Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

Remarketing

Remarketing e retargeting: le cose da fare, gli errori da evitare

L’utente naviga sul nostro sito, magari indugia anche su una o più pagine, forse arriva addirittura a inserire i beni o i servizi proposti nel carrello, ma poi all’ultimo decide di non effettuare l’acquisto (e non si è nemmeno iscritto alla newsletter). Grazie al remarketing si può cercare di riprendere le fila della relazione, potenziando il CRM e il business

22 Feb 2016

Francesca Carli

Che cos’è il remarketing? È una strategia sofisticata di CRM finalizzata a recuperare una relazione on line con un cliente che, per vari motivi, si è interrotta e non ha generato una conversione (e quindi un’occasione di business). Sono i casi, ad esempio, di una vendita non portata a termine o dell’abbandono nella compilazione di un qualsiasi form relativo alla richiesta di un preventivo o di una newsletter…

Il remarketing (o retargeting) permette di inseguire gli utenti che hanno visitato in nostro sito web, stimolandoli a tornare per concludere l’azione. Come? Presentando all’utente servizi e prodotti anche quando è fuori dal sito aziendale. È così che si può cercare di riprendere le fila della relazione, potenziando il CRM e il business.

“Il remarketing è un modo altamente targettizzato di fare pubblicità online – spiega Stefano Branduardi, Marketing Operations Manager di MailUp -, in base alle abitudini di navigazione degli utenti. Come funziona? Ogni volta che un nuovo visitatore accede al nostro sito, un codice Javascript rilascia al browser un cookie anonimo che traccia la navigazione sul web di quell’utente e permette così di pubblicare annunci personalizzati sulla base delle pagine da lui visitate (e quindi dei suoi reali interessi). L’obiettivo? Indirizzare l’utente nuovamente al nostro sito per fare sì che porti a termine l’azione precedentemente non conclusa”.

Gli esperti condividono 5 linee guida fondamentali per attivare una strategia di remarketing, dando importanti consigli anche segli errori da non fare.

Il remarketing: 5 cose da fare

Come ogni strategia di business, remarketing e retargeting sono efficaci solo se attuati con cognizione, sulla base di diverse considerazioni preliminari e seguendo alcune prassi generali. Vediamo cinque spunti utili da prendere in considerazione.

#1 Scegliere le piattaforme per sapere chi fa cosa e dove

Le reti di retargeting più popolari attualmente sono AdWords di Google ma anche Facebook e Twitter. Google AdWords consente di raggiungere il pubblico in una logica multicanale: sul cellulare, sul motore di ricerca Google, su YouTube e su tutti gli altri siti che fanno parte della rete di Big G. Facebook e Twitter consentono invece di raggiungere il pubblico all’interno del proprio network.

#2 Impostare i cookie e tracciare i comportmenti on line

Anche se non si è ancora del tutto pronti per partire con il primo annuncio è sempre bene iniziare a costruire il proprio pubblico. Come? Sfruttando i cookie per tracciare i comportamenti degli utenti sul nostro sito. In questo modo, quando si darà avvio alla campagna, non ci sarà bisogno di aspettare. Google AdWords, ad esempio, permette di abilitare un tag di remarketing utilizzando il codice di Google Analytics già presente sul sito web. Per Facebook e Twitter, invece, è necessario andare sul cruscotto dedicato alle campagne pubblicitarie e creare segmenti di pubblico, personalizzati in base al proprio target.

#3 Essere chiari e specifici, profilando il target

Non basta creare un annuncio generico verso il proprio sito e pretendere che questo funzioni per attirare tutti indistintamente. Se si dispone di diverse pagine dedicate a specifici prodotti o particolari servizi in vendita, è opportuno creare annunci che promuovano proprio quei prodotti e quei servizi (e non l’attività in generale).

#4 Filtrare il pubblico e localizzare il messaggio

Se la maggior parte delle vendite fatte attraverso il sito sono, ad esempio, di clienti che vivono in Italia, è possibile filtrare gli annunci per mostrarli solo alle persone che vivono in Italia, ovvero solo al pubblico con più alta probabilità di conversione. Questo permetterà di spendere meno in pubblicità e di essere più efficaci.

#5 Impostare gli elenchi, ripulendo il database

Il remarketing prevede l’invio di una e-mail a un utente registrato al sito – il quale, pur avendo aggiunto qualcosa al carrello, non ha comprato nulla – con il fine di incoraggiarlo a completare l’acquisto. Bisogna però porre la massima attenzione nella gestione di questi elenchi di e-mail, in modo tale da assicurarsi che la rimozione degli indirizzi (e il loro passaggio da un elenco all’altro) sia automatizzata. In questo modo non si rischia di inviare e-mail di invito all’acquisto all’utente quando quest’ultimo ha già comprato ciò che gli volevamo vendere.

Remarketing: 5 cose da non fare

Sapere cosa non fare, quando si mette in atto una campagna di remarketing e retargeting, è importante tanto quanto avere chiare le azioni da compiere. Errori, sviste o inesattezze, infatti, potrebbero compromettere anche la migliore delle strategie e rendere nulla la sua efficacia.

#1 Non avere obiettivi chiari

Anche la campagna più creativa e accattivante potrebbe essere priva di un effettivo valore reale se non impostata sui giusti obiettivi, che devono essere chiari, pertinenti, specifici, misurabili e conseguibili in un determinato lasso di tempo. In egual modo, non centrare il target di riferimento può compromettere il raggiungimento di questi obiettivi: far visualizzare un determinato annuncio a un pubblico che non è minimamente interessato al prodotto proposto è probabilmente l’errore più costoso che si possa fare (in termini di denaro ma anche di reputazione).

#2 Non monitorare il Roi

Qualsiasi cliente, prima o poi, vi chiederà di conoscere con esattezza i risultati della campagna che avete realizzato per lui (e se il cliente siete voi stessi sarete altrettanto curiosi di conoscere gli effettivi risvolti delle vostre azioni di remarketing e retargeting). Come sottolineano gli esperti di Google Adwords, monitorare l’efficacia delle campagne passate è fondamentale per calibrare e ottimizzare quelle future.

#3 Non prestare attenzione alla forma dei contenuti

Gli errori di battitura sono il modo più sicuro per perdere credibilità agli occhi dei consumatori. Il pubblico potrebbe pensare che la trascuratezza con cui sono gestiti i contenuti sia la stessa con cui è condotta l’intera attività.

#4 Non curare la scelta delle immagini

Scegliere un’immagine di alta qualità non è sufficiente. Anche la figura esteticamente più bella, se non è in grado di richiamare l’attenzione e incuriosire il cliente (senza rivelargli troppo) risulta inadeguata. Non solo: occorre tenere in considerazione anche i colori del sito su cui l’annuncio sarà pubblicato, in modo da riuscire a distinguersi e risultare allettante per il potenziale cliente. Può essere anche utile creare diverse versioni dello stesso annuncio, con testi ed elementi visivi differenti, in modo tale da non risultare ripetitivi agli occhi degli utenti.

#5 Non ottimizzare la landing page

Gli obiettivi della campagna sono chiari, il pubblico è targettizzato alla perfezione, testi e grafica sono eccellenti, la campagna è online e i clic arrivano numerosi… sulla nostra home page? Ogni sforzo fatto fino a qui, siatene certi, è stato vano! Qualunque sia il tipo di conversione che si vuole ottenere, quando un utente clicca sul nostro annuncio si aspetta di finire esattamente dove gli abbiamo promesso di condurlo. La pagina di destinazione deve contenere tutte le informazioni di cui il consumatore ha bisogno per compiere l’azione che ci aspettiamo da lui. Il contenuto deve essere a portata di clic con meno passaggi possibile. L’attenzione e la pazienza degli utenti online è bassissima: nessuno vorrà spendere più di un paio di secondi per trovare ciò che cerca. Costringere il potenziale cliente a chiudere e aprire finestre, seguire link, cliccare qua e iscriversi là lo allontana (e ci allontana) inesorabilmente dall’obiettivo.

Articolo 1 di 5