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Trend

Futuro della logistica: quale sarà il ruolo di Amazon, Google, Uber e delle altre Big Tech?

Supply Chain e digitale sono ormai legati a doppio filo. Le big dell’hi-tech sono ben consapevoli del valore del settore e stanno acquisendo un ruolo sempre più rilevante: le cinque più grandi aziende tecnologiche statunitensi spendono – collettivamente – circa 90 miliardi di dollari all’anno per la realizzazione di magazzini e data center, una cifra raddoppiata dal 2015. Ma avranno sempre bisogno dell’expertise dei player tradizionali

29 Ago 2019

Federico Pozzi Chiesa

Founder Supernova Hub e AD Italmondo

Che cosa c’entrano le Big Tech con la logistica e cosa potrebbe cambiare in futuro? Già a giugno 2018 Shaleen Devgun, Chief Information Officer della Schneider National aveva ribadito al Wall Street Journal che “le aziende di trasporto e logistica devono trasformarsi in aziende di tecnologia”. Le sue parole sono state premonitrici di quanto è realmente accaduto tra big player e chi ha deciso di voler rimanere competitivo in un mercato affollato, spostandosi verso la cosiddetta e-logistics. La frase di Devgun aveva però anche una valenza inversa: i big player come Amazon, Google e Uber, noti anche come le aziende tecnologiche più grandi al mondo, sono sbarcati negli ultimi mesi anche nel settore della logistica, puntando sul fatto di poter già contare su infrastrutture, grandi moli di dati e capacità nettamente superiori alle altre realtà. In particolare, secondo alcune stime, le cinque più grandi aziende tecnologiche statunitensi stanno spendono – collettivamente – circa 90 miliardi di dollari all’anno per la realizzazione di magazzini e data center, una cifra raddoppiata dal 2015 (fonte: Bloomberg).

Amazon, obiettivo per il futuro: gestire la logistica in autonomia

Amazon è sul mercato logistico dal 2018 negli Stati Uniti, e dal 2019 in Italia, dopo aver ottenuto lo scorso dicembre l’attestato di operatore postale dal MiSE. Non sono solo le dimensioni e la portata delle operazioni logistiche di Amazon a permettergli di inserirsi in un settore così complesso e strutturato come quello della logistica. Amazon ha a disposizione una quantità enorme di dati e analytics sugli acquisti e sulle ricerche degli utenti che possono permettere al colosso di ottimizzare le modalità di consegna. Gestendo anche la logistica in autonomia, Amazon vuole raggiungere l’obiettivo di rendersi indipendente al 100% (nel 2019 si è confermata “Masters” della supply chain nella classifica stilata da Gartner in virtù di prestazioni che si sono mantenute elevate nel corso degli anni, ndr).

Google: una flotta di droni per consegnare i beni di consumo

Google, dal canto suo, ha ricevuto l’approvazione della Federal Aviation Administration per gestire una flotta di droni per la consegna di beni di consumo, battendo sul tempo proprio Amazon. Il progetto partirà nelle zone rurali della Virginia, e rappresenta un “colpo grosso”: secondo il Wall Street Journal molte altre società, prima su tutte Amazon, sono in attesa di approvazioni simili per il trasporto di alimenti e piccoli beni di consumo.

Uber: gli autisti diventano corrieri

Uber, dal canto suo, sta cercando di cavalcare il momento reinventandosi. Sono nate, infatti, UberRush e UberFreight. La prima è una società specializzata nelle consegne dell’ultimo miglio che impiega freelance come corrieri, invece che come autisti di persone. Il servizio è attualmente disponibile a New York, San Francisco e Chicago. UberFreight, invece, è una società di spedizioni digitale che collega operatori e spedizionieri, creando contatto diretto tra le parti, fornendo maggiore flessibilità, riduzione dei costi e maggiore efficienza.

Logistica: un mercato dal 8,1 trilioni di dollari

Guardando i numeri si può facilmente comprendere da dove nasca l’interesse delle big tech a entrare in un settore così fisico. Il valore della logistica, a livello mondiale, è pari a 8,1 trilioni di dollari e si prevede che raddoppierà entro il 2023. Negli Stati Uniti il settore rappresenta l’8% del PIL e impiega più di 5 milioni di persone. Inoltre la logistica è uno dei settori che si sta innnovando più velocemente per stare al passo con i tempi e rispondere alle sfide del momento: consegne sempre più veloci, più economiche e sostenibili.

I protagonisti storici del settore stanno lavorando da anni per affrontare le sfide poste dalla Digital Revolution – proprio come Italmondo che dal 2015, con la sua prima startup Sendabox, fa open innovation attraverso l’incubatore di startup logistiche Supernova Hub – dall’altra parte le big dell’hi-tech, preparati a livello tecnologico e digitale, stanno imparando un nuovo mestiere.

A questo punto sorge spontanea una domanda: guardando al futuro della logistica i big dell’hi-tech riusciranno a prendere possesso del monopolio? Non ci sono risposte certe, anche se non è in dubbio che lo spazio che si guadagneranno negli anni sarà rilevante. Ma per crescere avranno sempre bisogno dell’expertise verticale e pluridecennale dei player più tradizionali. Come altri settori in cui la tecnologia sta portando disruption, lo scenario più probabile è che big player vecchi e nuovi collaboreranno tra loro e con le startup, al fine di integrare competenze e punti di forza.

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