridisegnando il modo di fare assicurazione e di offrire servizi ai clienti, negli advanced analytics e nella connected insurance», ha spiegato Francesco Bardelli, Chief Business Transformation Officer, e Ceo di Generali Jeniot, nuova società creata quest’anno per accelerare l’innovazione. «La tecnologia permette di essere vicini ai clienti, prevenire eventi, educare i comportamenti, processare i dati in modo veloce creando modelli predittivi. Stiamo creando un Innovation lab insieme a Google, dove lavoreranno esperti di assicurazioni insieme a esperti di tecnologie. Un passo che ci permetterà di essere pronti alle nuove sfide.

Gabriele Benedetto, AD di Telepass, ha raccontato cosa significa, da un punto di vista del servizio al cliente, il passaggio che è in corso da un sistema di billing on premise a uno in cloud.

«Inviamo 11 milioni di fatture al mese, divise in tre blocchi nell’arco di 7 giorni, per non saturare i sistemi a fine mese, quando tutti i clienti entrano sul sito per fare la nota spese. Abbiamo ripensato il servizio, che è nativamente in cloud, e a regime il 31 del mese potremo dare una risposta a tutti i clienti».

Benedetto ha raccontato anche come Google è riuscita a rassicuralo sull’utilizzo dei dati: «Avevo dubbi, non possiamo certo condividere i dati con altri e perderne il controllo, per noi è fondamentale per competere. Lavoreremo con una società terza, un System Integrator agnostico e qualificato, che opererà tra noi e Google. Inoltre, ho avuto l’approvazione del team IT, dopo che per anni hanno difeso il legacy blindato dei dati: il loro feedback è stato la cartina di tornasole».

Un’altra testimonianza importante è stata quella della Regione Puglia, che ha adottato la G suite, per migliorare collaborazione e comunicazione. 4mila dipendenti coinvolti in un progetto che, più che tecnologico, è soprattutto un cambio culturale.

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