Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

Il lavoro che cambia

Smart Working, un’opportunità per 7 lavoratori italiani su 10

Una ricerca OnePoll, commissionata da Citrix, sottolinea che già oggi il 23% dei dipendenti lavora da remoto tutti i giorni (almeno per qualche ora) e il 22,4% lo fa almeno una volta a settimana. Inoltre per il 91% la tecnologia ha impatti positivi sui livelli di produttività individuale

22 Feb 2018

Lo Smart Working è una realtà per le aziende italiane: cresce, infatti, il numero di organizzazioni che decidono di adottare un nuovo modello di lavoro agile. Viene, così, messo in discussione il concetto tradizionale di ufficio, che da spazio fisico diventa spazio “digitale” che segue il dipendente nei suoi spostamenti, per lavorare da remoto a prescindere dal luogo in cui ci si trovi.

«Le aziende che oggi risultano più avanti nei percorsi di adozione dello Smart Working hanno compreso che le opportunità di questo cambiamento culturale, basato su principi di flessibilità e autonomia, risiedono nella sperimentazione di una nuova filosofia manageriale, che mette in discussione e cambia i comportamenti organizzativi di Manager e collaboratori, le loro modalità di coordinamento e la misura delle prestazioni lavorative coniugandole con un maggiore orientamento ai risultati e alla responsabilizzazione delle persone», ricorda Emanuele Madini, Associate Partner di P4i – Partners4Innovation.

Oggi dello Smart Working sono percepite più le luci che le ombre, e le aziende dimostrano di essere pronte a cambiare. A metterlo in evidenza è una ricerca commissionata da Citrix a OnePoll, che ha coinvolto 500 persone tra i 18 e 55 anni di età, occupate e residenti in Italia, distribuite tra Nord, Centro e Sud. Secondo l’indagine a cogliere a ritenere il lavoro agile un’opportunità è il 70% degli intervistati, contro un esiguo 3,6% che lo vive come una minaccia. Per il 50,4%, poi, lo Smart Working rappresenta il futuro del lavoro. A fare da contraltare è il 26,4% del campione, per cui il lavoro smart non è ancora una realtà, anche se la situazione sembra destinata a evolvere.

Secondo Madini, «lo Smart Working è un’occasione da non perdere per lavorare sull’evoluzione dei modelli culturali e organizzativi verso il paradigma della Results Driven Organization». E uno dei primi passi è dare la possibilità ai dipendenti di lavorare da remoto per un numero di giorni definite a settimana/mese. Secondo la ricerca, a farlo tutti i giorni (almeno per qualche ora) è il 23% degli intervistati, il 22,4% almeno una volta a settimana, il 10,40% una volta ogni 15 giorni, il 5,8% una volta al mese, e l’11,6% meno di una volta al mese.

Smart Working: un cambiamento culturale che punta sulla tecnologia

«La cultura del lavoro sta cambiando sempre più velocemente», afferma Benjamin Jolivet, Country manager di Citrix Italia. «Oggi il workplace o luogo di lavoro non è più uno spazio fisico, ma digitale e questa rivoluzione sta interessando tutti i settori di mercato. In questo scenario, il vero fattore abilitante è la tecnologia, che decide in ultima analisi della produttività di chi lavora». A essere d’accordo con quest’ultima affermazione del manager è anche il 91% del campione. Inoltre, per il 20% il binomio tecnologia e Smart Working rende, di fatto, le persone libere di cambiare il modo di lavorare (20%).

Dalla ricerca è emerso che c’è anche spazio per l’iniziativa dei singoli: il 28% del campione si è dotato autonomamente di una tecnologia migliore e oltre il 41% degli utenti ha migliorato la propria esperienza d’uso.

Di contro, chi non si sente supportato dalla tecnologia a svolgere il proprio lavoro lamenta soprattutto la mancanza di efficaci tool di condivisione e sincronizzazione (50%), di una connessione internet sufficientemente veloce (31,82%) e di migliori strumenti di messaggistica istantanea o sistemi di videoconferenza (13,64%).

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 5