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Efficienza, efficacia e competitività: come evolve l’azienda Data-Driven

Oggi, pochissime aziende sono davvero data-driven, e i principali indiziati sono l’assenza di una cultura adeguata e di strumenti ad hoc. Approfondiamo l’argomento con l’aiuto dei manager di Key Partner, parlando delle cause e delle soluzioni che modernizzano l’impresa a 360 gradi

Pubblicato il 15 Nov 2023

Immagine di NicoElNino da Shutterstock

Nell’attuale contesto economico, le aziende investono molto in soluzioni di analisi e valorizzazione del dato, ritenendolo un asset essenziale per la propria crescita. Tuttavia, è troppo presto per considerare la data-driven company un paradigma consolidato e realmente diffuso.

Le sfide del Data-Driven: metodo, cultura e tecnologia

Se c’è una cosa che accomuna tutte le imprese è la consapevolezza del valore del dato, ma a questo raramente seguono iniziative volte a centralizzarlo nella cultura e nell’operatività aziendale. Secondo Alessandro Petrillo, Managing Director di Key Partner Strategy, la situazione è quanto meno rivedibile: «Nonostante le aziende investano miliardi in soluzioni di data management e data intelligence, solo il 3% delle decisioni aziendali è data-driven, e questo a prescindere dal fatto che esistano metodologie gestionali che si basano proprio sui dati per prendere le decisioni».

Facciamo quindi un passo avanti e domandiamoci perché, a fronte di investimenti importanti, il ritorno sia deludente. C’è di sicuro un fattore culturale da prendere in considerazione, ma prima ancora – secondo i manager Key Partner – vanno considerate l’assenza di strumenti, e soprattutto di un metodo che porti le persone ad affidarsi costantemente ai dati per le loro decisioni. Se la metodologia viene correttamente diffusa all’interno dell’organizzazione, può infatti plasmare quella Data Culture che diverse ricerche ritengono piuttosto carente, nonché primo fattore di fallimento della trasformazione data-driven.

Ciò che in azienda non manca, invece, sono i dati. I volumi crescono esponenzialmente, ma le imprese sono vincolate a due macro-problemi: capire quali informazioni servano e se queste siano già disponibili o meno. Rocco Caputo, Managing Director and CTO di ApiShare ci spiega che «Le aziende con cui lavoriamo hanno molti dati, ma spesso non sanno se le informazioni utili sono già disponibili per i soggetti che le devono usare. Si trovano in questa situazione perché quando hanno definito il dato all’interno dell’azienda non l’hanno fatto con una metodologia puntuale che mirasse alla condivisione delle informazioni a livello enterprise. E così queste rimangono ancora oggi confinate nel progetto, nella divisione, nel team o anche nella mente del singolo professionista».

Tra i motivi che rallentano il percorso data-driven troviamo poi la sovraproduzione di KPI, quando in realtà bisognerebbe puntare alla massima semplificazione, nonché l’incapacità di quantificare i benefici dell’evoluzione data-driven, che ovviamente comporta un onere non indifferente. Naturalmente, l’incertezza rallenta l’evoluzione.

Trasformazione data-driven: come attuarla

Qual è, dunque, il miglior percorso evolutivo di un’azienda che vuole essere agile e moderna? Come facilmente intuibile, il discorso non si esaurisce in una soluzione tecnologica. Piuttosto, le imprese devono intraprendere una trasformazione sistemica, che coinvolga la strategia, il modello operativo, la cultura aziendale, i processi e il modo stesso di fare business. Diventare data-driven significa integrare in maniera profonda i dati nel ciclo di vita di tutta l’azienda, così da migliorarne l’efficienza e l’efficacia a 360 gradi.

Un percorso di questo tipo richiede il coinvolgimento di un partner che sia in grado di accompagnare l’azienda in tutto il percorso evolutivo, dall’identificazione dei suoi problemi alla capacità di indirizzarli strategicamente e di sviluppare soluzioni tecnologiche adatte allo scenario presente e agli obiettivi futuri dell’azienda. Tutto ciò descrive l’attività di Key Partner, azienda italiana che opera mediante la sinergia di divisioni specializzate e la consulenza manageriale, con un focus sul tema dell’efficienza operativa, lo sviluppo di soluzioni digitali e alla cybersecurity. L’approccio metodologico adottato dall’azienda parte dell’identificazione dei problemi dei clienti, passando all’analisi delle cause, al disegno dei nuovi processi, alla realizzazione di soluzioni tecnologiche personalizzate e al change management, il tutto per supportare l’evoluzione data-driven dei clienti.

Secondo Andrea Gozzi, Operations Lead di Key Partner, tale metodologia non va però interpretata in senso rigidamente progressivo, perché rischia di creare una frattura netta tra le aree più strategiche e quella tecnologica, facendo sì che quest’ultima sia di fatto vincolata a un ruolo esecutivo. La sua visione è fondata sull’integrazione e prevede il coinvolgimento di tecnici esperti lungo tutto il percorso di accompagnamento dell’azienda: «A mio avviso, l’approccio corretto consiste nell’affrontare il tema tecnologico fin dalla genesi del percorso con l’azienda, perché alcuni vantaggi offerti dalle tecnologie innovative, che sappiamo evolvere su base quotidiana, potrebbero essere conosciuti solo a chi si occupa ogni giorno di queste tematiche». Metodo e tecnologia devono andare a braccetto, in sostanza.

Un altro aspetto importante è quello di affidarsi a un partner esperto per l’evoluzione in chiave data-driven. Petrillo ci spiega che il partner deve essere in grado di fare esattamente questo, cioè non solo di «trovare le cause dei problemi e offrire soluzioni, ma anche di quantificare correttamente costi e benefici. È questa capacità a far sì che le soluzioni vengano effettivamente implementate dal top management», che altrimenti non potrebbe valutare il ritorno sull’investimento o, più genericamente, l’opportunità che ha di fronte.

In questo modo, le aziende possono progressivamente evolvere, sperimentare e sfruttare tutti i benefici del modello data-driven. L’efficacia delle soluzioni e il loro impiego quotidiano possono plasmare la cultura anche in contesti ampi e complessi, diventando il pilastro della loro competitività presente e futura.

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