Dell Digital Transformation Index: imprese europee leadership digitale

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Dell Digital Transformation Index: "Le imprese europee in corsa per la leadership digitale"

Spinte dall’emergenza Covid le organizzazioni di tutto il mondo hanno messo l’acceleratore sui progetti digitali. L’Europa cresce velocemente e può posizionarsi tra i big se saprà uscire dall’attuale incertezza puntando su tecnologie emergenti come 5G, multicloud, AI. Le imprese ne sono “consapevoli”, ma serve un quadro regolatorio favorevole agli investimenti, sottolinea il presidente Emea di Dell, Adrian McDonald

19 Ott 2020

Patrizia Licata

L’incertezza creata dalla pandemia non ferma la Digital Transformation. Al contrario: il 75% delle organizzazioni in Europa (e l’80% in tutto il mondo) ha spostato sulla corsia veloce alcuni programmi di trasformazione digitale tanto da mettersi nelle condizioni di portarli a termine in pochi mesi. È quanto emerge dal terzo Digital Transformation Index stilato da Dell Technologies e presentato a Digital4Executive da Adrian McDonald, Presidente Emea di Dell, affiancato da Alexis Oger, VP Marketing Emea di Dell. L’edizione 2020 scaturisce da un sondaggio tra 4.300 top manager di aziende medio-grandi in 18 Paesi, tra cui l’Italia, e evidenzia come la Trasformazione Digitale sia “lo strumento che abilita l’innovazione”, ha sottolineato Adrian McDonald, e, “per l’Europa in particolare, una grande occasione di collocarsi tra i leader digitali”.

Accelerazione digitale a metà

Il Covid-19 ha creato un profondo senso di sconforto nel mondo del business (il 28% delle aziende in Europa teme di non sopravvivere ai prossimi due anni); al tempo stesso la trasformazione digitale appare come un driver cruciale del rilancio post-pandemia. Di qui l’accelerazione su alcuni dei progetti. Un’accelerazione a metà, però. Come evidenzia il Dell Digital Transformation Index solo il 35% delle imprese europee ha ingranato la quinta marcia su tutti o la maggior parte dei progetti (il dato globale è più alto: 41%). Inoltre, il 62% delle aziende europee (contro il 56% su scala mondiale) dice di non aver realizzato grandi progressi nei programmi di trasformazione digitale.

A livello europeo le priorità dei progetti di digitalizzazione sono tre: rafforzamento della cybersecurity (lo afferma il 45% degli intervistati contro il 48% globale), implementazione del lavoro da remoto o Smart Working (45% contro il 44% globale) e utilizzo dei dati in modo completamente nuovo (34% contro il 37% globale). Ma non compare in area Emea quella che è la terza priorità su scala mondiale: reinventare il modo in cui vengono erogate le esperienze digitali a clienti e dipendenti.

Europa col turbo sui Digital Leaders

L’Europa sta tuttavia colmando parte delle distanze, sottolinea il Digital Transformation Index. Diminuiscono i Digital Laggards, le aziende prive di progetti digitali (dal 10% del 2018 all’attuale 2%) e i Digital Followers, che presentano solo qualche tentativo di evoluzione digitale (dal 33% al 14% in due anni). Le organizzazioni stanno scalando le posizioni, spostandosi verso le categorie dei “Digital Evaluators”, già in graduale trasformazione, e dei “Digital Adopters”, che hanno al loro attivo strategie mature, con investimenti importanti e innovazioni già attuate: in Europa le aziende che “valutano” sono il 41% nel 2020 (39% nel mondo), contro il 33% di due anni fa (dato 2018 uguale a quello globale), e quelle che già adottano il 36% contro il 20% del 2018 (dato globale: 39% contro 23%).

Siamo in linea con la media globale per quel che riguarda la nicchia dei Digital Leaders, le aziende che hanno incorporato la digitalizzazione nel loro Dna: sono il 6% nel 2020. Ma l’Europa ha corso di più, portandosi avanti in due anni di due punti percentuali, anziché di uno come nella media globale.

La «prova del Covid»: occasione di rilancio

«L’Europa da sempre soffre di alcuni divari con i mercati di Stati Uniti e Asia», ha commentato McDonald. «Il sistema regolatorio e le condizioni per gli investimenti rallentano la crescita nel mondo digitale. Tuttavia in alcune aree l’Europa si è portata avanti rispetto a Usa e Asia e, se il nostro continente riuscirà a superare la prova del Covid più velocemente delle altre regioni e a mitigare questi fattori inibitori, riusciremo a fare il salto e posizionarci tra i leader».

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La pandemia ha reso più che mai evidente la necessità di far crescere le economie, perché «sostenere le attività economiche vuol dire sostenere gli investimenti hitech», ha continuato McDonald. L’Europa può puntare su alcuni elementi che contribuiscono alla sua competitività: «Competenze, talenti, idee e abbattimento dei gap tecnologici».

Adrian McDonald

Presidente Emea Dell

«Il mondo e il digitale stanno entrando in una nuova era», ha affermato Oger, «e tra i grandi acceleratori ci sono le nuove reti 5G che abilitano i paradigmi e i servizi tecnologici più avanzati, nonché la diffusione del multicloud. Per l’Europa c’è l’opportunità di essere leader».

Investire nelle tecnologie emergenti

Questa opportunità nasce anche dalla consapevolezza che, nello scenario post-Covid, non basta investire in tecnologie tradizionali, ma occorre dare spazio a quelle emergenti, come riconosce l’85% degli intervistati europei. Il focus è su infrastrutture IT agili e scalabili capaci di rispondere tempestivamente a ogni eventuale criticità. Gli investimenti prioritari citati per i prossimi tre anni sono nelle aree cybersecurity, infrastruttura 5G e hardware 5G-ready, strumenti di data management, privacy e ambienti cloud ibridi.

L’81% delle organizzazioni europee prevede anche un incremento nell’uso della realtà aumentata per un apprendimento istantaneo, l’83% una maggiore applicazione dell’intelligenza artificiale e dei modelli di dati per prevedere possibili disruption e il 76% anche un maggior ricorso ai registri distribuiti (Blockchain e le sue applicazioni, come Bitcoin).

Tuttavia, come sottolineato da McDonald, rendere più favorevole l’ambiente per gli investimenti è cruciale: nonostante le “buone intenzioni”, solo il 16% delle imprese europee al momento pianifica di spendere in Virtual/Augmented Reality, il 27% in Artificial Intelligence e appena il 15% in distributed ledgers nei prossimi uno-tre anni. Anche su scala globale si registra uno scollamento tra intenzioni e reali programmi di investimento, eccetto che per l’AI, dove l’85% prevede un aumento dell’utilizzo e il 32% potenzierà effettivamente la spesa.

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