SDG Group, 25 anni di successi per la pioniera del data-driven

Intervista

25 anni di successi per SDG Group, la consulting pioniera della data-driven transformation

Nata come “boutique” di consulenza manageriale focalizzata sui Business Analytics, ha sempre mantenuto la propria specializzazione e oggi ha 500 clienti nel mondo e 1000 professionisti. I piani puntano al raddoppio nei prossimi tre anni grazie alla spinta dell’integrazione con il Gruppo Alten, avvenuta a fine 2020. Il founder Luca Quagini racconta la strategia e ripercorre le tappe della crescita

27 Gen 2021

Manuela Gianni

Quando è nata SDG, nei primi anni ’90, il concetto di azienda data-driven doveva ancora essere formulato, non c’era Internet e i dati non erano considerati il nuovo petrolio. Si iniziava a parlare di Business Intelligence, si usavano software e fogli di calcolo rudimentali, e il digitale non non superava l’accezione tecnologica. Luca Quagini, fra i primi ingegneri gestionali laureati al Politecnico di Milano, intuì il futuro e intravide sul mercato della consulenza manageriale un vuoto, quello dell’uso delle tecnologie digitali a diretto supporto delle esigenze di modellazione del business. I report finanziari, ad esempio, venivano rilasciati ai manager con grande ritardo, compromettendo l’efficacia come strumento di supporto decisionale. Nasce così SDG Group, che oggi ha 500 clienti e 1000 consulenti, ed è stata inserita da Gartner fra i leader nel mercato Business Intelligence e Information Management Services.

Luca Quagini

Ingegner Quagini, quando ha fondato l’azienda, nel ’94, qual era l’idea di business che aveva in mente e come si è evoluta?

L’idea era la stessa di oggi, anche se l’approccio si è trasformato nel tempo con l’innovazione tecnologica: offrire una consulenza fatta di sostanza, non solo di visioni e strategie, specializzata a trasformare i dati aziendali in informazioni di business, unendo tecnologie e management. Il focus iniziale è stato sui modelli di pianificazione e controllo. Ai tempi non era una proposta ordinaria. Nelle aziende queste competenze mancavano, e c’era innanzitutto l’esigenza di accorciare la latenza fra la disponibilità dei dati – non parlo solo dei dati dei gestionali – e i report aziendali, che venivano resi disponibili con un ritardo impensabile adesso, e costruire i modelli per la guida e il governo delle imprese. Allora, gli strumenti a disposizione erano estremamente fragili.

Una visione lungimirante, dato che oggi tutti parlano di data-driven company e data management…

Sì, da allora si sono costantemente evolute le piattaforme informatiche e anche i modelli di management, quindi è una continua rincorsa. Oggi riusciamo ad integrare tecniche e modelli impensabili allora: usiamo tecnologie di Natural Language Processing (NLP), raccogliamo dati e segnali dai sensori IOT, abbiamo il Machine Learning, che abilita modelli predittivi e ci permette di intercettare nuovi percorsi.

Ritengo che le scelte fatte molti anni fa siano state vincenti per determinare la traiettoria di crescita. Per quanto indipendenti dai software vendor, abbiamo partnership forti con i provider che investono e ci aiutano a fornire soluzioni nella direzione che ci sembra migliore. Poi l’internazionalizzazione: SDG da subito si è confrontata con il mondo, con un’iniziale incursione negli Stati Uniti, a cui è seguita l’Europa, in particolare Spagna e Francia. In terzo luogo l’innovazione: già 7 anni fa abbiamo iniziato a usare l’AI, integrando la data science nei modelli per creare nuove forme di elaborazione del dato.

A novembre 2020 SDG è entrata in Alten Group, realtà internazionale della consulenza tecnologica da 2,7 miliardi di euro di fatturato. Quali vantaggi vi aspettate?

Era nei piani crescere in maniera organica fino alla dimensione attuale, per poi accelerare lo sviluppo delle practice più innovative insieme ad un partner industriale globale. La scelta è caduta su Alten perché siamo complementari, a loro mancava la practice interna di data analytics. Oggi abbiamo 1000 consulenti, l’obiettivo è di raddoppiare in tre anni, puntando a lavorare per quelle organizzazioni che investono su innovazione e data analytics in modo strutturale.

Cosa vi distingue dalle grandi tech consulting companies dell’ICT?

L’elemento distintivo continua a essere quello iniziale: siamo ingegneri di impresa, un’impresa che è sempre più digitale. Abbiamo le caratteristiche di una “boutique” della consulenza, nella nostra proposta c’è sempre grande concretezza sui risultati, operiamo con una modularità agile, in tempi brevi, modulo per modulo, con una selezione best of breed delle piattaforme. La priorità è costruire la soluzione che serve al business, non l’architettura perfetta. Questo approccio modulare ci permette di lavorare anche per clienti medi, non solo grandi.

Può citare qualche esempio di progetto innovativo e di successo?

Per un brand del lusso, abbiamo applicato un modello predittivo al replenishment dei negozi fisici e virtuali: per ridurre rischi di stock out o di eccedenze. Con il cliente abbiamo concordato di legare una parte del compenso ai risultati: è stato un successo e siamo entrambi soddisfatti.

Una farmaceutica americana ha deciso di creare un Business Intelligence Competence Center e le persone di SDG lavorano spalla a spalla con il team multidisciplinare del cliente: sta funzionando bene, ognuno porta le proprie competenze.

Un altro esempio invece riguarda un’APP di Telemedicina che abbiamo sviluppato per Generali, che utilizza la fotocamera dello smartphone per misurare i parametri vitali e abilitare una forma rivoluzionaria di prevenzione e assistenza.

In che modo AI e ML stanno cambiando la Data Analytics?

Tutte le fasi del progetto, dalla raccolta dei dati fino alla generazione di insight per il business, sono ormai impattate da AI e ML, sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo. L’AI aiuta a identificare anomalie, ottimizzare, aggiungere contesto al dato, gestire la governance e la qualità, semplificando notevolmente il lavoro rispetto al passato. Diventerà una componente strutturale, che va inserita in un disegno.

Vedo un uso sempre più massiccio dell’AI sulla data analytics anche per la compliance normativa e in particolare il GDPR, perché permette il tracciamento dei dati, come richiesto dal regolamento.

Riscontrate difficoltà nel ricercare e trattenere giovani e professionisti?

Combattiamo ogni giorno la guerra dei talenti. Le figure che combinano competenze informatiche e visione di business sono merce rara. Le università devono accelerare la formazione di questi profili. Cerchiamo di trattenerli dando loro gli spazi più ampi, mettendoli in condizione di avere un impatto e crescere sulle idee che contribuiscono a sviluppare. Affrontiamo le inevitabili spinte centrifughe, di chi vuole la propria idea di business, cercando di creare un ecosistema, simile a quello degli incubator, che bilanci le aspettative individuali con la creazione di un’offerta solida che arrivi alle aziende che la ricercano.

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Manuela Gianni
Direttore, Digital4Executive

Giornalista, ingegnere, mi occupo da molti anni di innovazione, tecnologie digitali e management. Direttrice sin dalla nascita di Digital4Executive

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