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Il dibattito

Fattura elettronica, ecco perché può diventare un motore dell'innovazione

In Italia crescono le aspettativa per i risultati che sarà in grado di produrre la digitalizzazione dei documenti relativi a ordini e prestazioni professionali anche nel mondo B2B. Ma occorrono incentivi chiari e modelli di adozione non rigidi, ritagliati sui vari settori.

03 Giu 2016

Domenico Aliperto

A conti fatti, quando si parla di fatturazione elettronica, l’Italia sembrerebbe essere sulla buona strada. Ma c’è ancora un grosso qui pro quo da chiarire: dematerializzare i documenti relativi a ordini e prestazioni professionali non significa banalmente risparmiare carta o semplificare i processi di conservazione. È un salto operativo e culturale che in realtà dovrebbe innescare una vera trasformazione all’interno delle organizzazioni pubbliche e private della Penisola. Con ogni probabilità il malinteso nasce a causa del modo in cui vengono comunicati obblighi (per quanto riguarda la fatturazione verso la PA) e incentivi (sul piano del B2B), ma anche sull’onda delle aspettative o della diffidenza delle imprese, e specialmente delle PMI, che vedono la digital transformation più come una potenziale fonte di costi che come un nuovo, efficace approccio orientato ai risultati di business. La fatturazione elettronica dovrebbe essere invece il cavallo di Troia capace di accendere la miccia dell’innovazione – attraverso la gestione del ciclo di tutti i documenti in modalità digitale – anche nelle organizzazioni più tradizionaliste.

FatturaPA, più luci che ombre

Ma a che punto siamo, nel concreto? A poco più di un anno dall’entrata in vigore della fatturazione elettronica obbligatoria verso la PA secondo l’Agenzia delle Entrate sono stati scambiati oltre 33 milioni di fatture, emesse da circa 700 mila aziende fornitrici della PA a 53 mila uffici pubblici, tramite l’SDI (Sistema di Interscambio). “La fatturazione elettronica verso la PA è considerata oggi dalla maggior parte delle imprese come un’innovazione importante, anche in termini di ricadute e impatti positivi per le singole organizzazioni”, racconta Irene Facchinetti, co-direttore dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione del Politecnico di Milano intervenendo all’interno di un approfondimento pubblicato da CorCom, dove però si sottolinea anche che ci sono ancora Pubbliche amministrazioni che dopo avere ricevuto la fattura elettronica la stampano e archiviano anche la copia cartacea, di fatto azzerando i benefici economici della dematerializzazione, che stando alle stime dell’Osservatorio andrebbero dai 7,5 agli 11,5 euro a fattura. “La fatturazione elettronica verso la PA è considerata oggi dalla maggior parte delle imprese come un’innovazione importante, anche in termini di ricadute e impatti positivi per le singole organizzazioni”, ribadisce Facchinetti. “Eppure”, ammette la ricercatrice, “è un po’ mancato quell’effetto volano, atteso e auspicato prima dell’entrata in vigore, che avrebbe dovuto attivare un percorso di rivisitazione, in chiave digitale, di tutti i processi, dalla fatturazione al B2B”.

Uno strumento utile, da supportare coi giusti incentivi

Ora si guarda con attenzione e speranza agli incentivi offerti alle aziende, che però la stessa Facchinetti definisce un po’ deboli, in quanto sono già stati ridimensionati rispetto alle intenzioni iniziali dalla Legge di Stabilità 2016. Il dispositivo – come si legge anche sul nostro portale  – ha riportato a quattro anni i termini per l’accertamento fiscale che invece il decreto attuativo della fattura elettronica riduceva di un anno rispetto ai documenti cartacei. Gli altri incentivi ancora in vigore sono l’esenzione dagli obblighi di comunicazione per operazioni rilevanti ai fini IVA, contratti di leasing e operazioni con Paesi black list, rimborsi IVA più veloci (ovvero entro i tre mesi), semplificazioni nei controlli e assenza dello scontrino fiscale. Il governo però sembrerebbe orientato a introdurre anche misure come crediti d’imposta o altri strumenti a vantaggio delle imprese: se il viceministro Enrico Zanetti ha definito gli incentivi “adeguati a questa fase di start up”, il sottosegretario Luigi Casero ha precisato che “pensiamo di intervenire con un nuovo decreto correttivo di quello attuativo della delega fiscale”, sottolineando comunque quanto sarà già possibile risparmiare in termini di efficacia dei controlli fiscali. “Se il progetto funziona, la stima minima è di 3-4 miliardi, nel migliore scenario, una decina”. Senza contare che secondo uno studio del Gruppo CMT, grazie alla fatturazione elettronica le aziende potrebbero ottenere fino al 60% di costi in meno per la contabilità.

Gerardo De Caro, dell’Agenzia delle Entrate, ha ben espresso la portata del cambiamento che la fattura elettronica sta stimolando e soprattutto che genererà nei prossimi anni. “Il miglior risultato che abbiamo ottenuto fino a ora? La consapevolezza che la fattura non è più lo stesso oggetto che era nel 1972”, ha scritto il dirigente in un intervento firmato su CorCom. “Questa è già una realtà da diversi anni, ma grazie all’armonizzazione delle modalità di fatturazione verso la PA oggi risulta sotto gli occhi di tutti, tanto evidente da chiarire anche quali possano essere i prossimi passi da compiere”.

Secondo De Caro occorre innanzitutto definire per l’oggetto FatturaPA una regola di corrispondenza tra le informazioni presenti nel documento e i campi del tracciato che sono destinati a contenerle. “In secondo luogo, bisogna interpretare il contesto normativo alla luce dei nuovi supporti a disposizione per rappresentare i fatti legalmente rilevanti. Ciò significa che i documenti informatici devono essere considerati efficaci legalmente anche sulla base delle loro caratteristiche. Questo è un concetto che la normativa italiana comprende in maniera sistemica dal 7 marzo del 2005, da quando esiste il Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), ora oggetto di aggiornamento”. Il CAD, in altre parole, conferma che una stringa di bit può rappresentare fatti legalmente rilevanti con validità probatorie dipendenti dalle caratteristiche con le quali la sequenza è organizzata. “Uno strumento potentissimo della nostra normativa che sarebbe bene sfruttare meglio”, chiosa De Caro.

Modelli da adottare (e adattare)

Ci sta provando per esempio ANAS, che ha adottato un sistema di fatturazione elettronica integrato nell’applicativo di gestione della contabilità in una logica di dematerializzazione. Il gestore della rete stradale e autostradale italiana, controllato dal ministero dell’Economia, ha ottemperato all’obbligo di legge definendo prima di tutto 23 Codici Univoci Ufficio (CUU) che identificassero tutti i destinatari delle fatture destinate al gruppo: due relativi alla Direzione Generale, uno per ciascun ufficio territoriale e per l’ufficio di fatturazione elettronica centrale. Nella case history raccontata dal nostro sito, ANAS, che emette oltre 39 mila fatture all’anno relazionandosi con circa 5 mila fornitori, utilizza il Sistema di Interscambio (SDI) e la PEC per gestire i messaggi con in allegato i file FatturaPA. Il documento viene poi caricato sul sistema di fatturazione elettronica, integrato con quello di contabilità, e associato a un codice progressivo di acquisizione che consente la presa in carico dall’ufficio contabile di riferimento tramite il CUU. L’Amministrazione può così visualizzare la lista delle fatture digitali ricevute e le informazioni necessarie per procedere all’esecuzione dei processi amministrativi previsti per il ciclo passivo, generando sistemi di controllo e reportistica su autorizzazioni, respingimenti e percorso dei pagamenti.

Quello di ANAS è un caso di successo, che può senz’altro essere preso ad esempio da altre organizzazioni di dimensioni e cicli contabili ragguardevoli. Ma non bisogna dimenticare che cercare di calare modelli troppo rigidi sulla magmatica situazione delle imprese italiane equivale quasi sempre a ottenere una distorsione, se non addirittura un fallimento. Pensando soprattutto al mondo B2B e allo sviluppo della fatturazione elettronica sull’onda degli incentivi, Paolo Catti, Associate Partner di Partners4Innovation, ha consigliato su Agendadigitale.eu di promuovere la rapida trasformazione degli strumenti, che devono diventare digitali, salvaguardando al tempo stesso le regole del gioco. “Non si deve dare per scontato che per tutte le imprese emettere fatture verso altre imprese sia sempre identico a fatturare alle PA”, spiega Catti. “Non va ipotizzato che incassi e pagamenti tra imprese possano seguire logiche coerenti con quelle di una PA e non è opportuno porre enfasi solo sulla digitalizzazione delle fatture, perché i benefici risulterebbero davvero limitati”. In altre parole, bisognerebbe muoversi con la flessibilità e la cautela richieste dall’efficace adagio formulato da Catti: settore che vai, usanza che trovi. Così come nel Largo Consumo, nell’Automotive, nel Materiale elettrico, nell’Elettronica di consumo, nella Logistica in generale e nel Farmaceutico la fatturazione elettronica B2B ha già preso piede, in altri comparti la faccenda è e sarà più complessa per la natura stessa delle relazioni transazionali lungo la filiera. “Nelle relazioni tra produzione e distribuzione è naturale non avere coerenza tra quanto viene inizialmente fatturato e quanto poi viene effettivamente pagato”, spiega Catti. “Nessun illecito, anzi, è semplicemente usanza che si proceda al pagamento solo dopo aver stornato sconti, promozioni, incentivi alla vendita e in seguito aver emesso una sorta di fattura di compensazione che dal distributore va verso il produttore”. Sottovalutare la complessità delle diverse anime del B2B vuol dire rischiare di frenare la diffusione di una vera cultura della Digital Transformation, suggerendo anzi, avvisa Catti, “manovre opportunistiche che non generano miglioramenti reali, portano benefici limitati, nutrono scetticismo e diffidenza e non danno stimoli a digitalizzare per guadagnare in competitività”.

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