GUIDE E HOW-TO

Cos’è la Carbon Footprint e come si può ridurre a vantaggio (anche) del business

Premesse, obiettivi e benefici delle strategie di abbattimento delle emissioni di gas serra. Una scelta che non solo contribuisce ad alleviare l’impatto ambientale delle attività aziendali, ma che genera anche ritorni tangibili per l’organizzazione e la filiera

Pubblicato il 19 Feb 2024

carbon footprint

Se è vero che ridurre la Carbon Footprint della propria azienda significa rendere più efficienti i processi operativi, allora è vero anche che riducendo l’impronta carbonica si possono pure migliorare i risultati di business. È questo sillogismo che dovrebbe guidare le imprese che intraprendono un percorso di sostenibilità e non – come troppo spesso ancora accade – un mero calcolo di Marketing. Calcolo che induce a inseguire logiche della Brand Reputation, traducendosi il più delle volte in iniziative di green washing poco efficaci, sia sul piano delle conversioni sia soprattutto rispetto all’effettivo abbattimento delle emissioni inquinanti.

Cosa occorre dunque fare per allineare obiettivi di business e buone pratiche verso una transizione ecologica che consenta di abbattere la Carbon Footprint e creare allo stesso tempo maggiore valore per l’organizzazione e per i suoi clienti?

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Cos’è la Carbon Footprint

Prima di ogni altra cosa, cerchiamo di circoscrivere l’ambito di cui stiamo parlando. La Carbon Footprint, o impronta carbonica, è ormai universalmente considerata come un KPI che misura le emissioni di gas serra associate alle attività umane, a partire dalla generazione di energia, dal funzionamento dei trasporti e dalla produzione di beni e servizi.

La rilevazione di questo parametro è diventata strategica nel momento in cui si è diffusa la consapevolezza che tali emissioni contribuiscono al cambiamento climatico e all’innalzamento delle temperature globali, comportando gravi rischi per gli ecosistemi biologici.

Definizione e implicazioni ambientali

Più nello specifico, la Carbon Footprint indica la quantità di CO2 e di altri gas serra emessi direttamente o indirettamente da uno o più individui nello svolgimento delle loro attività. Più quest’impronta aumenta, maggiori sono le conseguenze sul piano ambientale implicate dall’attività dei soggetti presi in considerazione. In altre parole, la Carbon Footprint aiuta a quantificare l’output intangibile di una catena di relazioni e azioni i cui effetti, come purtroppo stiamo osservando con sempre maggiore frequenza, sono tutto fuorché intangibili.

Differenza tra emissioni dirette e indirette

Si parla di output intangibile anche perché non tutte le emissioni sono immediatamente riconducibili a cosa fa un attore in prima persona: esistono infatti emissioni dirette ed emissioni indirette.

Le prime includono, come facilmente intuibile, quelle prodotte per esempio all’interno di un’organizzazione (un’impresa o un ente pubblico), come i gas di scarico generati dai veicoli aziendali e la CO2 prodotta dai sistemi di riscaldamento.

Le emissioni indirette, invece, sono quelle generate da partner e provider, come i fornitori di energia o i trasportatori, e vanno in ogni caso inserite nel conteggio dell’impronta carbonica generata dall’organizzazione.

La Carbon Footprint in azienda: da dove arriva e come ridurla

Come è noto, le aziende contribuiscono alla Carbon Footprint principalmente attraverso i consumi energetici per sostenere la produttività e l’uso di combustibili per trasportare le merci: le componenti più energivore sono, di solito, i processi produttivi e l’illuminazione degli edifici, ma concorrono a formare emissioni di CO2 anche le trasferte e gli spostamenti quotidiani casa-lavoro dei dipendenti.

Emissioni dovute ai consumi energetici

L’energia consumata dalle aziende, sia elettrica che termica, genera emissioni di gas serra. Ridurre il consumo di energia attraverso l’adozione di tecnologie ad alta efficienza e l’uso di fonti di energia rinnovabile è il primo passo nell’ottica di ridurre l’inventario GHG (GreenHouse Gas).

L’impatto dei trasporti e dei viaggi aziendali

Anche i trasporti aziendali possono essere come detto una fonte significativa di emissioni di gas serra: scegliere veicoli più efficienti dal punto di vista energetico, incentivare l’uso di soluzioni più sostenibili come il car e il bike sharing, fornire ai dipendenti benefit come abbonamenti alla rete di trasporto pubblico o, ancora, promuovere il telelavoro sono tutte iniziative che possono contribuire a diminuire le emissioni.

Il ruolo della Supply Chain

Meglio ribadire che, nel calcolare la Carbon Footprint, le aziende devono considerare l’impatto delle emissioni di gas serra generate dai fornitori e, più in generale, da tutti gli attori che partecipano alla catena di fornitura. Collaborare con partner che si impegnino a ridurre le proprie emissioni è una strategia vincente nell’ottica di abbattere l’impronta carbonica dell’intera filiera.

Come si misura la Carbon Footprint

Per valutare l’efficacia di qualsiasi iniziativa, è dunque essenziale imparare a misurare la propria impronta di carbonio. In generale, è possibile valutarla attraverso l’analisi delle emissioni di gas serra prodotte dall’azienda e dai suoi partner. Si tratta di un processo oneroso e complesso, che richiede la raccolta di dati accurati sui consumi energetici e sui trasporti, al fine di calcolare correttamente il modo in cui evolve l’impatto delle singole attività.

Definire i limiti dell’impronta carbonica

In effetti ciascuna catena di operazioni genera una propria Carbon Footprint: è necessario quindi fissare dei limiti e definire quali emissioni sono incluse nel calcolo, che deve tener conto delle linee guida di settore e delle normative internazionali o locali.

Raccogliere i dati: gli elementi da considerare

Si tratta di una premessa fondamentale per impostare in modo corretto le attività di raccolta, elaborazione e interpolazione dei dati e costruire sistemi di analisi che contemplino tutti i fattori, anche quelli secondari o non immediatamente identificabili, che influiscono sulle emissioni di gas serra dell’impresa.

Trasformare i dati in insight sulle emissioni di CO2

Una volta raccolti gli input necessari, è possibile – utilizzando fattori di conversione standard – trasformare i dati in insight che descrivono le emissioni di anidride carbonica. È questa la procedura di base che permette di ottenere una misura sufficientemente precisa dell’impronta dell’azienda.

L’importanza di monitorare e ridurre la Carbon Footprint

Monitorare le emissioni di gas climalteranti è il primo passo non solo per contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico, ma anche per sostenere la crescita del business: la riduzione delle emissioni di gas serra può, infatti, portare  numerosi benefici per l’organizzazione, come la diminuzione dei costi energetici, l’ottimizzazione dei processi operativi e il miglioramento della reputazione aziendale, con un conseguente aumento del vantaggio competitivo in uno scenario di mercato caratterizzato da una crescente attenzione alla sostenibilità.

Come rendere l’azienda più sostenibile

Ma cosa occorre fare, concretamente, per rendere l’azienda più green? Bisogna prima di tutto implementare strategie e azioni concrete per ridurre, dopo averla misurata attentamente, le emissioni di gas inquinanti. L’adozione di tecnologie ad alta efficienza energetica e l’investimento in fonti di energia rinnovabile, insieme alla promozione di pratiche di riciclo e riduzione dei rifiuti, sono tra le best practice da implementare in tal senso.

Comprendere il framework normativo

Le buone intenzioni però non bastano: è anche fondamentale comprendere e rispettare le regolamentazioni locali, internazionali e di settore in materia di emissioni. Parliamo di framework e normative che non si limitano a stabilire limiti e divieti, ma che offrono anche specifici programmi per il rinnovo degli asset aziendali in chiave green e incentivi per la riduzione delle emissioni.

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I tre pilastri per la riduzione della Carbon Footprint

All’atto pratico, ridurre l’impronta carbonica vuol dire prima di ogni altra cosa migliorare l’efficienza energetica dell’azienda. Sono in genere tre i pilastri su cui innestare una strategia orientata a ottenere questo risultato: l’adozione e l’uso sistematico di tecnologie e apparecchiature a basso consumo energetico, l’ottimizzazione dei processi produttivi e – assolutamente fondamentale – la sensibilizzazione e l’educazione dei dipendenti.

Implementare tecnologie a basse emissioni di carbonio

Oggi sono molte le soluzioni che, soprattutto grazie al digitale, semplificano la transizione ecologica: l’adozione di tecnologie che consentono di monitorare il reale fabbisogno energetico di edifici, veicoli e macchinari, ottimizzando così i consumi, è determinante nell’ottica di ridurre la Carbon Footprint.

Se associata all’utilizzo di veicoli elettrici, a sistemi di riscaldamento e raffreddamento ad alta efficienza energetica e alla creazione di impianti fotovoltaici per la produzione autonoma di energia, questa strategia può rivelarsi estremamente efficace.

Adottare fonti di energia rinnovabile

L’adozione di fonti energetiche rinnovabili, come l’energia solare o quella eolica, può contribuire significativamente a ridurre l’impronta carbonica di un’azienda. L’installazione di pannelli solari o la partecipazione a programmi di acquisto di energia rinnovabile sono alcune delle opzioni da considerare nell’ottica di ottenere un rapido ritorno sugli investimenti.

Ridurre i rifiuti e aumentare il riciclo

Allo stesso modo, la riduzione dei rifiuti prodotti e il riciclo sono strategie complementari per abbattere la Carbon Footprint. Implementare programmi di gestione degli scarti, promuovere il riutilizzo di materiali e incoraggiare i dipendenti a riciclare contribuiscono significativamente a minimizzare le emissioni di gas serra.

Ulteriori vantaggi: compensi e crediti di carbonio

La riduzione delle emissioni di carbonio può offrire anche vantaggi indiretti per le aziende che investono sistematicamente in iniziative green: basti pensare alla possibilità di ottenere compensi e crediti di carbonio, che possono essere ceduti ad altri soggetti o utilizzati per compensare le proprie emissioni, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi di riduzione all’interno di uno scenario più ampio.

Case Study: così Microsoft e Amazon stanno riducendo la loro Carbon Footprint

Ci sono numerosi esempi di aziende che hanno adottato con successo soluzioni per ridurre l’impatto ambientale delle proprie attività, ma basterà citarne due per capire quanto il tema sia sentito anche da grandi realtà multinazionali come Microsoft e Amazon.

L’azienda di Redmond si è posta obiettivi a dir poco ambiziosi in tempi non sospetti, quando nel 2009 avviò un percorso che ha portato nel 2013 a migliorare l’efficienza energica e accrescere la riciclabilità dell’hardware. Oggi Microsoft punta a diventare carbon neutral entro il 2030, e per il 2050 dovrebbe compensare tutta la CO2 immessa nell’atmosfera da quando Bill Gates ha fondato la società, nel 1975. Attualmente, il gruppo ha raggiunto circa il 98% dei target per quanto riguarda l’acquisto di energia da fonti rinnovabili, e a partire dal 2025 l’intera fornitura sarà ecosostenibile.

Anche Amazon punta a utilizzare il 100% energia rinnovabile entro il 2025, e l’anno scorso è arrivata al 90%, come previsto dal Climate Pledge, il programma del gruppo creato da Jeff Bezos si propone di eliminare del tutto le emissioni di CO2 entro il 2040. Un target da raggiungere anche attraverso l’istituzione di diversi fondi a sostegno dello sviluppo di tecnologie e servizi che favoriscano la decarbonizzazione, tra cui spicca il Climate Pledge Fund, del valore di 2 miliardi di dollari.

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