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Forum PA Roma 2016

IoT e sharing economy ci salveranno (dalla crisi). Parola di Jeremy Rifkin

Il noto economista, consigliere di Angela Merkel e autore di best seller tradotti in tutto il mondo, interviene al convegno di apertura della 27a edizione di Forum PA, a Roma. E parla dell’urgenza di rivedere i modelli produttivi per una maggior sostenibilità economica e ambientale e del ruolo del digitale per abilitare nuovi metodi di collaborazione costruttiva, tra privati, aziende e PA

24 Mag 2016

Annalisa Casali

Jeremy RifkinÈ uno scenario apocalittico quello tratteggiato dal guru del nuovo pensiero economico mondiale Jeremy Rifkin nel corso del suo intervento al convegno di apertura della 27a edizione di Forum PA. Una “tre giorni”, quella organizzata al Palazzo dei Congressi dell’Eur di Roma da FPA, che vede in agenda oltre 150 eventi tra convegni e workshop e una quarantina di sessioni di formazione gratuita (quelle dello spazio Academy). La kermesse ha aperto i battenti stamattina e proseguirà fino a giovedì con un fitto calendario di incontri, che vedrà la partecipazione del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, quella del Direttore Generale di AgID (Agenzia per l’Italia Digitale), Antonio Samaritani, e culminerà nel convegno di chiusura lavori con l’intervento del Ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan (qui il resoconto).


Rifkin, pacifista e vegano convinto, discusso e acclamato autore di best seller come “Ecocidio”, “L’era dell’accesso”, “Economia all’idrogeno” o “La terza rivoluzione industriale”, è stato consigliere di alcuni statisti e capi di governo come Angela Merkel e Romano Prodi.

Nel suo saggio più recente, intitolato “La società a costo marginale zero”, Rifkin sostiene che si va affermando sulla scena mondiale un Un momento di Forum PAnuovo sistema economico che oscurerà il capitalismo imperante con tutte le sue contraddizioni. «Oggi – esordisce – il Prodotto Interno Lordo di quasi tutte le nazioni si sta assottigliando e ovunque aumenta la disoccupazione. Dobbiamo prepararci a cinque lustri di economia in difficoltà, quindi a una recessione che si abbatterà non solo sui nostri figli, ma anche sui nostri nipoti. Il 50% della razza umana si trova a vivere in condizioni migliori rispetto a quelle precedenti la prima rivoluzione industriale. Tuttavia, un altro 40% del mondo vive con una media 2 dollari al giorno, quindi si trova in condizioni peggiori rispetto alla fase pre-industriale e paga lo scotto di un modello economico che è ormai divenuto insostenibile non solo per la razza umana ma per tutto l’ecosistema Terra. Il riscaldamento globale è solo l’inizio. Entro i prossimi ottant’anni la razza umana potrebbe essere spazzata via da inondazioni e terremoti favoriti da un uso incauto e indiscriminato delle fonti energetiche inquinanti, carbone e petrolio in testa».

La “super Internet” è il cuore tecnologico della nostra quotidianità

Ma una soluzione a questo destino catastrofico c’è e, secondo Rifkin, è legata a quella che lui stesso definisce la “Terza Rivoluzione industriale”. Dopo la prima, quella delle macchine a vapore, e la seconda, delle tecnologie analogiche, i tempi sono ormai maturi per abbracciare un nuovo modello di sviluppo socio-economico fondato sul digitale e sulla condivisione più che sulla competizione. «Oggi – spiega – assistiamo alla convergenza di tre elementi fondamentali. Nuove tecnologie di comunicazione ci permettono di gestire in modo più efficiente le informazioni; nuove forme di generazione dell’energia, basate sull’impiego delle risorse rinnovabili, consentono di alimentare in modo più efficiente case, uffici e fabbriche. Infine, nuovi servizi di trasporto collaborativo ci permettono di spostarci riducendo inquinamento e consumi e ottimizzando i tempi».

L’Internet delle comunicazioni digitali converge nella rete delle energie rinnovabili e nel sistema dei nuovi trasporti intelligenti (car, scooter e bike sharing in primis), grazie al contributo delle tecnologie Internet of Things (IoT). Questa “super Internet” è il cuore tecnologico del nostro vivere quotidiano e spiana la strada a quello che lo studioso definisce “commons collaborativo”. Un ordine sociale nel quale non conta più la proprietà dei beni ma l’accesso ubiquo e pervasivo ai servizi e l’orizzontalità democratica dei soggetti economici. Non esistono più fornitori e clienti, concorrenti o utenti: scomparsa la proprietà privata, la vera sfida è l’inclusione, nell’ambito di quella che in molti definiscono sharing economy. Un’economia peer-to-peer – come insegnano le virtuose BlaBlacar e AirBnB -, un’economia d’impronta social (di cui sono fulgidi esempi Car2Go e Uber), un’economia comunitaria come quella dei GAS (Gruppi di Acquisto Solidali). L’IoT con la possibilità di legare insieme in un unicum tecnologico la rete digitale, la condivisione, la collaborazione e la trasparenza di gestione avrà l’effetto di spingere la produttività fino al punto in cui il costo marginale di molti beni e servizi sarà quasi azzerato, rendendone possibile l’erogazione e il consumo in totale gratuità e in abbondanza, scardinando i fondamentali del capitalismo. L’economia della condivisione appare, in buona sostanza, come l’unica risposta alla necessità impellente di un processo produttivo più efficiente e sostenibile.
Il diffondersi di questa nuova produttività a “costo marginale zero” stimolerà l’affermazione di un’economia ibrida, in parte soggetta alle regole del mercato e in parte votata ai principi di una maggior condivisione e collaborazione. Rifkin racconta come i prosumers, consumatori diventati produttori in proprio, generano e condividono su scala orizzontale e paritaria con gli altri soggetti economici informazioni, energia pulita e prodotti a costi marginali pressoché nulli sfruttando le infrastrutture digitali intelligenti.

Una PA più “agile” per facilitare i cambiamenti sociali ed economici

In uno scenario economico internazionale che va completamente rivisto, anche il ruolo della PA è destinato a cambiare. Le amministrazioni centrali e locali dovranno abbandonare la rigida suddivisione burocratica, costellata di ruoli e gerarchie, adottata sinora in favore di un nuovo modello organizzativo più “collaborativo”, che faciliti i cambiamenti sociali ed economici in atto. Le dinamiche macroeconomiche in corso hanno un impatto notevole sulla quotidianità della PA che deve reinventarsi. Il suo ruolo deve essere non più solo attivo ma proattivo, acquisendo strumenti, tecnologie e competenze utili a governare la rete dei diversi attori sociali coinvolti.

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