IT, senza ottimizzazione della spesa software costi per 2,3 milioni di euro

Ricerche e studi

IT, la mancata ottimizzazione della spesa software è un fardello da 2,3 milioni di euro

Il 66% delle aziende ha una grande quantità di hardware e software duplicati, perché all’inizio del lockdown aveva bisogno di implementare nuove tecnologie. Inoltre, da marzo 2020 a oggi gli investimenti in ambito IT sono cresciuti, tuttavia non hanno avuto una ricaduta strategica come auspicato e quindi ci sono ampi margini per ottimizzarne il rendimento. Le sfide da vincere e l’analisi di Coleman Parkes

13 Gen 2021

Luigi Teodonio

L’IT costa? Solo se mancano le necessarie strategie di ottimizzazione delle spese. I software inutilizzati, infatti, gravano in maniera considerevole sui bilanci delle aziende. In Europa come in tutto il mondo spesso le imprese si ritrovano a possedere licenze per software che non utilizzeranno mai o per software o hardware duplicati.

In particolare oggi, con il 95% delle aziende europee chiamate a ridurre i costi a causa della crisi sanitaria, riuscire a ottimizzare le spese per l’Information Technology è un’operazione fondamentale. Basta un dato: ogni impresa spende in media 2,34 milioni di euro all’anno in licenze software inutilizzate. Questa cifra sarebbe sufficiente a pagare lo stipendio di 45 specialisti IT qualificati.

È quanto emerge dalla ricerca “L’IT sta perdendo la sfida per l’ottimizzazione dei costi?condotta da Coleman Parkes per Insight, uno dei maggiori player nella fornitura di soluzioni tecnologiche e nella consulenza per la gestione di contratti IT complessi.

Ridurre gli sprechi, non il personale

Secondo la ricerca, il peso dei software e degli hardware inutilizzati potrebbe essere facilmente alleggerito, evitando così di ricorrere a licenziamenti.

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Lo studio ha coinvolto 550 responsabili IT in 9 Paesi (con un campione di 50 responsabili IT di aziende italiane di piccole, medie e grandi dimensioni). Il 66% delle aziende afferma di avere una grande quantità di hardware e software duplicati, perché all’inizio del lockdown aveva bisogno di implementare nuove tecnologie.

Questi “sprechi” in ambito IT spingono le aziende a rimediare tagliando le spese in altre aree, a partire dal personale. Il 95% delle imprese intervistate ha dichiarato di essere costretta a ridurre i costi a causa della pessima congiuntura economica e il modo più immediato è quello di licenziare. Il 27% ha ammesso di aver ridotto i dipendenti del reparto IT. Ma una scelta oculata dei software da utilizzare avrebbe addirittura consentito di aumentare la forza lavoro.

Ottimizzazione degli investimenti IT: i settori interessati

A fronte di questi “costi nascosti” (ma dall’elevato impatto sulle finanze e sulla salute dell’azienda), da marzo 2020 a oggi gli investimenti in ambito IT sono decisamente cresciuti. La crescita non è stata tuttavia ottimizzata e gli investimenti non hanno portato gli effetti sperati. C’è ampio “spazio di manovra” per migliorare gli interventi.

Guardando ai singoli settori, il 50% dei team IT intervistati afferma di aver bisogno di ottimizzare i propri investimenti nel supporto IT; la stessa percentuale riguarda gli investimenti in software; il 60% quelli nel cloud privato; il 68% quelli in infrastrutture.

Affinché gli investimenti fatti negli ultimi mesi – e quelli che dovranno essere affrontati nei prossimi – siano efficaci e portino valore aggiunto, è necessario che le aziende mettano in conto di dover affrontare delle sfide precise. Ad esempio, la maggioranza delle società che hanno preso parte alla survey – il 69% – ha avuto difficoltà a implementare e gestire i dispositivi personali dei dipendenti (il paradigma BYOD), che hanno fatto il loro prorompente ingresso in scena a causa dello Smart Working.

Le sfide da vincere: competenze e consolidamento

«Le sfide che abbiamo affrontato finora nel 2020 non sono affatto vinte e i reparti IT hanno un ruolo chiave nel supportare le aziende – ha affermato Pietro Marrazzo, Country Manager Insight Italia -. L’ottimizzazione dei costi non è facile e spesso richiede competenze e conoscenze specialistiche, ma ora è il momento di eliminare gli sprechi e promuovere operazioni più efficienti. In questo modo, le organizzazioni saranno in una posizione migliore per garantire che l’impresa sia abbastanza resiliente da sopravvivere e persino prosperare, qualunque cosa porti il futuro».

Affinché ciò sia possibile, però, i responsabili aziendali dovranno far fronte ad alcune criticità. Prima di tutto, dovranno sanare la mancanza di competenze e delle conoscenze. Il 73% non riesce infatti a negoziare efficacemente con i fornitori. La stessa percentuale acquista più applicativi “gemelli”, che hanno la medesima funzionalità, denotando la necessità di rafforzare e consolidare la propria infrastruttura IT.

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