L'INTERVISTA

Digital procurement, una leva per bilanciare innovazione e sostenibilità

Così i processi di acquisto evoluti possono aiutare i CPO a generare nuovo valore per l’intera organizzazione, rendendo la catena di approvvigionamento più agile e responsabile. Parla Gerardo Di Filippo, Head of Amazon Business in Italia

01 Apr 2022

Domenico Aliperto

Il procurement digitale può essere una leva strategica per bilanciare, all’interno delle aziende, innovazione e sostenibilità. Sia ottimizzando le procedure di acquisto, sia aiutando le organizzazioni ad allineare il business agli obiettivi legati al tema delle filiere responsabili. Ne abbiamo discusso con Gerardo Di Filippo, Head of Amazon Business in Italia, a margine dell’edizione 2022 di Reshape, l’evento globale che la divisione B2B del colosso dell’eCommerce dedica ai buyer più attenti all’innovazione di processo.

Gerardo Di Filippo

Head of Amazon Business in Italia

Di Filippo, in che modo le imprese italiane stanno sfruttando il volano del procurement digitale per rendere più flessibili, efficienti e sostenibili le catene di approvvigionamento?

La digitalizzazione è destinata a diventare un asset fondamentale per le organizzazioni di business, investendo a tutti i livelli qualsiasi funzione aziendale. Questo vale specialmente per il procurement, che sta guardando con sempre maggiore interesse ai processi digitali non solo per generare benefici lungo i processi di acquisto, ma anche per posizionarsi come vero promotore dell’innovazione. I CPO si stanno evolvendo, e vogliono mettere a frutto la sensibilità e la conoscenza delle esigenze dell’azienda maturate negli anni per potenziare i propri team e apportare nuovo valore. Un obiettivo che non riguarda solo i tradizionali ambiti dell’ottimizzazione dei costi e della gestione rischi, ma che include anche i temi dell’agilità, dell’automazione e dell’approvvigionamento responsabile. In termini di agilità, soprattutto le medio e grandi imprese hanno bisogno di opzioni flessibili per ridurre effort e costo del processo di procurement, aumentando al tempo stesso la trasparenza delle transazioni per facilitare le operazioni di riconciliazione. Sul piano dell’approvvigionamento responsabile, i leader del procurement hanno già da tempo compreso la rilevanza della sostenibilità sociale e ambientale, e stanno cercando di adottare strategie che permettano al procurement di allinearsi anche rispetto a questi obiettivi. L’ottimizzazione digitale dei processi e la conseguente misurabilità dell’efficacia dei task, inoltre, consente alle imprese di monitorare più facilmente l’impatto delle proprie attività, rendendole sempre più compliant con la normativa e con i requisiti degli enti di certificazione.

Qual è il grado di maturità rispetto all’adozione di queste soluzioni e quali elementi ne frenano la diffusione a livello di filiere e distretti?

Come tutti sanno, la realtà italiana è molto sbilanciata sulle imprese medio-piccole, che nella loro frammentazione subiscono anche gli effetti della dislocazione geografica. Il nostro mercato è fondamentalmente diviso in due aree nette rispetto alla digitalizzazione, e la pandemia purtroppo non ha fatto che evidenziare ulteriormente il gap tra Nord e Sud. Al tempo stesso, però il procurement digitale si è rivelato lo strumento più efficace per sostenere la crescita nel contesto del lockdown, qualificandosi come una leva strategica per assottigliare le differenze tra le aree più avanzate e quelle ancora in via di sviluppo. Le sfide principali oggi riguardano la possibilità di contare su un’ampia scelta di prodotti e fornitori, e la capacità di sfruttare l’analisi dei dati raccolti per indirizzare sempre meglio le decisioni, consolidando le spese frammentate su diversi fornitori e gestendo il budget aziendale con oculatezza. Ma non dimentichiamo che le difficoltà non mancano nemmeno per chi ha già sposato la filosofia dell’eProcurement: a causa dell’incessante aggiornamento tecnologico, gli utenti a volte devono operare con applicativi obsoleti, lamentando un eccessivo divario tra gli strumenti lavorativi e la user experience delle piattaforme digitali utilizzate nella vita privata e nel tempo libero. E un’esperienza d’uso poco intuitiva non è solo un problema che attiene al benessere dei lavoratori, ma anche alla produttività dell’azienda: secondo le nostre rilevazioni, chi utilizza la piattaforma Amazon Business riscontra un risparmio di 40 ore all’anno per ciascun addetto al procurement.

Quali soluzioni e competenze Amazon mette a disposizione delle imprese che hanno già intrapreso il percorso di trasformazione, e che aiuto può dare a quelle che invece devono ancora muovere i primi passi?

L’approccio al mercato è quello che contraddistingue Amazon da sempre, basato sul concetto di Day One: per noi supportare l’innovazione vuol dire riscrivere ogni giorno le regole del gioco, parlando con i nostri clienti, raccogliendone i bisogni e facendoli nostri. Ciò si traduce nella capacità di creare continuamente nuove funzionalità, studiate per rispondere con precisione alle esigenze emergenti. Solo nel 2021, i nuovi tool introdotti sul sito di Amazon Business sono stati oltre cento. Dall’applicazione mobile di Amazon Business, agli strumenti di visibilità sulle spese e sui risparmi generati tramite il programma Business Prime, passando per le soluzioni di gestione e monitoraggio del budget, il focus continua a rafforzarsi sulla volontà di sviluppare un’offerta che non risulti mai a compartimenti stagni, ma che soddisfi con proposition coerenti i bisogni specifici di tutti i nostri interlocutori: Pmi, grandi imprese e organizzazioni dei settori dell’education e del non profit.

Considerata anche la non semplice situazione attuale, quali comparti avranno maggiori necessità di ridisegnare in chiave digitale i propri processi di acquisto?

Direi che l’intenzione di evolversi verso lo smart procurement è diffusa in tutti i settori. Credo che sarà determinante riuscire ad accedere a offerte modulari, capaci cioè di integrare gradualmente, in base agli use case da affrontare di volta in volta, nuove funzionalità: meccanismi di gestione degli account in chiave multiutente, processi approvativi, piattaforme di supply chain management e strumenti di customer care. I compiti a cui saranno chiamati i CPO? Aiutare le grandi imprese a consolidare le lunghe code di acquisti, offrire a Pmi e liberi professionisti la massima differenziazione possibile in termini di catalogo, permettere a HR e marketing team di semplificare le iniziative di rewarding per migliorare l’employee satisfaction o aumentare la fidelizzazione dei clienti. E sono tutti task che un’offerta come quella di Amazon Business consente di affrontare con la massima elasticità.

Cresce l’importanza di soluzioni sostenibili negli ambiti produttivo e logistico. Qual è il contributo della vostra piattaforma di procurement?

In generale, Amazon è impegnata a livello globale per contrastare il cambiamento climatico. Abbiamo aderito al programma Climate pledge in qualità di prima azienda firmataria con l’obiettivo di portare a zero le nostre emissioni entro il 2040, dieci anni prima di quanto proposto dall’Accordo di Parigi. Abbiamo investito 2 miliardi di dollari per la decarbonizzazione delle attività, ed entro il 2025 utilizzeremo il 100% di energie rinnovabili. Nello specifico, Amazon Business supporta a 360 gradi le organizzazioni che vogliono muoversi nella medesima direzione, prestando per esempio attenzione al consolidamento delle spedizioni e scegliendo prodotti provenienti da filiere sostenibili certificate. Ecco perché nel nostro catalogo abbiamo circa 100 mila referenze “Climate pledge friendly”, ovvero in linea gli obiettivi di sostenibilità sopra citati. Amazon Business, inoltre, abilita politiche di curation per i dipendenti o i buyer che acquistano questi prodotti, generando reportistiche accurate sugli investitimenti fatti in tale direzione. La risposta dei clienti è ottima, ecco perché continueremo ad ampliare il catalogo e ad aumentare gli sforzi per stimolarne l’adoption.

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Domenico Aliperto

Nato ad Aversa, studia a Milano, dove si laurea in Relazioni Pubbliche all’università IULM e comincia il percorso che lo porterà a diventare giornalista. Per i portali del gruppo Digital360 segue i temi dell’economia digitale e dell’innovazione tecnologica, viaggia, scrive e all'occorrenza fotografa. In passato ha collaborato con diversi quotidiani e magazine. Da sempre appassionato di narrativa e poesia, nel 2016 apre il blog Librimprobabili.com e nel 2017 pubblica con l'editore Biancaevolta il romanzo storico Non Conquistammo Che Sabbia.

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