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reportage

La Blockchain si fa più concreta: applicazioni e normativa fanno passi avanti

La terza edizione di Blockchain Business Revolution, evento organizzato a Milano da Digital360, ha fatto il punto sulla reale applicabilità della blockchain, sui progetti in corso e sui nodi ancora da sciogliere. Fondamentale comprendere il contesto nel quale la tecnologia può davvero portare vantaggi di business

12 Apr 2019

Maria Teresa Della Mura

La Blockchain sembra aver finalmente raggiunto concretezza anche in Italia. Lo ha confermato la terza edizione di Blockchain Business Revolution, l’evento organizzato dalle testate Blockchain4Innovation ed EconomyUp di Digital360 a Milano.

Lo ha sottolineato subito, in apertura dei lavori, Andrea Rangone, CEO di Gruppo Digital360: “Rispetto a 12 mesi fa c’è molta più conoscenza sul tema, anche se dobbiamo ancora capire cosa possiamo fare davvero con la blockchain, tenendo conto che in questo periodo è comunque cresciuto molto anche il numero dei progetti in corso, e non solo le sperimentazioni”.

Andrea Rangone

Amministratore Delegato di Digital360

Rangone ha parlato di una contaminazione positiva che viene oggi dalla blockchain, che sta coinvolgendo figure, mercati, professioni molto diverse tra loro in modo molto trasversale.
Soprattutto, Andrea Rangone valuta molto positivamente l’attenzione che anche il mondo politico sta dedicando a questa tematica (il riferimento è al fondo da 45 milioni di euro in tre anni messo a disposizione dal MISE per lo sviluppo di tecnologie innovative, blockchain inclusa, e il riconoscimento del valore legale degli smart contract contenuto nel recente Decreto Semplificaizoni ndr): “Quando la politica accende un riflettore su un tema, come sta accadendo con la blockchain, ha un effetto benefico, perché se ne parla e quando si parla si comincia anche ad agire”.

È toccato invece a Valeria Portale, direttore dell’Osservatorio Blockchain del Politecnico di Milano, confermare, numeri alla mano, quanto il fenomeno stia crescendo. L’Internet of Value, questa è la definizione che da tempo Portale utilizza quando parla di blockchain, rappresenta un cambio paradigmatico oggi basato su smart contract e digitalizzazione degli asset.

Il 2018 può essere considerato un anno importante per i progetti operativi sulla blockchain, spiega Portale, sottolineando come anche nel nostro Paese si stia lavorando molto sia sulla crescita delle competenze, sia sull’identificazione dei mercati e dei processi che più di altri possono beneficiare di questa tecnologia, anche con l’avvio di un numero sempre crescente di sperimentazioni. “Ma dove investono le aziende?”, domanda Portale, per poi rispondere che la maggior parte degli investimenti è indirizzato alle permissioned blockchain, vale a dire le reti con autorizzazione, mentre serve ancora tempo per vedere sbocchi sulle reti open”.

Il quadro normativo ammette gli smart contract

Se l’analisi di Valeria Portale si è concentrata sui numeri e sulle tendenze che interessano il fenomeno blockchain, Andrea Gaschi e Andrea Reghelin, entrambi Associate Partners di P4I – Partners4Innovation, prendono in esame due aspetti ugualmente importanti: gli ambiti effettivi di applicabilità della blockchain e il quadro normativo nel quale la tecnologia oggi si inserisce.

Andrea Gaschi

Associate Partner, P4i - Partners4Innovation

Per Andrea Gaschi è indispensabile partire sempre dal contesto: “Tecnicamente – ha detto- la blockchain si applica a realtà complesse, dobbiamo quindi capire chi sono gli attori coinvolti, gli elementi per lavorare in una logica di problem solving”.

Blockchain Business Revolution

Non si deve dunque mai partire dalla blockchain in sé, ma “occorre capire quanto sia funzionale a risolvere i problemi che le organizzazioni si trovano di fronte. E riconoscere il fatto che non sempre rappresenta la soluzione ideale allo scopo. La blockchain crea valore quando le sue caratteristiche sono davvero funzionali a risolvere un problema. Bisogna tenere conto che siamo di fronte a un quadro in continua evoluzione”.

Dal canto suo, Andrea Reghelin ha sottolineato come accanto all’analisi di contesto citata da Gaschi, quando si parla di blockchain è indispensabile tenere ben presente anche il quadro normativo di riferimento.
E in questo l’Italia ha davvero fatto un passo avanti con il Decreto Semplificazione, nel quale si riconosce valore probatorio e giuridicamente vincolante agli smart contract.
“Per altro, anche il Parlamento Europeo si è pronunciato sugli smart contract, rilevando come le tecnologie siano sufficientemente mature per considerarli giuridicamente vincolanti”.


Reghelin riassume le caratteristiche che uno smart contract deve avere, in base a quanto stabilito dalla normativa. Deve  dunque

  • essere un programma per elaboratore;
  • operante su tecnologie basate su registri distribuiti;
  • la cui esecuzione vincola automaticamente due o più parti;
  • sulla base di effetti predefiniti dalle stesse.

Positivo è il fatto che sia stato dato mandato all’AGID di definire il processo di identificazione delle parti.

Blockchain Business Revolution

Blockchain e GDPR: vera incompatibilità?

E visto che di quadro normativo si parla, è sempre Reghelin che ha affrontato anche la vexata quaestio della compliance tra blockchain e il GDPR. Che, a conti fatti, non c’è.
“Di fatto GDPR e blockchain sono in aperto contrasto, in particolare quando si tratta dell’esercizio dei diritti di un soggetto che richieda la cancellazione o la rettifica dei dati personali, che contrasta nettamente con una delle caratteristiche intrinseche della blockhain: l’immutabilità. È un tema in discussione, e sul quale si sta lavorando cercando possibili alternative. Da un lato le blockchain private, gestite da soggetti legati tra loro da vincoli contrattuali, rappresentano una prima risposta, ma ci sono ulteriori opzioni, come, ad esempio, mantenere il registro dei dati off-chain, portando in blockchain solo un hash cifrato del registro stesso”.
Tutto quanto detto fa emergere evidente un punto: quando si parla di blockchain, le competenze richieste sono quantomai eterogenee.
“Se è vero che code is Lawe  law is code – spiega Andrea Gaschi – non è esclusa la nascita di figure professionali nuove, una forma di ibridazione tra tra giuristi e programmatori?”.

Blockchain Business Revolution

Gli esempi di applicazione della Blockchain

Oracle ha presentato tre casi già operativi nei mondi del shipping e dei trasporti, con CargoSmart, nel mondo Agrifood con l’iniziativa Certified Origins e nel banking con Arab Jordan.
Nel primo caso parliamo del Porto di Singapore e di un progetto che coinvolge non solo le autorità portuali ma anche i principali operatori del settore container e che ha consentito l’automazione degli scambi documentali nella filiera; nel secondo di filiere certificate, ad esempio nel mondo dell’olio e della birra, nell’ultimo di superamento dei vincoli nei trasferimenti monetari tra banche in Paesi diversi.

Di gestione documentale ha parlato anche Michele Marchesi, Professore dell’Università di Cagliari e fondatore di FlossLab, primo spinoff della stessa università. In questo caso l’applicazione è legata al mondo delle utility, in particolare per Abbanoa: “Con la blockchain certifichiamo ogni giorno 8.000 fotografie di contatori idrici della Sardegna”, ha raccontato, spiegando come la certificazione sia applicabile ai contesti più diversi, ad esempio i titoli di studio come le lauree.
C’è un ulteriore ambito nel quale Flosslab sta lavorando ed è quello della votazione elettronica certificata tramite blockchain.

Evolvere ha portato sul palco e-Prosume e un progetto legato alla gestione delle transazioni tra microproduttori di energia in modalità P2P. Scambiarsi energia fra privati grazie a blockchain non è consentito in Italia non si può fare, ma in Spagna è già realtà. L’obiettivo primario è gestire in modo innovativo le transazioni tra chi consuma e chi produce, ma secondariamente è possibile contribuire, in collaborazione con i grandi produttori e gestori, al bilanciamento delle reti.

Di tracciabilità di filiera ha parlato ancora Paolo Menesatti, direttore di CREA (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria) Ingegneria Trasformazioni agroalimentari.
Anche in questo caso la blockchain viene considerata abilitatore di processi di innovazione per le imprese agrifood e cita tre casi applicativi reali nelle filiere del legno, dell’olio e delle arance rosse di Sicilia.

Fabio Maniori, dell’Associazione Trusted Smart Contract, ha parlato proprio della possibilità di utilizzare gli smart contract nel mondo delle assicurazioni, la prima sandbox dedicata agli smart contract nel mondo insurance, una sperimentazione supervisionata dall’ente regolatore come Ivass.

Tre casi applicativi sono portati da Alberto Ottavio Leporati, dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca: nel mondo building per la gestione di asset immobiliari e il controllo delle transazioni, nel mondo automotive, per la raccolta di tutti i dati che permettono di fissare i criteri di responsabilità dei guidatori, grazie alle misurazioni dei sensori e delle telecamere installati a bordo del veicolo, e nella filiera del lusso per la gestione di tag RFID per la certificazione della identità di un prodotto in chiave antifrode e anticontraffazione. “Si tratta di un progetto di supply chain management, sviluppato con SAP Italia che permette di tracciare i capi di lusso, gestendo così le fasi di logistica e aumentando la customer exeperience”.

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