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Agilità organizzativa, una leva indispensabile per avere successo nel mondo digitale

Per le aziende italiane l’innovazione ha un ruolo centrale e si sta diffondendo la consapevolezza che le organizzazioni con un approccio digital-first si imporranno sulle aziende più tradizionali: a lavorare sulla trasformazione del business model è stato l’82% delle realtà del nostro paese, come sottolinea una survey di Workday, che consiglia anche 5 best practice da seguire per diventare un’azienda agile

03 Feb 2020

Paola Capoferro

Il futuro appartiene alle aziende agili, l’agilità organizzativa è al centro del successo. Con l’avanzare del digitale le organizzazioni non solo si trovano nella condizione di dover continuare, con costanza, a innovare prodotti e servizi, ma anche di doverlo fare con una velocità più sostenuta rispetto al passato: le aziende con un approccio digital-first riescono a imporsi sulle aziende più tradizionali. A sottolinearlo è stato Pierre Gousset, vice presidente EMEA di Workday, in occasione dell’evento “Agilità organizzativa: la chiave per guidare la crescita globale” in cui sono stati presentati i risultati dello studio omonimo, realizzato in collaborazione con Longitude, a cui hanno partecipato anche Stefano Brandinali, Group CIO e Chief Digital Officer di Prysmian Group, e Mariano Corso, Docente del Politecnico di Milano e Responsabile Scientifico degli Osservatori HR Innovation Practice e Cloud Transformation, che hanno raccontato il loro punto di vista e commentato i risultati della ricerca.

Da sinistra Pierre Gousset, Stefano Brandinali, Mariano Corso

«La prima cosa da capire è che cosa si intende per agilità organizzativa – ha sottolineato il manager di Workday, azienda che offre soluzioni gestionali in Cloud per la gestione finanziaria e delle risorse umane -. È la capacità di un’azienda di adattarsi rispetto ai contesti che cambiano cogliendone le nuove opportunità, che nascono anche grazie al digitale. Quindi, in sintesi, l’agilità organizzativa è la chiave per un’azienda per avere successo nel mondo digitale. Le organizzazioni che hanno adottato l’agilità organizzativa hanno il doppio di probabilità di trarre una quota significativa di ricavi dalle nuove proposte digitali e hanno probabilità 10 volte superiori di reagire ai cambiamenti del mercato con agilità e velocità, facendo crescere ancora di più i ricavi digitali».

Stefano Brandinali ha raccontato che in Prysmian – una delle più grandi aziende italiane che opera a livello mondiale nel settore dei sistemi in cavo per energia e telecomunicazioni, con un fatturato di oltre undici miliardi di euro, 29mila dipendenti in oltre 50 paesi – le ambizioni digitali sono state poste al centro della strategia. «Il nostro approccio alla trasformazione digitale punta a digitalizzare l’intera organizzazione e fa parte di quello che definiamo il ‘digital plancton’, ossia un coinvolgimento graduale e naturale di tutte le persone all’interno dell’azienda con lo scopo di diventare sempre più agili: il digitale deve entrare in azienda naturalmente, non deve essere solo raccontato. Nel 2020 possiamo affermare che Prysmian è un’azienda di successo, il nostro obiettivo è che lo sia anche nel 2030, e affinché questo avvenga è necessario cominciare a lavorare sin da oggi e il digitale è proprio una delle leve su cui puntare, per cambiare il nostro DNA».

«La rivoluzione digitale è un vortice di trasformazione che sta inghiottendo il mondo e riguarda tutti i settori, da quello dei media, che per primo è stato investito dalla digital disruption al retail, dalla logistica al manufacturing – ha sottolineato invece Mariano Corso -. Le organizzazioni tradizionali non sono ancora in grado di seguire il cambiamento anche quando lo percepiscono. Oggi competenze, professionalità e processi sono costantemente messi in discussione: è così che il tradizionale modello organizzativo entra in crisi. Ecco perché l’agilità oggi è una leva indispensabile per sopravvivere nell’era digitale: la visione imprenditoriale non è più sufficiente e come dimostra l’indagine dell’Osservatorio HR Innovation Practice e Assochange 2019 se è vero che la probabilità di fallimento di un progetto di Digital Transformation è molto elevata (un progetto su due fallisce), le organizzazioni agili hanno una percentuale di successo maggiore. Il punto di partenza è prepararsi lavorando su tre assi – sistemi, competenze e cultura – ponendo particolare attenzione al tema dell’engagement. Esiste, infatti, una correlazione tra l’agilità del modello organizzativo e la probabilità di avere persone motivate e ingaggiate (85% nelle organizzazioni agili contro il 31% in quelle tradizionali come mostrano i dati Doxa su un panel di 1000 lavoratori in organizzazioni con oltre 10 addetti)».

Agilità organizzativa: in Italia l’82% delle imprese ha lavorato sulla trasformazione del business model

Lo studio – condotto su 998 business leader di Asia, Europa e Nord America – ha messo nero su bianco che per la maggior parte dei dirigenti aziendali la chiave del successo a lungo termine è la crescita digitale e che oggi più che mai esiste una relazione forte tra crescita del fatturato e agilità organizzativa. «Oltre la metà degli intervistati ha affermato che almeno il 50% dei profitti che le loro aziende realizzeranno nei prossimi tre anni deriverà dal digitale – ha sottolineato il manager di Workday -. Se riportiamo indietro l’orologio a tre anni quello che vediamo è che i programmi di business digital transformation erano focalizzati sulla digital optimization, oggi invece il cuore sono i prodotti e servizi. Questo vuol dire che le organizzazioni devono mettere in piedi delle strategie per rispondere in tempi quanto più brevi ai cambiamenti del mercato, riuscendo a cogliere in anticipo i segnali e trasformare quello che in apparenza può sembrare una “distrazione” in un’opportunità di business. Lo scenario che si prospetta da qui ai prossimi cinque anni è in continua evoluzione».

Lo studio ha messo in luce anche che se da un lato è vero che la crescita del digitale avanza, dall’altro appena il 25% degli intervistati ha ottenuto progressi significativi e il 15% è riuscito a ottenere il massimo dall’agilità organizzativa. «C’è qualcosa che ancora oggi frena la crescita digitale, fattori che impediscono alle aziende di portare avanti una trasformazione digitale di successo – ha ribadito Gousset -. In primis c’è il tema della sicurezza informatica, della conformità alle normative o privacy (42%), a seguire gli impedimenti delle tecnologie legacy (34%) e la mentalità non propensa al rischio (29%)».

La ricerca ha anche dato evidenza a cosa sta accadendo nei singoli Paesi. «L’Italia emerge come uno delle nazioni più innovative d’Europa dal punto di vista digitale – ha detto il manager di Workday -. Secondo lo studio, l’82% delle imprese italiane intervistate ha compiuto “progressi significativi” nella trasformazione del proprio business model per la creazione di una gamma di prodotti e servizi digitali».

Ma non finisce qui: il 53% delle organizzazioni italiane prevede di trarre oltre il 50% dei ricavi dal digitale entro il 2022. Un risultato in linea con gli altri paesi europei come Francia (57%), Germania (55%) e Regno Unito (53%). Infine, per quanto riguarda i fattori che ostacolano la possibile crescita digitale, i business leader italiani hanno indicato ai primi due posti “i vincoli dei sistemi IT legacy” (33%) e la “mancanza di competenze” (33%).

Le 5 best practice da seguire per diventare un’azienda agile

«È un punto di partenza importante confrontarsi con le altre realtà, e capire che cosa stanno facendo le organizzazioni che hanno successo», ha ribadito Gousset. «Le aziende realmente agili hanno una serie di caratteristiche distintive, che la ricerca di Workday ha messo in luce: reattività, adattabilità, skill adeguate, migliori strumenti decisionali, controllo».

1. Reattività

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Le aziende devono essere in grado di fare una pianificazione continua: avere piani sempre aggiornati permette di adattarsi ai continui cambiamenti. «La pianificazione ovviamente coinvolge molti stakeholder dell’organizzazione: questo aspetto è importante, perché vuol dire che c’è anche un allineamento a livello centrale. I leader in Italia hanno indicato le tecnologie legacy poco flessibili (33%) e la difficoltà nell’allineare i giusti stakeholder interni (27%) come i due ostacoli principali all’adozione della pianificazione continua.

2. Adattabilità

Le strutture e i processi devono essere fluidi, per farlo è importante evolversi per semplificare i processi ed essere in grado di adattarsi rapidamente. Oltre la metà degli intervistati italiani (55%) ha dichiarato che le gerarchie tradizionali spesso rendono l’organizzazione troppo lenta per sfruttare le nuove opportunità.

3. Skill adeguate

Come ha sottolineato Gousset, è questa la chiave per costruire il futuro della forza lavoro. Le probabilità che le aziende agili si attivino per la riqualificazione della forza lavoro con piani mirati sono superiori rispetto alle aziende ritardatarie. La capacità di utilizzare nuovi strumenti e tecnologie (39%) e l’agilità cognitiva per affrontare il cambiamento costante (33%) sono ai primi posti tra le competenze ritenute più preziose per la forza lavoro italiana nei prossimi anni. «Oggi l’attenzione non è più solo sulle hard skill, le soft skill sono al centro della scena soprattutto quando si parla di essere flessibili e agili, enfatizzando la capacità dell’individuo di vivere un certo tipo di cultura in azienda», ha ribadito il manager di Workday.

4. Migliori strumenti decisionali

Per essere agili è necessario poter prendere decisioni consapevoli e responsabili. Ecco perché è importante potersi affidare agli strumenti giusti. Come ha sottolineato Gousset, i dati sono l’asset fondamentale. Ma ancora c’è molto lavoro da fare: quasi la metà degli intervistati italiani (43%) ha affermato che nelle loro organizzazioni i dati restano in grande misura confinati all’interno dei team funzionali oppure sono obsoleti.

5. Controllo

Strumenti e metriche per il performance rating delle innovazioni digitali consente di capire se un nuovo prodotto o servizio è redditizio. «I leader digitali hanno il doppio delle probabilità di dimostrare queste capacità rispetto ad altri», ha concluso il manager di Workday.

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