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Scenari

La promessa delle Deep Technology: innovazione ad alto impatto sociale e business intelligente

Il focus dell’innovazione si è spostato sulle Deep Tech, termine che indica tecnologie e soluzioni che nei prossimi anni saranno in grado di dare un contributo concreto per risolvere le grandi questioni sociali e ambientali del nostro tempo, oltre che di ridefinire i confini del business. Etica e responsabilità sono al centro del dibattito, in particolare per il futuro dell’intelligenza artificiale: l’Europa può e deve giocare il proprio ruolo fra Cina e Stati Uniti

30 Ago 2019

Manuela Gianni

Sono già molti anni che parliamo di innovazione digitale e Digital Transformation e ora è tempo di fare un passo avanti. La digitalizzazione di processi, servizi e prodotti è ormai un fatto scontato, almeno per chi non voglia sembrare un dinosauro. È vero che ci sono aziende e PA che sono molto indietro nel percorso, ma ormai ogni business di successo è soprattutto un digital business, ogni servizio efficiente è un servizio digitale, ogni prodotto fisico ha un “gemello” virtuale, gli oggetti sono connessi in rete e così via.

Nel frattempo, la frontiera dell’innovazione si è spostata avanti: ora si chiama Deep Technology (o Deeptech, che tradotto letteralmente significa tecnologia profonda, ad alto impatto sulla società) e sta già muovendo enormi flussi di denaro. Scienziati, aziende, ricercatori e governi sono alla ricerca di applicazioni dirompenti e si pongono obiettivi ambiziosissimi, orientando l’innovazione verso le sfide più complesse del nostro tempo, come mitigare gli effetti del cambiamento climatico, sfamare 8 miliardi di persone o mantenere in salute una popolazione in costante invecchiamento. Sfide che stanno anche dando vita a nuovi mercati, i più promettenti dei prossimi anni, ma che mettono in secondo piano il profitto, nella convinzione che le aziende non possano sottrarsi alla loro responsabilità sociale.

Cosa significa Deep Technology

Deep Technology è un’espressione coniata nel 2014 in riferimento al mondo delle startup. L’ha usata per la prima volta la CEO di un fondo di investimento, Swati Chaturvedi, per definire un gruppo di aziende particolarmente promettenti su cui investire. Cosa distingue le Deep Tech dalle normali tecnologie? Si tratta di scoperte scientifiche o innovazioni tecnologiche in grado di portare un progresso realmente significativo nell’umanità. Non si tratta dunque di usare la tecnologia digitale che è già disponibile per mettere in commercio un nuovo servizio. Il termine viene anche usato in senso più ampio, per indicare le tecnologie più promettenti del futuro. Al MIT di Boston, ad esempio, si è da poco svolto il Deep Technology Bootcamp, un incontro di una settimana riservato a innovatori talentuosi per aiutarli a creare soluzioni dirompenti utilizzando in particolare IoT, Intelligenza artificiale e Blockchain.

Le Deep Tech sono diventate il nuovo Eldorado per gli investitori in cerca di fortuna, ma anche per le aziende ICT, che devono alzare lo sguardo verso il futuro alla ricerca di un vantaggio competititivo. Un fermento che è globale, come conferma da uno studio pubblicato di recente da BCG: la ricerca sta attirando una enorme quantità di investimenti privati, cresciuti del 20% dal 2015 al 2018, fino a raggiungere i 18 miliardi di dollari, metà dei quali sono destinati ad aziende USA. Con le Deep Tech, si sta anche affermando un nuovo modo di fare innovazione, molto più frammentato e disperso sia a livello geografico che funzionale e industriale, basato su ecosistemi collaborativi, data la complessità delle soluzioni allo studio.

Le 3 caratteristiche distintive delle Deep Tech

Le Deep Technology non sono solo digitali. BCG a la società di ricerche Hello Tomorrow ne hanno individuato, in particolare, sette tipologie, alcune in embrione altre in pieno sviluppo, ritenute le più promettenti. Ecco l’elenco.

  • Advanced materials (nuovi materiali)
  • Artificial intelligence (AI),
  • Biotechnology
  • Blockchain
  • Droni e robotica
  • Photonics and electronics
  • Quantum computing

Tre caratteristiche distinguono le Deep Tech in un contesto di business.

In primo luogo, come già anticipato, hanno un grande impatto sulla società e generano enorme valore economico. Salute e benessere sono fra i principali obiettivi, insieme alla salvaguardia dell’ambiente, ma anche l’impatto atteso da alcune di queste tecnologie sull’industria e sulle infrastrutture è rilevante.

La seconda peculiarità è che si tratta di innovazioni che richiedono un lungo tempo di gestazione prima di raggiungere la maturità per essere adottate dal mercato e applicate in contesti reali. Tale lasso di tempo non è quantificabile a priori, ma in generale è superiore a quello necessario per sviluppare un’innovazione basata su tecnologie già disponibili, come può essere una nuova app. Stime riportate da BCG parlano di 4 anni per una tecnologia biotech. Per questo è importante giocare d’anticipo: colmare il gap con chi si è mosso per tempo non sarà facile.

La terza caratteristica di queste tecnologie è che necessitano di grandi capitali per il loro sviluppo e la loro diffusione. Il processo tradizionale di finanziamento di una startup non viene in questi casi utilizzato. Piuttosto, si vengono a creare ecosistemi che includono player diversi del mondo pubblico e privato (università, startup, investitori, aziende…)

In quest’ottica, non sono Deep Tech companies quelle che hanno avuto più successo in questi anni, da facebook a Uber, e nemmeno quelle che hanno costruito la loro fortuna su business model innovativi, come Airbnb.

Il ruolo dell’Europa fra Cina e Stati Uniti

Proprio in questi giorni si sta svolgendo in Finlandia lo Shift Business Festival evento dedicato all’impiego responsabile ed etico delle Deep Technology. Secondo i suoi promotori, quello attuale è un momento cruciale, perchè si stanno definendo gli standard su cui poggeranno gli sviluppi futuri. Occorre agire e sviluppare nuovi approcci mentali e competenze perchè oggi la capacità di investire in nuove tecnologie è in mano alle aziende e si sta traducendo in un testa a testa fra Cina e Stati Uniti. Ma quali interessi potranno trovare le imprese nello sviluppo di soluzioni che contrastino, ad esempio, povertà e cambiamenti climatici? Chi saprà orientare l’intelligenza artificiale verso utilizzi corretti? Chi è responsabile di formare gli utilizzatori ad un uso consapevole delle tecnologie, spiegando loro le possibili conseguenze? Sono tutti quesiti aperti.

“L’europa oggi sta guidando il dibattito sull’etica dell’AI – scrive la giovane CEO di Shift, Mari Mannisto -. È importante comprendere la competizione globale adesso che gli standard stanno prendendo forma. Le regole che definiranno i grandi sviluppatori di AI avranno impatto sulla vita di milioni di persone”.

Lo Shift Business festival si inserisce in un solco già tracciato dall’Unione Europa, che si agisce nell’ambito del programma Horizon 2020. Con l’iniziativa Startup Europe, è stato lanciato nel 2018 il progetto DeepTech4Good per accelerare lo sviluppo di startup nate in Europa. Lo scorso 25 aprile, 26 startup di 4 paesi europeo hanno avuto l’opportunità di presentare a Barcellona i loro pitch davanti alla giuria composta da imprese e investitori. I temi affrontati sono stati 4: Industry 4.0, Smart Health, Smart City, Smart Mobility. Le otto vincitrici sono state ammesse a un programma di scale up.

Il business intelligente e olistico

Le Deep Tech raccolgono dunque l’ambizione della generazione dei nativi digitali di superare il modello capitalistico dei loro genitori e costruire business non solo profittevoli, ma che abbiano anche un impatto positivo sulla società, facendo leva sulle incredibili opportunità create dalle tecnologie intelligenti, utilizzate in una armoniosa collaborazione con le enormi potenzialità dell’essere umano. Per fermare la distruzione di risorse del pianeta e dar forma e sostanza a un nuovo modo di fare business, intelligente e olistico.

Foto: (c) Melina Luukka

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Manuela Gianni
Direttore, Digital4Executive

Giornalista, ingegnere, mi occupo da molti anni di innovazione, tecnologie digitali e management. Direttrice sin dalla nascita di Digital4Executive

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