Finanza aziendale

Cash flow: cos'è e come gestire i flussi di cassa in azienda

Cosa è il cash flow e perché è un indicatore essenziale dell’attrattività e della salute di un’impresa. Come si calcola e come è possibile avere una gestione ottimizzata del flusso di cassa? Quali sono le tecnologie che permettono di farlo in modo economico?

08 Gen 2020

Annalisa Casali

Il flusso di cassa o cash flow è forse la grandezza finanziaria più importante per l’azienda. È, infatti, spesso, proprio la mancanza di liquidità a mettere in forse la sopravvivenza dell’impresa decretando il successo o, al contrario, la crisi o addirittura il fallimento delle sue attività. Nel mondo anglosassone, una frase che si sente spesso pronunciare al riguardo nelle organizzazioni è “Turnover is vanity, profit is sanity but cash is reality”, che suona più o meno come “Il fatturato è vanità, l’utile è raziocinio, ma la liquidità è concretezza”. Non è raro, infatti, che un’impresa, pur generando ampi margini di profitto, si trovi in sofferenza di liquidità, quindi incapace di pagare le tasse, i fornitori o i dipendenti a causa del cash flow negativo. La gestione ottimizzata dei flussi di cassa è, quindi, uno dei principali obiettivi cui deve tendere il Chief Financial Officer (CFO) non solo nelle grandi corporate ma anche nelle piccole imprese.

Cos’è il flusso di cassa (e cosa non è)

Ma cos’è il cash flow? Il flusso di cassa indica le variazioni positive o negative della liquidità dell’azienda che si verificano in un dato periodo di tempo, generalmente un anno. È detto anche flusso primario dopo le imposte. In pratica, si ottiene come differenza tra il totale delle entrate (cash inflow) e delle uscite (cash outflow) monetarie e rappresenta l’ammontare del denaro liquido che l’azienda possiede in un dato momento della sua vita. Il suo valore è inserito nella contabilità generale, che raccoglie in modo sistematizzato all’interno del bilancio gli scambi economici dell’azienda con l’esterno, rappresentati in termini di costi e ricavi, con l’obiettivo finale di definire il risultato d’esercizio. Il bilancio è il caposaldo di quel controllo di gestione che mira a schematizzare i dati che si generano quotidianamente in azienda per effetto delle sue attività, in modo da renderli comprensibili ai decisori di business e, allo stesso tempo, ottemperare agli obblighi fiscali. Il rendiconto economico è, però, un documento sintetico che non permette di verificare l’andamento di una singola linea di produzione, il costo delle materie prime, della distribuzione o, più in generale, la redditività di un prodotto. Questo è possibile, invece, grazie alla contabilità analitica (industriale), che proprio a partire dal cash flow e da altre grandezze di sintesi va nel dettaglio delle performance specifiche di una funzione o linea di prodotti.

A cosa serve il cash flow

Il cash flow è una misura della capacità dell’azienda di autofinanziarsi senza dover ricorrere all’indebitamento. In pratica, l’analisi del flusso di cassa è uno degli strumenti principali di controllo della gestione finanziaria dell’azienda che mira a ottimizzare la gestione della tesoreria contenendo gli oneri finanziari. Se il CFO è in grado di stimare con una buona approssimazione i flussi di cassa a una certa data, sarà in grado di negoziare per tempo le eventuali coperture necessarie a coprire i deficit di liquidità. Ma sarà anche in grado di prevedere impieghi più remunerativi per la liquidità attuale, garantendo comunque la solvibilità finanziaria dell’azienda anche a fronte di eventi imprevisti.

Come calcolare il cash flow

Il cash flow si ottiene aggiungendo all’utile o alla perdita d’esercizio i costi non monetari – gli ammortamenti di macchinari e impianti, gli accantonamenti per rischi futuri, i TFR o la svalutazione dei crediti – e sottraendo i ricavi non monetari come le imposte anticipate o la rivalutazione delle partecipazioni.

Differenze tra profitto e cash flow positivo

La capacità di far fronte ai pagamenti con la liquidità sufficiente è generalmente considerato un buon segnale dello stato di salute dell’azienda. Nel mondo della finanza, poi, il cash flow è un indicatore essenziale dell’attrattività di un’impresa per gli investitori, ben più del fatturato, per esempio, o del profitto. Tutte queste grandezze sono a loro modo importanti per comprendere l’andamento di un’attività imprenditoriale. Il fatturato rappresenta l’ammontare complessivo delle vendite in un determinato periodo di tempo. L’utile d’esercizio (o profitto) è la sintesi dei movimenti economici realizzati nel corso di un anno o esercizio fiscale. Si ottiene come differenza tra i ricavi e i costi, indipendentemente dai movimenti monetari che queste operazioni hanno generato. Se il saldo è negativo, l’azienda avrà realizzato una perdita d’esercizio, in caso contrario un utile d’esercizio. Il profitto non tiene, quindi, conto dell’effettivo pagamento dei costi sostenuti o dell’effettivo incasso delle vendite realizzate, che potranno non coincidere con i costi e i ricavi contabilizzati nel periodo a causa di dilazioni e insoluti. L’utile non va, quindi, confuso con il cash flow positivo, che evidenzia l’ammontare delle risorse finanziarie nette prodotte nel periodo considerato. Un’azienda potrà avere un utile positivo ma trovarsi in debito di liquidità o, al contrario, avere una buona liquidità ma operare in perdita.

I pericoli del cash flow negativo

Se è vero che lo scopo principale dell’azienda è essere in utile, quindi fare in modo che la differenza tra ricavi e costi della produzione sia sempre positiva, è altrettanto vero che il CFO deve fare i conti quotidianamente con dilazioni e ritardi nel pagamento delle fatture, che rimandano l’entrata di cassa di una vendita magari già registrata da tempo tra i ricavi. Sul fronte opposto, le improvvise dimissioni di un dipendente obbligano l’impresa a liquidargli in brevi tempi il TFR e la cartella esattoriale dell’Agenzia delle Entrate deve essere pagata prontamente per non incappare in fermi amministrativi e pignoramenti. L’azienda che non pianifica attentamente i flussi di cassa può, quindi, trovarsi suo malgrado in situazioni di illiquidità che arrivano anche a minarne la sopravvivenza stessa. Un cash flow negativo è un indice del fatto che l’azienda non è in grado, magari anche solo temporaneamente, di far fronte ai pagamenti con la propria liquidità. Questa situazione può verificarsi – e succede spesso – nelle fasi di avvio di una nuova attività. Una volta raggiunto il punto di pareggio (break even point), quindi a partire dal momento in cui il fatturato è sufficiente a coprire i costi di produzione, la gestione finanziaria deve mirare non solo a garantire la capacità di remunerare adeguatamente gli investitori aziendali, ma anche a creare risorse “liquide” da poter impiegare per far crescere il business. Pianificare e gestire attentamente i flussi di cassa in ingresso e in uscita è, quindi, essenziale per assicurare quel “respiro finanziario” che permette all’impresa di sostenere al meglio la propria attività senza indebitarsi eccessivamente.

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Tipologie di cash flow

Il flusso di cassa si può idealmente suddividere in tre componenti fondamentali: il flusso di cassa operativo (FCFO), il flusso di cassa per l’impresa (FCFF) e il flusso di cassa disponibile per gli azionisti (FCFE). Vediamoli più in dettaglio.

Flusso di cassa operativo (FCFO)

Il flusso di cassa operativo, in inglese Cash Flow From Operations (FCFO) oppure Operating Cash Flow (OCF) o, ancora, Cash Flow From Operating Activities (CFO), è una misura della liquidità di cassa generata o consumata per effetto della gestione principale delle attività d’impresa. Per calcolarlo, si parte dal reddito operativo (EBIT, Earning Before Interests and Taxes), ovvero l’utile al netto delle imposte e degli oneri finanziari che si ottiene sottraendo dal valore totale dei beni e dei servizi venduti tutte le spese sostenute per produrli. All’EBIT si aggiungono tutti i costi non monetari (ammortamenti, quote del TFR e altri accantonamenti) e il saldo della differenza tra crediti e debiti maturati.

Flusso di cassa per l’impresa (FCFF)

Il flusso di cassa per l’impresa (Free Cash Flow to the Firm, detto anche Unlevered Free Cash Flow) rappresenta la liquidità disponibile per gli investitori. Si ottiene decurtando dal capitale circolante netto – ovvero il saldo tra attività e passività operative – le tasse e le spese pagate nel periodo di riferimento. In pratica, è l’importo che viene distribuito tra i titolari di azioni e obbligazioni della società ed è un indicatore chiave della stabilità finanziaria e della redditività dell’azienda.

Flusso di cassa disponibile per gli azionisti (FCFE)
Il flusso di cassa per gli azionisti (Free Cash Flow to Equity, detto anche Levered Free Cash Flow) misura invece l’ammontare che può essere distribuito ai titolari di quote del capitale sociale dopo che dall’utile netto sono state decurtate le spese operative, le tasse, i rimborsi dei debiti, e aggiunto il valore dei nuovi debiti contratti.

Come gestire al meglio il cash flow della tua azienda

La gestione aziendale deve mirare all’obiettivo di un cash flow positivo. Con la giusta liquidità, infatti, l’impresa è in grado di pagare senza problemi le tasse, i fornitori e gli altri creditori, così come i dipendenti. E, perché no, magari effettuare anche investimenti aggiuntivi per sostenere la crescita del business. Ma come è possibile gestire i flussi di cassa in modo più efficace? Esistono alcuni accorgimenti che permettono al CFO di migliorare la liquidità aziendale impostando una pianificazione attenta del cash flow. Si parte dal calcolo periodico del reddito operativo, ottenuto dalla differenza tra attività e passività a breve termine, e si procede con opportuni aggiustamenti. Ecco i principali.

Mettere in atto strategie di risk management efficaci

Individuare e tenere sotto controllo i rischi d’impresa (risk management), permette di prevenire i possibili scenari di illiquidità. Per fare questo bisognerà, per esempio, valutare l’impatto della stagionalità delle vendite o l’incertezza economica legata agli investimenti compiuti in passato.

Gestire al meglio le dilazioni di pagamento
È buona norma tenere traccia di tutte le dilazioni di pagamento concesse, e programmarle in modo che i flussi di incasso siano costanti nel tempo. È anche consigliabile ipotizzare nel calcolo del cash flow una percentuale di insoluti, ovvero di pagamenti che con buona probabilità non verranno mai riscossi. In questo modo, si eviteranno brutte sorprese.

Aggiornare periodicamente le previsioni di budget
Il budget è il documento che indica la previsione della situazione patrimoniale ed economico-finanziaria al termine di un periodo. Generalmente il suo orizzonte temporale è l’anno, con dettagli previsti su base mensile o trimestrale. La sua attendibilità aumenta man mano che passa il tempo e ci si avvicina al termine indicato, perché le previsioni in esso contenute sono sostituite con dati di consuntivo. Ecco perché è importante aggiornare periodicamente il forecast per garantirsi una stima più affidabile possibile del cash flow.

Calcolare attentamente gli ammortamenti di macchinari e impianti e le scorte di magazzino
Una gestione oculata del tasso di obsolescenza tecnica di impianti e macchinari permetterà di evitare svalutazioni massicce nella fase terminale della loro vita utile, che potrebbero penalizzare il cash flow. Allo stesso modo, adottare una buona pianificazione delle scorte servirà a evitare di finire out-of-stock senza immobilizzare risorse eccessive nel magazzino.

Dotarsi di tecnologie per gestire in anticipo il cash flow

Esistono sul mercato software molto efficaci per ridurre o azzerare il rischio di liquidità. Piattaforme e servizi che offrono funzionalità di proiezione e gestione anticipata della tesoreria e del cash flow. Soluzioni che si integrano con i sistemi gestionali e quelli di remote banking, gli scadenziari e il budget per offrire al CFO la capacità di ottimizzare la gestione finanziaria contenendo gli oneri relativi.

La gestione ottimizzata del cash flow di DocFinance

DocFinance è uno strumento per la gestione anticipata della tesoreria che permette di stimare con largo anticipo i flussi finanziari dell’azienda, sulla base della previsione delle entrate e dei pagamenti, delle scadenze e degli impegni extra contabili. Il sistema permette di avere una visione di sintesi della posizione finanziaria, dedotta dall’analisi delle scadenze certe e di quelle previste, ma anche della posizione di cassa, ricavata sulla base dei movimenti attesi, dei saldi per valute e dei fidi disponibili. In questo modo, sarà possibile non solo ridurre il peso degli oneri finanziari ma soprattutto assicurare sempre all’azienda la liquidità sufficiente per far fronte ai propri impegni. Il software contiene già i servizi di remote banking e si integra con i principali applicativi ERP (circa 300) in uso nelle aziende italiane: i movimenti bancari contabilizzati potranno essere ulteriormente arricchiti con le previsioni di budget, per garantire una stima ancora più precisa degli incassi e dei pagamenti. Il software recepisce le anagrafiche e gli scadenziari degli ERP e restituisce ai gestionali i file della prima nota, mostrando l’andamento delle posizioni finanziarie previsionali, della cassa e dei fidi. DocFinance analizza i flussi monetari in ingresso e in uscita secondo diverse prospettive – clienti, fornitori, istituto di credito, motivazione… – e permette di gestire anche il cash pooling, ovvero la centralizzazione in capo a un unico soggetto giuridico delle disponibilità finanziarie di un gruppo. L’azienda sarà in grado di visualizzare gli oneri prospettici associati ai diversi scenari finanziari e il CFO potrà scegliere quello più sostenibile e più in linea con gli obiettivi dell’azienda.

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