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Indagini e ricerche

PMI italiane e digitalizzazione: chi ha più budget investe in Industria 4.0, le altre in social marketing

Per il 45% delle piccole e medie imprese i costi troppo alti frenano l’innovazione tecnologica, ma comunque il budget dedicato in media aumenta. Le voci di spesa prioritarie: sicurezza, infrastrutture, applicazioni e workplace. Prime motivazioni della digitalizzazione: aumentare la velocità dei processi e ridurre i costi. I principali dati di un’indagine NetworkDigital360-Wind Tre Business su 300 PMI

05 Ott 2017

Laura Zanotti

L’impatto della digital transformation sulle PMI, le piccole e medie imprese italiane, è lo specchio della loro effettiva disponibilità di spesa. Mentre il 24% di loro dichiara di non avere budget per investire nell’innovazione digitale, il 21% ritiene che i costi siano alti e si ripaghino troppo lentamente. In sintesi, quasi la metà delle aziende indica le risorse finanziarie come principale barriera al cambiamento. Comunque gli investimenti nelle tecnologie digitali, in misura diversa, ci sono e aumentano: gli analisti parlano di una crescita media dello 0,85%.

Certo è che scelte e investimenti sono condizionati anche da alcune resistenze culturali. Pur sussistendo una condizione di favore rispetto al cambiamento dei processi e delle relazioni finalizzate a migliorare il business, infatti, per oltre la metà delle piccole e medie imprese italiane (55%) l’innovazione, pur considerata interessante, non è percepita come urgente.

A rivelare questi e altri numeri, priorità e gerarchie di investimento è una indagine esclusiva, condotta da NetworkDigital360 in collaborazione con Wind Tre Business, su un campione che ha coinvolto 300 PMI di tutta Italia, operanti in diversi settori. Indagine scaricabile nella sua versione integrale cliccando sull’immagine qui sotto, e che verrà presentata in un ciclo di eventi in 4 città italiane proprio in queste settimane. A rispondere agli analisti, sono stati i CIO e i responsabili dei sistemi informativi di queste 300 realtà, ai quali è stato chiesto di spiegare i budget allocati ma anche le diverse priorità.

Digital transformation: qual è il budget di spesa delle PMI?

A condizionare la digital transformation delle PMI un budget dedicato che varia dallo 0,5% al 3% del fatturato annuo, a fronte di una serie di costi legati a dipendenti e collaboratori, e alla gestione delle infrastrutture e della sicurezza, del parco applicativo, delle postazioni di lavoro e di tutte le soluzioni a supporto della mobilità crescente dei dipendenti che diversificano le esigenze di connettività aziendale tra reti fisse e reti mobili, con impatti anche molto diversi a seconda delle aree geografiche considerate.

La survey sulle PMI italiane racconta atteggiamenti diversi rispetto all’innovazione digitale. Il 20% delle aziende coinvolte alloca meno di 50mila euro, il 41% investe tra i 50mila e i 100mila euro e il 23% destina un budget compreso tra 100mila e 250mila euro. Infine, a stanziare budget oltre 250mila euro è il 16% delle aziende del panel. La buona notizia è che le stime per il 2018 dicono che solo un’azienda su 10 ridurrà il proprio budget, mentre il 13% lo aumenterà.

Innovazione: le voci di spesa più significative

Entrando più nel dettaglio delle voci di spesa, al primo posto troviamo la sicurezza per oltre 3 aziende su 5 (61%). La seconda voce sono le infrastrutture: data center, server, appliance hanno un impatto significativo per il 56% del campione intervistato. Praticamente a pari merito le voci di spesa relative alla gestione del parco applicativo (ERP, gestionali, suite per la produttività individuale e così via) e alle soluzioni a supporto delle postazioni di lavoro per quasi 1 impresa su 2. A seguire ci sono i costi di connessione, ripartiti tra soluzioni per la rete mobile e soluzioni per la rete fissa per più di 2 aziende su 5.

Industria 4.0 e Internet of Things anche nelle PMI

In un momento di grande fermento sui temi dell’Industria 4.0, non stupisce che le principali priorità di investimento siano condizionate fortemente dalla disponibilità di budget.

Il tema della Internet of Things, dello smart manufacturing e della smart supply chain che implica l’uso di una nuova intelligenza gestionale e applicativa in chiave 4.0 è la prima priorità delle PMI con maggiore disponibilità di budget. Per le aziende con una disponibilità economica più ridotta, in priorità 1 troviamo invece l’innovazione sui social network a supporto di marketing e post-vendita, e in priorità 2 lo smart working.

A valle dei trend che emergono in modo definito dall’analisi condotta, il percorso di digital transformation delle imprese italiane offre diverse chiavi di lettura. Da un lato, infatti, la fotografia che emerge dall’indagine rappresenta una serie di scelte ormai consolidate rispetto al rinnovo del parco hardware, ai device mobili, agli ERP, ai gestionali e al CRM. La progettualità del presente, invece, si focalizza su una lista che vede al centro del mirino smart manufacturing, app mobile, dematerializzazione e digitalizzazione, infrastrutture in cloud, sicurezza e protezione dei dati ma anche social communication. La proiezione, nel medio e nel lungo termine, oltre a confermare come trend topic la sicurezza e la protezione dei dati, unitamente al potenziamento delle infrastrutture in cloud, coinvolge anche i temi della IoT e del Big Data Management, Analytics incluse.

Come e perché le PMI scelgono l’innovazione

Rilevanti le motivazioni che spingono le PMI a cavalcare la trasformazione digitale: come si evince dal grafico a sinistra, al primo posto, a pari merito, è indicata la maggiore velocità (riduzione dei tempi di processo) e la maggiore efficienza (riduzione dei costi operativi). A seguire troviamo il miglioramento della qualità interna del lavoro.

A maggiore distanza si evidenzia il miglioramento della qualità percepita dai clienti (30%) mentre è solo il 14% delle PMI che punta direttamente a una crescita del fatturato. Il tema delle policy non sembra avere un grosso impatto per il campione intervistato: solo il 5% ritiene che la digital transformation aiuti nell’adeguamento alle normative vigenti. Infine solo 3 aziende delle 300 intervistate mirano all’internazionalizzazione grazie al cambio di marcia più digital.

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