Risk Management

Supply Chain Risk Mitigation: 10 passi per ridurre il rischio di interruzione della catena di fornitura

Gli esperti di Gartner hanno definito un decalogo delle policy di mitigazione dei rischi di approvvigionamento che nel tempo si sono dimostrate di successo. Si tratta di prassi e tattiche collaudate, utili per ridimensionare il pericolo di interrompere o rallentare produzione e consegne

Pubblicato il 27 Apr 2023

Le strategie di Supply Chain Risk Mitigation, ovvero di mitigazione dei rischi di interruzione della fornitura, rappresentano spesso il primo passo dell’evoluzione del business delle aziende manifatturiere verso modelli più resilienti e agili.

In un recente sondaggio di Gartner, solo il 21% degli intervistati ha dichiarato di considerare la propria rete di fornitura altamente resiliente, in grado di garantire la continuità operativa a fronte di eventi avversi. Più della metà del campione lavora per arrivare a ottenere questo obiettivo entro pochi anni.

Per sviluppare una strategia efficace di gestione del rischio di fornitura è utile prima di tutto comprendere quali sono le principali minacce alla resilienza della catena di fornitura che un’azienda si trova a fronteggiare.

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Quali sono i principali rischi della Supply Chain?

Le minacce alla continuità operativa di tutto il processo di fornitura sono sostanzialmente classificabili in due categorie.

Rischi esterni

Si tratta dei pericoli legati a eventi ed entità esterne all’organizzazione e, proprio per questo motivo, difficilmente prevedibili. Tra i principali:

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  • Rischio di domanda: errata valutazione della domanda legata alla scarsa disponibilità di dati storici, insight, sistemi previsionali o di Business Intelligence, così come alla scarsa capacità di interpretare i trend di mercato e analizzare la concorrenza.
  • Rischi di fornitura: ritardi o cancellazioni di forniture di materie prime, componenti e imballaggi.
  • Rischi ambientali: problemi sociali, economici, politici o calamità naturali.
  • Rischi di business: il risultato di eventi inaspettati che possono sconvolgere il rapporto con uno o più fornitori, come nel caso in cui un’azienda venga acquisita da un’altra entità oppure venga dichiarata fallita.

Rischi interni

Si riferisce a tutti i fattori di rischio della catena di fornitura che sono sotto il controllo dell’organizzazione e che possono essere identificati, monitorati e, in una certa misura, evitati utilizzando un approccio efficace di Risk Supply Chain Mitigation in abbinamento a soluzioni IoT (Internet of Things) e strumenti predittivi basati sull’AI (Intelligenza Artificiale).

Si tratta di soluzioni che trasformano serie storiche e dati di terze parti in insight e offrono una vista in tempo reale sugli eventi della filiera. Ecco i principali:

Rischi di produzione: si riferiscono alla possibilità che un componente possa venire a mancare, causando costi extra e interventi fuori programma.
Rischi aziendali: sono il prodotto di fermi più o meno rilevanti dei processi aziendali essenziali, come scioperi del personale o interruzioni della continuità operativa.
Rischi di pianificazione e controllo: sono causati da previsioni e valutazioni imprecise o errate della situazione economico-finanziaria dell’azienda.
Rischi gestionali: si verificano se l’azienda non dispone di un piano d’emergenza efficace che preveda, per esempio, l’intervento di fornitori alternativi da coinvolgere “on demand”.

10 buone prassi per una Supply Chain Risk Mitigation efficace

Nel mondo connesso e digitale che caratterizza la manifattura odierna, la mitigazione dei rischi connessi all’interruzione della Supply chain può essere difficile a causa della globalizzazione e delle cyberminacce in continua evoluzione.

Esistono, tuttavia, alcune misure che è possibile adottare per ridurre l’esposizione della propria azienda, che gli esperti di Gartner hanno raccolto in un decalogo. Vediamo le principali.

Applicare il modello di gestione del rischio PPRR

Si tratta di una popolare strategia di Supply Chain Risk Mitigation utilizzata dalle principali multinazionali. Il percorso comprende quattro step:

  • Prevenzione: adottare misure precauzionali per mitigare il rischio di indisponibilità di componenti e materie prime.
  • Preparazione: sviluppare e “aggiustare” sistematicamente il piano di emergenza da applicare in caso di interruzioni.
  • Risposta: eseguire il piano di emergenza per ridurre l’impatto dell’evento avverso.
  • Ripristino: intervenire per il recupero della normale operatività il più rapidamente possibile.

Considerare i rischi ambientali

La pandemia prima, le turbolenze politiche e i conflitti ora hanno messo in luce come la continuità della fornitura sia un tema che merita grande attenzione nelle strategie.

Da qui l’utilizzo di approcci strutturati di Risk Management nella Supply Chain, fondati sulla necessità di ottenere una miglior visibilità sulla struttura, le caratteristiche e le criticità della catena della fornitura.

Le tecnologie predittive, basate sull’utilizzo di algoritmi di AI, le Big Data Analytics, la sensorizzazione diffusa permettono ai Chief Supply Chain Officer di avere oggi accesso a un’ampia gamma di informazioni dettagliate per poter prendere decisioni informate.

L’utilizzo di modelli gestionali data-driven dovrebbe accompagnarsi all’attuazione di strategie operative più oculate, quali:

  1. Multisource: il ricorso a molteplici provider, o a fornitori con impianti di produzione dislocati su più sedi e nazioni è consigliato per attenuare il rischio di fornitura.
  2. Nearshoring: il ricorso a fornitori regionali e nazionali, geograficamente più vicini ai propri impianti di produzione, contribuisce a ridurre i tempi di go-to-market e il pericolo di interruzioni operative.
  3. Stress test: la mappatura continua della propria rete di fornitori è solo il primo passo. La misurazione delle performance e della capacità dei partner di far fronte in modo efficace ed efficiente agli eventi avversi contribuirà a far emergere eventuali vulnerabilità.
  4. Gestione ottimizzata delle scorte: una pianificazione intelligente degli stock di materie prime e componenti permetterà di dotarsi di capacità produttiva “di riserva” per far fronte ai momenti critici.
  5. Infrastrutture resilienti: l’impiego di tecnologie “simili” per la produzione di componenti o parti differenti, abbinata all’uso di infrastrutture Cloud, aumenta la flessibilità della produzione.

Cyber Security e Supply Chain Risk Mitigation

Per molte aziende, l’Internet of Things e altre tecnologie digitali svolgono un ruolo importante nell’ottimizzare le operazioni della Supply Chain.

Allo stesso tempo, però, aumentano la vulnerabilità alle minacce alla sicurezza informatica legate in particolar modo a malware, ransomware, phishing e hacking. Gli esperti di Gartner suggeriscono di rafforzare le difese attraverso alcuni interventi:

  • Stabilire standard di protezione condivisi contro i rischi cyber per tutti i fornitori e distributori.
  • Definire un modello di accesso ai dati basato sui ruoli degli utenti, in cui sia chiaro chi può accedere a quali dati e per quali scopi.
  • Eseguire un’approfondita valutazione del rischio del fornitore prima di firmare qualsiasi contratto.
  • Fornire formazione ad hoc a tutti i dipendenti sui protocolli di sicurezza informatica adottati.
  • Implementare una soluzione che assicuri una visibilità totale sulla Supply Chain, sul modello della “torre di controllo” (Control Tower), in modo da poter identificare rapidamente qualsiasi attività insolita.
  • Collaborare con i fornitori per sviluppare un piano di ripristino unificato nell’eventualità di un’interruzione.
  • Aggiornare regolarmente i software di backup, antivirus, antispyware e firewall e prendere in considerazione misure di sicurezza informatica di ultima generazione contro le minacce avanzate (APT, Advanced Persistent Threat) e gli attacchi più sofisticati.

Migliorare la visibilità sugli attori e gli eventi della filiera

Una maggiore visibilità sulla stabilità finanziaria dei fornitori può aiutare a selezionare meglio i partner della filiera. Alcune delle principali agenzie di rating del credito offrono servizi di “visura” che possono sicuramente aiutare a contenere i rischi di fornitura.

L’utilizzo di Control Tower e soluzioni di Intelligent Supply Chain in grado di offrire l’accesso in tempo reale ai dati di spedizione permetterà di agire prontamente per evitare costosi ritardi sulle consegne.

L’utilizzo di portali di servizio, sensori IoT sui container, sistemi di reporting automatico sui livelli di inventario si rivela fondamentale per la gestione delle criticità del cosiddetto ultimo miglio della consegna.

Monitorare le performance dei vettori

I retailer devono garantire ai clienti l’affidabilità delle consegne perché questo è un elemento chiave della Brand Reputation. Le aziende manifatturiere, allo stesso modo, devono assicurarsi che materie prime e componenti arrivino nel sito produttivo giusto senza intoppi.

Indipendentemente da dove l’azienda si colloca lungo la filiera, è importante collaborare con trasportatori in grado di fornire livelli di servizio (SLA) elevati, definiti contrattualmente. Sfortunatamente, non tutti i corrieri sono all’altezza della sfida e anche una singola consegna in ritardo può causare un’interruzione grave della catena di fornitura. Ecco perché il monitoraggio dei principali KPI di efficienza dei vettori è fondamentale. Questi quelli più rilevanti:

  • Tempo di transito: si riferisce al numero di ore o giorni necessari affinché una spedizione arrivi presso la sede del cliente dopo aver lasciato i propri impianti o sedi.
  • Numero di fermate e tempo medio di fermata: più fermate effettua un corriere per consegnare una spedizione, più tempo impiegherà il prodotto a raggiungere il cliente. Anche se un percorso include solo poche fermate, un tempo medio di sosta lungo potrebbe comunque compromettere la puntualità delle consegne e creare un disservizio.
  • Tempo medio di carico: si riferisce alla quantità di tempo necessaria per caricare il mezzo del vettore con i prodotti e compilare tutti i documenti necessari una volta arrivato alla banchina di carico.
  • Ottimizzazione del percorso: è importante considerare in che modo i vettori sul campo ottimizzano i percorsi in relazione al consumo di carburante e al tempo di viaggio, poiché entrambe queste dinamiche hanno un effetto diretto sui costi e sull’efficienza della catena di approvvigionamento. Se un’azienda dispone di una propria flotta, può monitorare attentamente questa metrica. Se collabora con un corriere di terze parti, potrà monitorare questi KPI attraverso l’analisi dei costi addebitati per la spedizione.
  • Programmi di manutenzione: è meno probabile che un vettore merci con un programma di manutenzione ben congeniato sperimenti guasti e incidenti e anche questo può contribuire a prevenire interruzioni della catena di approvvigionamento.

Comprendere il ruolo delle terze parti

Molte organizzazioni presumono di essere adeguatamente protette per aver implementato un framework di mitigazione dei rischi legati alla catena di fornitura, tuttavia questo è vero solo in parte. Ogni attore della Supply Chain dovrebbe essere attentamente monitorato per definire le potenziali vulnerabilità e indicatori di rischio.

Predisporre e aggiornare i piani di emergenza

Come avviene quando si mette in atto un sistema di risposta agli incidenti informatici, è fondamentale predisporre un piano che contempli tutti gli aspetti di gestione della logistica, dei trasporti e delle forniture da attuare in caso di eventi avversi.

  • Mappare tutte le fasi della Supply Chain per comprendere quali sono le attività e le entità più vulnerabili.
  • Eseguire una valutazione completa dei fornitori sulla base di fattori quali rischio politico, rischio geografico e rischio economico.
  • Diversificare la rete di fornitori in modo da non dipendere da uno o pochi provider.
  • Controllare i piani di emergenza dei fornitori di servizi logistici e dei vettori.
  • Istituire un team di risposta alle crisi, che avrà la responsabilità di prendere decisioni critiche in caso di emergenza.
  • Sviluppare un impianto di comunicazione solido, cos che dipendenti e collaboratori sappiano quali sono le loro responsabilità e i loro referenti in caso di interruzione della catena di fornitura.
  • Documentare attentamente tutti i processi e creare un’unica fonte di informazioni a cui dipendenti e collaboratori possano fare riferimento durante le fasi concitate di esecuzione del piano di emergenza.
  • Prevedere un aggiornamento sistematico e periodico del piano di emergenza.

Formazione e consapevolezza del rischio di fornitura

La creazione di una cultura del rischio a livello aziendale presuppone una formazione specifica estesa a tutta l’organizzazione su aspetti qual rischi e sfide comuni della gestione della Supply Chain e best practice di Risk Management.

Supply Chain Risk Mitigation, approssimare e prevedere con gli strumenti giusti

La tecnologia non permette ancora di prevedere al 100% un evento rischioso prima che accada, però gli strumenti di analisi predittiva e l’AI consentono una buona approssimazione.

Nella gestione del rischio di fornitura risultano efficaci le analisi di tipo What-if, che permettono di anticipare le conseguenze peggiori di un evento avverso per sviluppare piani d’emergenza più articolati e precisi.

Consolidare i dati per garantire accesso rapido alle informazioni

La proliferazione di software in azienda può ostacolare la capacità di avere una visione d’insieme dei pericoli legati all’interruzione delle forniture. Per semplificare l’utilizzo di sistemi predittivi e soluzioni di Data Visualization, è consigliabile consolidare di tutti i dati all’interno di un unico repository.

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Annalisa Casali

Giornalista professionista, da oltre vent’anni scrive di innovazione del business in chiave digitale ma senza tradire il suo “primo amore”, il marketing. Curiosa per natura, cerca di spiegare le tecnologie e i tech trend con un linguaggio semplice.

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