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Digital signage

Comunicare nella Internet of Things: dal Digital Signage allo Smart Signage

Comunicazione statica versus comunicazione dinamica: 5 a 1. I numeri spiegano i motivi per cui sempre più aziende stanno investendo in un digital signage di nuova generazione. Non è questione di maquillage tecnologico, ma di un nuovo modo di intendere e di volere l’ingaggio e la relazione

27 Giu 2016

Redazione

Lo sviluppo dell’informazione digitale ci sta portando a vivere in un mondo multiscreen: dalla televisione al monitor del computer, dal display dello smartphone al digital signage integrato nelle vetrine, nei negozi, nelle banche, nelle stazioni o negli aeroporti…

La Internet of Things avanza, sensorizzando le cose che, per comunicare con noi, alzano una vera e propria saracinesca tecnologica a cristalli liquidi. È questo il senso dello Smart Signage di nuova generazione di casa Samsung, che sublima la chiave digital aggiungendo nuove componenti funzionali a livello di interazione, di qualità delle immagini ma anche di controllo e di analisi delle informazioni che passano dal mondo reale al mondo analogico.

Quando la comunicazione brilla di luce propria

“Sono molti i motivi per cui le aziende stanno introducendo il digital signage a supporto delle attività di business – spiega Martino Mombrini, Direttore Marketing Divisione IT di Samsung -, a partire dal fatto che oggi gli schermi si presentano in forme e configurazioni che rendono le trasmissioni sempre più spettacolari, grazie a un’elevata luminosità, a un’affidabilità di funzionamento 24/H e nuove capacità di gestione dei contenuti che sfruttano al meglio gli spazi e le potenzialità degli schermi. Numerose ricerche confermano il valore di una scelta che, oltre a essere estetica, è strategica per il marketing. Forrester, ad esempio, ha evidenziato come rispetto a uno schermo statico, uno schermo dinamico generi maggiori impressions da 2 a 5 volte in più. A livello percettivo, il 47% degli utenti che hanno visionato un messaggio pubblicitario su uno schermo se lo ricordano e il 19% di chi ha visto un prodotto su uno schermo digitale fa un acquisto che non aveva in programma. Insomma, ci sono tanti dati che fanno capire come e perché le aziende stiano investendo sempre più nello smart signage”.

La magia del grande (e del piccolo) schermo

A brindare alla tecnologia non è solo la distribuzione. Gli analisti di Nielsen Research hanno dimostrato come la GDO ha incrementato le vendite del 33% di 4 prodotti su 5 utilizzando come veicolo promozionale una soluzione di digital signage.

Gli schermi digitali sono usati nell’hospitality e nella ristorazione, negli ospedali e nella Pubblica Amministrazione così come nelle banche o nei business center.

Oggi i monitor sono a tutti gli effetti dei dispositivi dotati di una sofisticata intelligenza interna: processori QuadCore che consentono una gestione flessibile e composita dei palinsesti multimediali, spazio di archiviazione interno dei contenuti, Wi-Fi integrato, software gestionale dedicato. A questo proposito Samsung ha realizzato MagicInfo, un sistema che consente di sviluppare e montare contenuti, offrendo anche la possiiblità di integrare webcam di terze parti che permettono di monitorare chi sta guardando lo schermo e, attraverso sistemi di analisi, capire i feed back di una campagna o di un’iniziativa per migliorare la comunicazione e la proposizione dei messaggi e dell’offerta. Si parla infatti di smart signage e non a caso.

“Quello che le aziende spesso ignorano è che nel digital signage ci sono una serie di costi sommersi – prosegue Mombrini – che scaturiscono dalla necessità di integrare al semplice monitor un pc o un dispositivo che funga da media player, un software dedicato e tutta l’attività relativa all’installazione di un sistema di rete che non nasce nativamente integrato. Il vantaggio delle soluzioni Smart Signage di Samsung, infatti, è che ogni schermo si interfaccia con gli altri consentendo di avere una regia multischermo chiavi in mano: non c’è bisogno di configurare nulla perché ogni schermo fa parte di un unico cluster tecnologico e questo impatta significativamente, in positivo, sul TCO generale“.

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