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scenari

Ciclo dell’ordine digitale, è ora di puntare sul B2B. MEF:«Risparmi potenziali per 3-4 miliardi»

Come noto dai dati del Politecnico di Milano, il beneficio del passaggio alla fatturazione elettronica si assesta tra i 7,5 e gli 11,5 euro a fattura, per organizzazioni che ne producono/ricevono almeno 3000 all’anno. Dalla modifica a inizio anno del formato Fattura PA, utilizzabile ora anche per i flussi tra privati, ci si aspetta un nuovo rilancio verso questo cambiamento che ancora presenta delle ombre

06 Feb 2017

Redazione

Sono oltre 23mila le amministrazioni centrali e locali soggette a fatturazione elettronica, che a ottobre 2016 hanno registrato nell’IndicePA un totale di 56.712 uffici di fatturazione elettronica. Questi numeri, riportati dall’Annual Report di FPA, testimoniano come la fatturazione elettronica verso la PA sia ormai una macchina in funzione e ben oliata. Tuttavia, come puntualizza un articolo recentemente uscito su CorCom, le aspettative attese non sono state del tutto soddisfatte se si pensa che, oltre a portare benefici in termini di efficienza dei sistemi dei pagamenti e di trasparenza, la fatturazione elettronica verso la PA doveva essere il volano per la trasformazione dei processi di qualsiaisi azienda e pubblica amministrazione.

«Sapere quanti documenti digitali sono stati prodotti non basta», sottolinea Paolo Catti, Associate Partner e online Advisory Director diP4I – Partners4Innovation. «È ormai giunta l’ora di dare rapidi segnali di monitoraggio della spesa e effettuare i primi tentativi di una sua clusterizzazione, possibilmente con periodica pubblicazione. I dati oggi dovrebbero esserci. Altrimenti è un po’ come costruire uno stadio di calcio e poi aprire solo il bar all’interno, senza mai disputarvi partite».

Ci sono poi aggiustamenti da fare anche per ottimizzare i processi: è infatti ancora diffusa la vecchia abitudine di stampare le fatture ricevute, per gestirle in modo tradizionale e poi, magari, conservarle anche firmate in cartaceo.

Per questo Catti si chiede: «Cosa ne è stato degli strumenti per la gestione digitale dei workflow approvativi? Che ne è della conservazione digitale obbligatoria di tutte le fatture da parte delle PA? Si stanno studiando modelli che fanno leva su standard e interoperabilità dei dati in grado di gestire, oltre alle fatture, anche ordini e consegne e quindi massimizzano l’efficacia della digitalizzazione applicandola sull’intero ciclo dell’ordine?».

Per superare questa impasse serve forse una governance chiara e strutturata del progetto, anche pensando in prospettiva alla fatturazione elettronica in ambito B2B. Infatti, dallo scorso 9 gennaio il progetto è diventato operativo grazie alla modifica formato Fattura PA che, nella versione precedente, era utilizzabile solo per la trasmissione delle fatture elettroniche verso le pubbliche amministrazioni. Come ha dichiarato lo scorso aprile il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef), «se il progetto funziona, si ipotizzano come minimo risparmi per 3-4 miliardi all’anno e nello scenario migliore una decina. La fatturazione elettronica è conveniente ad ogni livello: consente un risparmio quantificabile per ciascuna fattura gestita, rispetto ai modelli di fatturazione “tradizionali” e questo vale non solo per le grandi aziende, ma anche per le realtà più “piccole”». Lo scopo della fatturazione elettronica tra privati è, infatti, potenziare l’integrazione tra tutti i protagonisti della filiera del valore: produttori, fornitori, addetti alla logistica e distributori, per arrivare, sempre più spesso, ai clienti finali.

Entrando più in dettaglio, secondo quanto rilevato dall’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione della School of Management del Politecnico di Milano, il beneficio del passaggio dal processo “tradizionale” alla fatturazione elettronica si assesta tra i 7,5 e gli 11,5 euro a fattura, per organizzazioni che producono/ricevono un volume di fatture superiore alle 3.000 all’anno. Il risparmio scaturisce dalla digitalizzazione di attività che in precedenza prevedevano l’impiego di manodopera “umana”: stampa e imbustamento delle fatture, interazione con il cliente, conservazione dell’archivio cartaceo, senza dimenticare il costo della burocrazia legata ai diversi passaggi autorizzativi al pagamento delle fatture.

Per spingere i privati a usare la fattura elettronica il governo ha studiato un sistema di incentivi. Le aziende che decideranno di optare per questo regime –  per cui è prevista una durata di 5 anni a partire dall’inizio dell’anno solare in cui è esercitata e, salvo revoca, rinnovata di quinquennio in quinquennio – potranno godere di una serie di esenzioni da altrettanti obblighi di comunicazione relativi a operazioni rilevanti ai fini Iva (Spesometro), contratti di leasing e operazioni con paesi black list. Altri benefici riguardano i rimborsi Iva, che saranno più veloci (in tre mesi) e ci sarà, inoltre, la semplificazione dei controlli fiscali, niente scontrino fiscale e la riduzione di un anno dei termini di accertamento (che passano da 4 a 3 anni).

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