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Wearable (dispositivi indossabili): tutto quello che c'è da sapere

Oggi i dispositivi indossabili sono impiegati nei siti produttivi, affidati al personale in mobilità sul territorio e in ambito sanitario. Il più noto è lo smartwatch. Una panoramica sulle caratteristiche dei wearable, sui loro impeghi e su come si mettono a terra i progetti

09 Mar 2020

Giovanni Viani*

Wearable, ovvero i dispositivi indossabili. Questi nuovi device possono essere davvero una delle chiavi della Trasformazione Digitale verso un nuovo modo di fare impresa. Quello che sta raccogliendo il maggior interesse in questo momento è lo smartwatch, impiegato nei siti produttivi, affidato al personale in mobilità sul territorio oppure in ambito sanitario. È indossabile e lascia le mani libere. Viene in questi casi completamente personalizzato tramite software, a volte anche con modifiche hardware, per aderire perfettamente agli impieghi cui viene destinato.

Perché lo smartwatch (orologio da polso)?

Se l’orologio al polso è il primo, storicamente, degli oggetti personali, lo è per la praticità della sua posizione. Soppiantato negli ultimi anni dallo smartphone, il watch oggi, grazie alla miniaturizzazione e replica delle funzionalità, vede nuove opportunità d’applicazione, anche rispetto ad altri oggetti indossabili (si pensi a bracciali elettronici, smart t-shirts, guanti intelligenti e simili) che, proprio perché svolgono un solo compito, fanno più fatica a raggiungere numeri importanti.

Che cosa fa lo smartwatch

  1. Moltissime funzionalità. Grazie all’elevata scala di produzione, lo smartwatch oggi offre a prezzo contenuto – pensiamo al Samsung Galaxy Watch, che ha un prezzo consumer da 250 euro – un ampio set di funzionalità, che il produttore aveva originariamente pensato per il tempo libero, ma che di fatto sono eccellenti ausili in ambito lavorativo se abbinati a un software che ne impieghi il potenziale, connettendolo ad asset, ambienti e sistemi aziendali. Tra le molte funzionalità comunemente residenti nell’hardware: giroscopio, accelerometro, GPS, battito cardiaco, registrazione, ascolto e invio messaggi sonori e testuali, e così via.
  2. Ampia connettività. Lo smartwatch, impiegato in contesti manifatturieri e di servizi, ridisegnando i layout produttivi, può vivere autonomamente o essere abbinato allo smartphone. Più precisamente, può sia connettersi allo smartphone, utilizzandone la rete e scambiando dati con esso, sia collegarsi ad altre reti locali (in BLE, WiFi), sia trasmettere direttamente attraverso un proprio modem, oggi in 4G e in un prossimo futuro 5G.
  3. Sensoristica esterna. La capacità di molteplici modalità di connessione consente allo smartwatch di diventare punto di comunicazione, in entrata o in uscita, per macchine industriali, sensori, domotica o apparecchi di diagnostica medica. Posso quindi leggere i dati di efficienza o consumo di un macchinario, ricevere delle notifiche sulla qualità dell’aria di un ambiente lavorativo, sapere se qualcuno ha varcato una porta, monitorare parametri biometrici – interagire azionando attuatori.
  4. Customizzazione per uso lavorativo. Tutto ciò passa ovviamente attraverso il completo ridisegno della componente software del wearable, ad opera di società specializzate, cioè che abbiano le certificazioni a personalizzare per il mondo industriale da parte dei produttori. Come le app in qualche modo si impossessano del nostro smartphone per focalizzarlo su utilizzi specifici, così avviene per lo smartwatch. Il dispositivo può quindi passare dalla modalità consumer, ovvero tempo libero, alla modalità operativa e professionale. Questo switch di status può avvenire in correlazione alla timbratura, in base al turno, all’orario di lavoro, al luogo in cui ci si trova, per scelta dell’operatore o dell’azienda, a seconda dei casi.
  5. Sicurezza e dati personali. Nello sviluppo dell’applicazione è possibile decidere che determinati dati personali non vengano registrati o restino all’interno dello smartwatch, affinché se ne possa fruire solo in determinati casi. Ad esempio, un’azienda può non voler raccogliere la localizzazione del dipendente, a meno che un evento fortuito, cioè un incidente sul lavoro (identificato dal dispositivo che percepisce la caduta della persona, il rumore o l’accelerazione del suo battito oppure la cessata attività), non la renda un dato rilevante da condividere con immediatezza per la salvaguardia del lavoratore. Alcuni produttori mettono a disposizione suite apposite per la sicurezza dei dati.
  6. Robustezza. Lo smartwatch nasce decisamente più robusto di altri dispositivi e tale qualità può essere ulteriormente rafforzata nelle sue versioni rugged e Atex. Aziende come Pepperl + Fuchs, ad esempio, partono dai dispositivi consumer per crearne versioni adatte a ogni ambiente industriale, in particolare per cantieristica, aziende chimiche e Oil & Gas.
  7. Engagement. Sei vantaggi sembrano già troppi per un wearable, ma c’è di più. Per molte società, distribuire smartwatch al personale è un elemento di engagement. È difficile oggi attrarre personale specializzato nello shop-floor, motivare i giovani, e per molte aziende del settore questo tipo di dispositivo è un elemento di spicco per parlare il linguaggio delle giovani leve e posizionare l’ambiente di lavoro. Un esempio è l’inserimento dello smartwatch Samsung nello stabilimento di Mirafiori di FCA, sulla linea di Maserati Levante nel 2017, dopo che in un workshop col personale di linea alcuni addetti avevano disegnato un orologio, alla fine di un brainstorming, come ideale support lavorativo – perché consente a chi monta le componenti del veicolo di segnalare il progresso del proprio lavoro, chiamare la manutenzione e comunicare col MES (manufacturing execution system, il software della linea di produzione) senza uscire dal veicolo. E oggi è presente in ben cinque stabilimenti FCA. E nel 2019 la società Concessionaria Autostrade Venete, che sta operando una vasta operazione di rivoluzione digitale parlando di autostrade intelligenti, ha messo l’impiego dello smartwatch come pietra angolare della propria azione di efficientamento e sicurezza, a partire dal comunicato stampa di lancio, perché consente di rilevare infortuni e problematiche di sicurezza a protezione del personale sul territorio, così come mettere a disposizione check-list operative e dei DPI (dispositivi per la protezione individuale), sostituisce il badge, consente la comunicazione in tutte le situazioni e molto altro.
  8. Digital Transformation. L’inserimento degli smartphone in ambiente lavorativo funziona spesso anche come una prova generale della Trasformazione Digitale realizzata con costi piuttosto contenuti. L’opportunità di razionalizzare e digitalizzare i processi, portandoli a livello di app, diventa spesso il punto di partenza per progetti di trasformazione più ampi, come nel caso di importanti aziende del mondo automotive ed aerospaziale, il cui personale di stabilimento può leggere i KPI di produzione, intervenire per ottimizzare costantemente qualità ed efficienza e scambiare queste informazioni con i dispositivi mobile, phone e tablet, distribuiti nello stabilimento.

Wearable 1

I wearable in ambiente di produzione

«In tutti i settori stiamo riscontrando forte interesse – dice Giuseppe Mola, CEO di appFORGOOD, società che ha recentemente lanciato FreeHands, una piattaforma che consente in modo pratico e veloce la customizzazione software dei dispositivi per ogni utilizzo – le nostre realizzazioni più importanti sono attualmente nel farmaceutico, nell’automotive e nell’aerospaziale. Tra le funzionalità più richieste ai wearable c’è l’autenticazione del personale di fabbrica che consente di risparmiare molto tempo, ad esempio agli operatori del farmaco che devono certificare, secondo il protocollo GMP, l’esecuzione delle diverse fasi di lavorazione. Importanti anche la possibilità di segnalare guasti e necessità di manutenzione, con vari livelli di escalation, e di comunicare, anche con messaggi già strutturati, con il proprio supervisore o con le diverse direzioni visualizzando su mappa anche le posizioni degli stessi operatori. La presenza di check-list operative e la possibilità di spuntare le operazioni eseguite, in connessione con i software industriali e gestionali, completa il quadro».

Logistica, cantieri, territorio e sociale

In mobilità, che sia indoor o geografica, la percezione dell’utilità del wearable è ancora più importante. A partire dall’indoor logistico, dove lo smartwatch può consentire l’assegnazione di compiti al personale di magazzino, con verifica istantanea della loro esecuzione. Questa può avvenire sia con feed-back manuale, sia con tracciamento automatico. In questo caso si può arrivare a monitorare la performance del personale nel pieno rispetto delle normative sulla Privacy

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Cantieristica, manutenzioni, settore dell’energia e dell’Oil & Gas sono ambiti ideali di applicazione, sia per verificare lo stato di salute del lavoratore, sia per lo scambio di informazioni in ogni situazione. Per chi fa manutenzione delle turbine eoliche, ad esempio, un wearable consente lo scambio di informazioni tenendo le mani libere e il vantaggio di segnalazione immediata nel caso di caduta o di altro infortunio. Teniamo conto che lo smartwatch può anche connettersi ad altri dispositivi di monitoraggio ambientale e bio-metrico, ad esempio segnalando, anche solo con una vibrazione, il diffondersi di gas nocivi, l’arrivo di una perturbazione, l’allontanamento da un perimetro, il completamento di un’operazione, e così via. Allo stesso tempo, è possibile attivare dispositivi e inviare messaggi con un gesto, se opportunamente programmato, oppure toccando lo schermo o ancora girando la ghiera.

L’utilizzo dell’orologio come strumento di comunicazione è anche in test presso agenti addetti alla sicurezza pubblica e alla sorveglianza, perché consente di lasciare messaggi vocali, che vengono acquisiti e gestiti da colleghi e centrale operativa, che li può abbinare alla posizione in tempo reale sul territorio. E viene già impiegato presso diverse RSA per il monitoraggio di pazienti di Alzheimer, al fine di verificarne la posizione, ricordare loro l’assunzione di farmaci, verificarne lo stato di attività e poter prontamente intervenire.

Messa a terra dei progetti wearable, come si fa?

La programmazione di un wearable richiede competenze specifiche e certificazioni e sono poche oggi le realtà in Italia in grado di mettere a terra in sicurezza e con costi competitivi questo genere di progetti. Le aziende spesso si rivolgono a operatori di rete come Vodafone, TIM oppure ai vendor dei dispositivi come Samsung e Huawei. In altri casi possono essere società di consulenza come PwC, Porsche Consulting, Festo o YOURgroup, che normalmente mettono a terra i progetti attraverso software house specializzate come appFORGOOD.

Certamente non è raccomandabile improvvisare, ma andare su un partner che offra le seguenti caratteristiche:

  • Soluzioni testate e almeno in parte a catalogo, per evitare una produzione da zero, con costi elevati e lungo debugging;
  • Esperienze di messa a terra in vari contesti industriali e competenza interfunzionale, perché i progetti richiedono interdisciplinarietà e mettere intorno a un tavolo molteplici interlocutori: Operations, IT, Business, Logistica, HR, Legal, Innovation, Procurement;
  • Interoperabilità delle soluzioni con i mondi mobile, desktop, ERP, MES, PLC e con i principali ambiti industriali IoT;
  • Dispositivi hardware in grado di fornire un ampio set funzionale software e hardware, con diverse opzioni di rete, capacità di memoria e di calcolo, sensori e canali di input/output, a partire dallo schermo touch (in diverse condizioni d’uso), scalabili e che abbiano avuto un ampio deployment nel segmento consumer, che oggi è il modo migliore per garantire efficienza del dispositivo, vita futura del progetto e rapporto qualità/prezzo

Il progetto si articola normalmente in una fase di demo, un successivo studio, una messa a terra prototipale (POC, proof-of-concept) dal costo contenuto e poi in una progressiva messa a terra della soluzione, che in genere si focalizza sul need aziendale primario per essere poi scalabile su un numero più ampio di funzionalità che spesso si espandono su più siti e dipartimenti, a volte invitando all’accesso ad una serie di occasioni di trasformazione digitale.

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Giovanni Viani*
Business Leader appFORGOOD

Giovanni Viani ha ricoperto ruoli manageriali in Unilever, Fastweb, Zurich, Garmin nel marketing, digitale e innovazione. Oggi è Business Leader di appFORGOOD, con la mission di aiutare le aziende a innovare attraverso soluzioni IoT in ambito industriale

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