Supply Chain ed economia circolare: opportunità e ostacoli da superare

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Supply Chain ed economia circolare: opportunità e ostacoli da superare

Dalla capacità di rientrare in possesso dei prodotti a fine vita, al recupero dei materiali passando per la valorizzazione delle materie prime. Gartner indica gli aspetti da tenere sotto controllo per cogliere le possibilità offerte dalle strategie di economia circolare, che offrono anche maggiore reattività e resilienza della logistica

22 Ott 2020

Luigi Teodonio

Nel corso del prossimo biennio uno degli obiettivi delle aziende in ambito Supply Chain è rafforzare gli investimenti in economia circolare, così da migliorare l’accesso e l’approvvigionamento delle materie prime anche in periodi di crisi, quando i “canali” solitamente utilizzati potrebbero avere problemi nell’evadere gli ordini. In questo modo i Chief Supply Chain Officer (CSCO) sarebbero in grado di garantire la continuità operativa del loro business e migliorerebbero la capacità di adattamento alle diverse fasi del mercato, rafforzando la resilienza della Supply Chain.

Questo quanto emerge da un sondaggio realizzato da Gartner (Opportunity after crisis), che ha raccolto la testimonianza di 528 professionisti della supply chain. L’analisi, condotta tra maggio e giugno 2020 tra professionisti dell’area Emea, Pac e Nord America, ha consentito di individuare le potenzialità di tale approccio, quali investimenti hanno maggiori probabilità di essere effettuati e, soprattutto, le difficoltà che le aziende potrebbero incontrare nell’adottare questo nuovo modello.

Supply chain ed economia circolare: i risultati della ricerca Gartner

Secondo gli esperti intervistati da Gartner, tra il 2021 e il 2022 gli investimenti nell’economia circolare potrebbero garantire alle società attive nel settore della supply chain diversi vantaggi. Prima di tutto, un nuovo approccio migliorerebbe la capacità dell’azienda di adattarsi alle diverse condizioni di mercato, slegandola così dalle vecchie logiche del mercato. Così, anche se una delle consuete linee di approvvigionamento dovesse interrompersi improvvisamente, l’azienda potrebbe facilmente sostituirla.

Per questo motivo, il 51% degli intervistati ha dichiarato di guardare con maggiore interesse all’economia circolare e ai benefici che questa potrebbe portare nel settore della supply chain. Come fa notare Sarah Watt, senior director analyst del Gartner Supply Chain Practice, il Covid-19 ha mostrato come i punti di forza di una supply chain interconnessa e globalizzata possono facilmente diventare delle debolezze nel momento in cui la disponibilità e l’accesso alle materie prime dovesse improvvisamente venire a mancare.

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In questo scenario, dunque, gli investimenti nell’ambito dell’economia circolare sono destinati a crescere, anche se in maniera controllata. La congiuntura economica che ci troviamo a vivere porterà i CSCO a prediligere soluzioni “a servizio”, come piattaforme PaaS, che garantiscono sufficiente versatilità e possibilità di adattamento alle situazioni più disparate.

Ricondizionamento e riutilizzo delle materie prime: i 4 elementi di attenzione

Per portare avanti il modello dell’economia circolare, ricondizionando e riutilizzando i prodotti a fine vita, i Chief Supply Chain Officer devono tenere sotto controllo quattro elementi:

  • Rientrare in possesso dei prodotti a fine vita. Affinché il modello possa funzionare, prima di tutto, le aziende devono avere accesso al mercato dei dispositivi a fine vita (o direttamente ai dispositivi stessi), così da recuperare facilmente le materie prime utilizzate per realizzarli. Per questo, le aziende stanno promuovendo modelli di cessione in leasing, che consente loro di rientrare in possesso dei prodotti dopo pochi anni;
  • Quantità dei materiali recuperabili. Questo modello consentirà anche di garantirsi approvvigionamenti continui e in grande quantità. Affinché il modello legato all’economia circolare sia sostenibile, infatti, è necessario che l’azienda riesca a recuperare una gran quantità di materie prime, da poter poi reimmettere sul mercato;
  • Valore delle materie prime. Restando sul fronte della sostenibilità economica dell’approccio “circolare”, è necessario che le aziende tengano in considerazione il valore residuale delle materie prime. Prodotti con un valore residuale basso, infatti, avranno meno possibilità di essere recuperati e reimmessi nel circolo produttivo, indipendentemente dai benefici ambientali collegati;
  • Complessità del prodotto. L’entrata in scena dell’economia circolare nel mondo della Supply Chain potrebbe avere “effetti collaterali” anche in altri settori. Per favorire il recupero dei materiali, ad esempio, le aziende potrebbero essere portate a cambiare il modello progettuale, favorendo un approccio “modulare” e semplice. Un prodotto meno complesso è infatti più semplice ed economico da processare, garantendo così maggiori vantaggi sia temporali sia economici.

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