Il digitale, l’agenda 2030 e il Next Generation EU: quale ripresa vogliamo?

EDITORIALE

Il digitale, l’agenda 2030 e il Next Generation EU: le scelte che decidono il nostro futuro

Quale ripresa vogliamo costruire grazie ai progetti finanziati con i fondi europei? Occorre un cambio di passo, per raggiungere i 17 obiettivi fissati dall’Onu per il 2030 a tutela del Pianeta e delle generazioni future. Il ruolo catalizzatore delle tecnologie digitali è cruciale: lo conferma uno studio realizzato da Deloitte per conto del neonato movimento “Digital with Purpose”

12 Gen 2021

Manuela Gianni

Si discute in questi giorni in Italia il piano da presentare alla Commissione Europea per ottenere i finanziamenti del Next Generation EU (o Recovery Fund, o Recovery Plan), concepito dalla Commissione Europea come un enorme piano di investimenti, paragonabile al piano Marshall, che guarda al futuro, puntando su digitale e sostenibilità. Sono queste, infatti, le due direttrici indicate per la ripresa post-Covid dell’Europa, che ha allocato il 30% dei fondi alla crisi climatica, a tutela soprattutto dei giovani, come del resto suggerisce il nome, Generazione Futura.

Molti fanno notare che nel dibattito in corso in Italia ancora mancano indicazioni chiare sui veri protagonisti: i progetti operativi. Non sappiamo ancora come verranno impiegati questi fondi, 209 miliardi che, vale la pena di ricordarlo, verranno erogati dall’Europa solo a fronte di progettualità dettagliate (tempi costi, benefici) e di avanzamenti effettivi e misurabili dopo pochi mesi dalla partenza. Sono soldi che in parte andranno restituiti, e che, proprio per questo, dovrebbero mettere al primo posto di interessi dei giovani, perché saranno loro a godere dei risultati e a ripagare i debiti della crisi pandemica.

L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile: una bussola per il futuro

Nel frattempo, nel mondo si moltiplicano gli studi e le iniziative a tutela del futuro del Pianeta, cercando di arginare le possibili conseguenze del riscaldamento climatico. Si prevedono purtroppo nuove crisi, anche molto più pesanti di quella del Covid-19, che si scateneranno all’improvviso, al raggiungimento di alcune soglie dei vari parametri ambientali, denominate tipping point. Ecco perché abbiamo bisogno di progetti che non solo siano credibili agli occhi della Commissione Europea, ma che vadano nella direzione della sostenibilità, che non significa solo ambiente, ma economia, società, istituzioni. Fin qui, gli interventi in risposta alla pandemia sono stati in gran parte diretti alla protezione del sistema socioeconomico attuale, più che alla sua trasformazione.

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Gli esperti auspicano invece un’economia post pandemia fortemente discontinua rispetto al passato. Tornare al “business as usual”, o intervenire in modo blando senza rendere circolare il modello dei consumi, finirebbe con l’esaurire in pochi anni le risorse della Terra, già ridotte al lumicino. Le nuove stime ONU ci dicono che se continuiamo ad avanzare in modo lineare, cioè bruciando risorse e producendo scarti che immettiamo nel sistema (C02, plastica, rifiuti, ma anche povertà ed emarginazione, gli “scartati” di cui parla anche il Papa) non riusciremo a raggiungere gli obiettivi 2030, con conseguenze irreversibili. L’Agenda 2030 è un documento fondamentale: per la prima volta nella storia dell’umanità esiste un piano globale condiviso per guidare il cambiamento.

“I prossimi mesi saranno cruciali per disegnare e impostare le politiche pubbliche del prossimo triennio – ha detto Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, in occasione della presentazione del rapporto annuale dell’associazione, a dicembre -. La domanda di scelte pubbliche e private a favore dello sviluppo sostenibile non è mai stata così forte dato che la crisi ha chiarito le profonde interazioni tra dimensioni ambientali, sociali, economiche e istituzionali del nostro mondo, cioè i quattro pilastri dell’Agenda 2030. L’Unione europea ha indicato la strada da percorrere e l’Italia può essere protagonista di questa trasformazione per coglierne gli enormi vantaggi. L’Italia del 2030 può essere molto migliore di quella che avevamo un anno fa”.

Il ruolo del digitale: nasce Digital with Purpose

Un ruolo cruciale, in questo scenario, possono svolgerlo le tecnologie digitali, prioritarie nel Next Generation EU. Un ampio capitolo di spesa del piano in preparazione in Italia, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è infatti dedicato a Digitalizzazione e innovazione. Le progettualità che potrebbero essere avviate sono molte e note. Deloitte ha appena rilasciato uno studio che identifica e quantifica l’impatto potenziale di iniziative tecnologiche di istituzioni, aziende e organizzazioni filantropiche mirate a raggiungere i 17 obiettivi (SDG) fissati dall’agenda 2030, definendo gli interventi “urgenti”. Lo studio è stato commissionato dalla neocostituita associazione Digital with Purpose”, un ambizioso movimento guidato dall’associazione GeSI (Global Enabling Sustainability Initiative) che unisce i giganti ICT mondiali (per l’Italia aderisce TIM) con l’obiettivo di spingere l’impiego delle tecnologie per accelerare il raggiungimento degli obiettivi dell’agenda ONU.

Si stima che il settore ICT possa contribuire per il 20% al raggiungimento di tutti gli obiettivi, e al contempo favorire la crescita dell’economia globale per oltre 2mila miliardi di euro entro il 2030, aumentando l’occupazione del 45%. Le principali aree di intervento sono Climate Action, Circular Economy, Supply Chain, Digital Inclusion, Digital Trust.

“Le tecnologie digitali ci aiutano a rimanere connessi e a comunicare, mettendo in condivisione idee e opportunità; ci aiutano a monitorare e tracciare l’evoluzione e l’impatto delle nostre azioni, rendendole trasparenti e misurabili; ci aiutano ad analizzare enormi quantità di informazioni, ottimizzando processi e procedure e anticipando gli interventi futuri. Infine, sono un ponte tra il mondo fisico e quello digitale, aumentando le capacità dell’uomo e svolgendo in automatico attività al posto nostro. Il settore ICT, e i loro partner, devono avere un ruolo chiave: serve inclusività, ambizione, senso di responsabilità”, ha affermato il Prof. Jeffey D. Sachs, Direttore per l’UN del Sustainable Development Solution Network, presentando il lavoro.

Un’iniziativa come questa, che chiama raccolta imprese e istituzioni, è importante proprio perché la crisi pandemica rende più difficile il cammino verso la sostenibilità. L’ASviS fa sapere che l’Italia non ha rispettato gran parte degli impegni al 2020 dell’Agenda 2030 e che la crisi incide negativamente su 9 obiettivi su 17.

Ma non dobbiamo arrenderci, perché ognuno può fare la sua parte. Le priorità sono chiare e il Next Generation Eu è l’opportunità per orientare le politiche pubbliche verso la transizione ecologica e digitale, la riduzione delle disuguaglianze, a partire da quella di genere, oltre che la semplificazione amministrativa e l’investimento su scuola e ricerca. Il futuro dipende da cosa scegliamo oggi.

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Manuela Gianni
Direttore, Digital4Executive
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