GUIDE E HOW-TO

Come l’intelligenza collettiva e organizzativa aiuta a vincere le sfide del business

Valorizzando i singoli e moltiplicando il sapere del gruppo l’intelligenza collettiva rende i team più capaci di risolvere i problemi e rispondere alle sfide. La collaborazione, la condivisione della conoscenza, l’apprendimento cooperativo e la mobilitazione delle competenze tipiche dei progetti di intelligenza collettiva portano innovazione e resilienza nell’organizzazione e gratificano i talenti

Pubblicato il 04 Nov 2022

Intelligenza collettiva

Se l’unione fa la forza, l’intelligenza collettiva può essere considerata come un motore di crescita per ogni organizzazione, sociale e aziendale. Facendo emergere il meglio di ognuno dei partecipanti al gruppo e valorizzando ogni individuo, lo sviluppo dell’intelligenza collettiva mette in azione una potente dinamica motivazionale e moltiplica il sapere della collettività, perché l’insieme delle conoscenze e attitudini dei singoli può produrre molto di più della loro semplice somma.

Il concetto di intelligenza collettiva è stato diffuso dal filosofo francese Pierre Lévy, autore del saggio“L’intelligenza collettiva. Per un’antropologia del cyberspazio”. Nell’era della comunicazione digitale, osserva Lévy, si sono creati nuovi legami sociali intorno a centri d’interesse comuni, che si basano sulla condivisione del sapere, sull’apprendimento cooperativo e su processi aperti di collaborazione.

Il concetto è entrato nel pensiero strategico delle aziende e delle loro funzioni HR perché permette di gratificare le persone e trattenere i talenti, promuove la cooperazione, l’ascolto e il feedback, favorisce il senso di appartenenza e mette in moto la capacità creativa e innovativa dell’impresa.

Che cosa si intende per intelligenza collettiva

Secondo la definizione di Geoff Mulgan, docente britannico di Collective Intelligence, Public Policy and Social Innovation dello University College di London, con il termine intelligenza collettiva si intende “un’intelligenza distribuita, continuamente valorizzata, coordinata in tempo reale, che porta a una mobilitazione effettiva delle competenze”.

L’intelligenza collettiva si può considerare come la capacità di una comunità di risolvere i problemi tramite la collaborazione. Il comportamento cooperativo degli individui appartenenti alla collettività consente la condivisione delle informazioni, del sapere e il potenziamento dei risultati individuali.

Stimolando la condivisione delle conoscenze, delle competenze e delle esperienze, l’intelligenza collettiva è uno strumento per far emergere il meglio di ogni membro della collettività e di “aumentare” le qualità umane di intelligenza, intuito, problem solving.

Perché l’intelligenza organizzativa è importante

Nel saggio “L’intelligenza collettiva. Per un’antropologia del cyberspazio” Lévy raccoglie le riflessioni e i risultati delle ricerche condotte a partire dai primi Anni Novanta presso il centro di ricerca sull’intelligenza collettiva dell’Università di Ottawa, dove insegna.

Secondo il filosofo francese, la società digitale promuove una forma di sapere distribuito che determina un vero e proprio processo di emancipazione e civilizzazione, poiché pone ogni persona al servizio della comunità. Questo da una parte permette di esprimersi continuamente e liberamente, dall’altra offre la possibilità di fare appello alle risorse intellettuali e all’insieme delle qualità umane della comunità stessa. L’intelligenza collettiva, dunque, espande la capacità produttiva della comunità perché libera i singoli dalle limitazioni della propria memoria e delle proprie conoscenze e consente al gruppo di affidarsi a una gamma più vasta di competenze.

Lévy parte dall’assioma secondo cui il sapere è sempre diffuso (“nessuno sa tutto, ognuno sa qualcosa”). Tutta l’esperienza del mondo, quindi, coincide con ciò che le persone condividono. È questo a rendere l’intelligenza collettiva importante: ogni individuo può attingere a un bacino di risorse intellettuali che equivale alla somma delle conoscenze di tutti i membri della collettività e, al tempo stesso, può dare la sua impronta all’arricchimento e all’evoluzione del sapere collettivo.

Riprendendo il pensiero di Lévy, il saggista americano Henry Jenkins (autore tra l’altro di “Where Old and New Media Collide” e teorico del concetto di cultura convergente) ha sostenuto che l’intelligenza collettiva è importante per la democratizzazione, la condivisione collettiva delle idee, le forme di apprendimento cooperativo e, in generale, una migliore comprensione della nostra società.

Che cos’è l’intelligenza collettiva in un’organizzazione

Il concetto di intelligenza collettiva applicato a un’organizzazione si traduce nella capacità di un’organizzazione di analizzare i dati e tradurli in informazioni utilizzabili. Le sue componenti sono dunque:

  • La raccolta delle informazioni e la loro comprensione
  • La generazione di conoscenza e la sua gestione, anche tramite la memoria
  • L’apprendimento e lo sviluppo
  • L’azione e la collaborazione

In questo percorso, si passa dalla pura ricezione delle informazioni alle strategie che mirano a raccogliere e condividere le informazioni acquisite attraverso la ricerca, la raccolta di dati e l’esperienza, fino alla creazione di documenti di best practice che raccolgono le esperienze di maggior successo dopo le analisi di processo.

La fase di learning, o apprendimento organizzativo, si riferisce ai modi in cui un’organizzazione impara e si adatta in base a ciò che apprende e ciò che modifica le sue strategie. Ogni fase del processo è volta alla condivisione della conoscenza con tutta l’organizzazione, affinché l’utilizzo delle informazioni migliori al tempo stesso l’individuo e la collettività.

La capacità umana di risolvere problemi anche complessi si deve, infatti, alla somma degli sforzi di più persone e a un apprendimento per gradi che stratifica le conoscenze, e fa sì che ognuno di noi non debba ricominciare da capo nel cercare la soluzione, ma possa contare su un bagaglio collettivo e, eventualmente, aggiungere un nuovo tassello.

Come si sviluppa l’intelligenza collettiva nei team

L’intelligenza è la capacità di percepire o inferire informazioni e di conservarle come conoscenza da applicare verso comportamenti adattivi all’intero di un ambiente o di un contesto, come diceva Howard Gardner, lo psicologo americano noto per la sua teoria delle intelligenze multiple. Ogni individuo è dotato di un determinato numero di abilità cognitive, relativamente indipendenti. Secondo Gardner, una “competenza intellettuale umana deve comportare un insieme di abilità di soluzione di problemi e la capacità di trovare e creare problemi, favorendo l’acquisizione di nuova conoscenza”. Come sviluppare questa intelligenza a livello di gruppo? Facendo leva sulla formazione, perché l’intelligenza collettiva è assimilabile a una Soft Skill che si impara.

“La prestazione complessiva di un team non è mai uguale alla somma dei risultati individuali; dipende soprattutto dalla capacità dei singoli membri del team di lavorare insieme, coordinare le proprie attività, comunicare, ecc. In altre parole, la performance è soprattutto una questione di Soft Skill”, affermano gli esperti di PerformanSe, società specializzata nella valutazione delle competenze leggere.

Per sviluppare l’intelligenza collettiva nei team aziendali, dicono gli esperti, la formazione deve aver luogo mentre si lavora, perché è così che si creano nuove competenze, che a loro volta favoriscono l’emergere dell’intelligenza collettiva. Per esempio, mentre un team sta lavorando (risoluzione di problemi, brainstorming, ecc.), si può imporre una regola per cui, a un certo punto, deve interrompersi per 10 minuti, oppure si può stabilire che chi ha già parlato una volta debba aspettare che parlino tutti gli altri prima di intervenire di nuovo.

Questo tipo di training rompe i consueti processi di coordinamento per favorire lo sviluppo di processi nuovi e la ridefinizione delle modalità di interazione interpersonale, sulla base di una coesione e un senso di fiducia più forti. I team diventano più efficienti in termini di processi e, quindi, di risultati.

Qualche esempio di intelligenza collettiva

L’intelligenza collettiva nell’era digitale ha già molte applicazioni note. Basti pensare al crowdsourcing, un modello economico basato sulla condivisione di conoscenze su larga scala per l’ideazione, lo sviluppo e la realizzazione di progetti facendo leva sugli strumenti e le risorse che Internet mette a disposizione. Si crea, così, una rete di professionisti capace di portare a termine un lavoro senza la necessità di lavorare fisicamente nello stesso luogo. È il caso della nota enciclopedia del web Wikipedia.

Un altro esempio noto di intelligenza collettiva è la Citizen Science, la partecipazione dei cittadini alle attività di raccolta di dati e produzione di informazioni, con l’obiettivo di ampliare la consapevolezza personale e la conoscenza. Una sua forma è il Citizen Journalism o giornalismo partecipativo.

Un altro caso sono i Prediction Market, una sorta di mercati azionari virtuali, in cui gli individui scambiano il risultato di un evento futuro (andamento dei titoli in Borsa, performance di aziende, ecc.) sotto forma di contratti. Questi contratti specificano i diversi possibili esiti di un evento futuro, la struttura di pagamento in base a tali risultati e la data di scadenza del contratto. La probabilità attesa del mercato che si verifichi un risultato è la stima di probabilità aggregata di ciascun partecipante al mercato.

Il Social Bookmarking (o Collaborative Tagging) è, invece, il sistema con cui gli utenti di Internet segnalano una risorsa online che condividono con altri, mettendo un tag a quel contenuto e inserendolo in una sorta di database di conoscenza collettiva noto come folksonomy o folksonomia – la categorizzazione delle informazioni compiuta dagli utenti di internet mediante l’utilizzo di parole chiave liberamente scelte.

A livello più istituzionale, dal 2018 il Nesta Centre for Collective Intelligence Design, nel Regno Unito, raccoglie e finanzia esperimenti legati all’applicazione dell’intelligenza collettiva. Questo centro sviluppa strumenti e progetti che consentono alle comunità di rispondere collettivamente alle sfide attuali e che aiutano le istituzioni del settore pubblico e del volontariato a rafforzare la collaborazione con i cittadini.

L’obiettivo è creare comunità più coese e consapevoli della forza dell’azione collettiva sulle grandi questioni globali, come la salute e il cambiamento climatico. Il Nesta Centre for Collective Intelligence Design applica l’intelligenza collettiva – unendo diversi gruppi di persone con nuove fonti di dati e tecnologie digitali – per sviluppare soluzioni su misura ai problemi.

In ambito Onu, l’UNDP Accelerator Labs dal 2020 ha iniziato a usare metodi di collective intelligence nel suo lavoro per accelerare l’innovazione sugli SDGs, gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile.

Le intelligenze del futuro

Il termine intelligenza collettiva è stato definito per la prima volta nel 1962 dall’ingegnere e inventore americano Douglas C. Engelbart in un articolo dal titolo Augmenting Human Intellect. A Conceptual Framework”.

Fondatore dell’Augmentation Research Center e pioniere dell’interazione uomo-computer, Engelbart esplora il concetto di potenziamento delle capacità umane grazie alla collaborazione con le macchine, la nuova frontiera dell’intelligenza collettiva, in cui nella collettività entrano anche i sistemi informatici.

Ancora guardando ai nuovi scenari, il citato teorico delle intelligenze multiple Gardner ha identificato nel volume “Cinque chiavi per il futuro” una nuova serie di abilità necessarie nell’età contemporanea: intelligenza disciplinare, intelligenza sintetica, intelligenza creativa, intelligenza rispettosa e intelligenza etica. Anche queste sono le skill “moderne”, gentili, di una persona e di un’organizzazione intelligente che vuole assicurarsi di essere rilevante, innovativa e sostenibile ora e nel futuro.

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