Supply Chain Finance

Finance 4.0: capitali e industria si riavvicinano grazie al digitale

Le forme di accesso al credito in ambito B2B basate su modelli innovativi si diffondono anche in Italia. Per valutarle occorre mente aperta, perché non sono riconducibili a schemi precedenti. Ma anche spirito critico, per capire esattamente logiche, funzionamenti, e credenziali dei fornitori, spiega Daniele Marazzi, Senior Advisor dell’Osservatorio Supply Chain Finance (Politecnico di Milano)

Pubblicato il 20 Apr 2017

Finance-4.0

L’unica opzione reale per chi intende restare sul mercato è guardare avanti: rimboccandosi le maniche per adattarsi il più rapidamente possibile ai nuovi scenari economici, e imparando a destreggiarsi nelle dinamiche del contesto competitivo che si sta assestando, e che caratterizzerà il presente ma anche il prossimo futuro.

Affinché l’ecosistema italiano possa trovare al proprio interno risorse ed energie per tornare strutturalmente competitivo è importante recuperare efficacia nel rapporto fra imprese industriali e finanza, dopo anni in cui le due parti si sono progressivamente allontanate.

Anche il recente Convegno “Supply Chain Finance: il domani è già qui!” dell’Osservatorio Supply Chain Finance del Politecnico di Milano (l’abbiamo raccontato in questo articolo) ha confermato l’esigenza di restaurare il rapporto simbiotico fra industria e finanza, per rimettere entrambi nelle condizioni di perseguire i propri obiettivi: da un lato, fronteggiare la competizione internazionale; dall’altro, impiegare i capitali in modo proficuo ed efficace.

Oggi si vive anche in Italia un gran fermento, con l’emergere di un mercato nuovo, il “Finance 4.0”: espressione con cui possiamo definire tutte le nuove forme di accesso a capitali in ambito B2B che si basano su modelli innovativi incentrati sul Digitale.

Il Finance 4.0 vede la coesistenza di attori propositivi e con tante buone idee originali (talvolta ottime) e player con soluzioni già più concrete e operative (ma non per questo meno interessanti). Come per ogni novità, la domanda è: quali sono le chiavi di lettura fondamentali?

Prima di tutto serve “Mente Aperta”, perché si sta guardando qualcosa di autenticamente nuovo: va vinta la naturale tendenza a ricondurre l’ignoto a schemi interpretativi conosciuti. Capita spesso di sentire “lo conosco bene: l’ho sperimentato anni fa…”. Affermazione non di rado infondata: numerose soluzioni e forme tecniche riconducibili al “Finance 4.0”, banalmente, non potevano esistere fino a pochi mesi fa. Sia per ragioni tecnologiche (la Digital rEvolution coinvolge anche le realtà più piccole e si dimostra pervasiva e foriera di grande efficienza) sia per vincoli normativi (il legislatore italiano si è mosso: dalla recente introduzione del “pegno non possessorio” al recepimento nel 2015 della Direttiva UE sui Fondi di Investimento Alternativi: il primo è stato autorizzato da Banca d’Italia solo nel 2016).

Ma serve anche “Spirito Critico” perché – come sempre accade a fronte di una “fuga in avanti” dell’offerta – tra le imprese si ingenera smarrimento, figlio dell’inevitabile asimmetria informativa fra chi propone e chi deve decidere di usare. Questo conduce inizialmente a non prendere sul serio gli elementi di novità che caratterizzano le opportunità nascenti del “Finance 4.0”. Una volta superata la diffidenza iniziale, per contro, possono nascere facili “innamoramenti” magari verso chi di questa seconda ondata di entusiasmo prova ad approfittare, riproponendo strumenti a tutti gli effetti tradizionali semplicemente “imbellettati”. Serve dunque “Spirito Critico” nel prendere in esame quanto viene proposto, curiosità e voglia di andare a fondo per capire le ratio sottostanti le diverse offerte, nonché credenziali e garanzie intrinseche agli interlocutori che ci si trova di fronte. Non tutti gli strumenti finanziari sono egualmente buoni per una specifica realtà, non tutti i modelli di business rispecchiano le esigenze di una precisa organizzazione né le soluzioni tecnologiche sono progettabili per essere parimenti efficaci in tutti i contesti.

Solo con sincera “Mente Aperta” e necessario “Spirito Critico” è possibile destreggiarsi in questo fenomeno che sta entrando in “hype” anche in Italia, scovandone le fondamenta solide e i presupposti concreti laddove sono davvero presenti. Portare i capitali di investitori (in particolare, quelli istituzionali) a disposizione di relazioni consolidate e continuative tra partner delle filiere industriali raggiunge un duplice obiettivo: decorrelare gli impieghi dall’andamento dei mercati finanziari, e rimettere risorse a disposizione dell’economia reale, restituendo “linfa” alle imprese del nostro Paese.

* Daniele Marazzi è Independent Contractor-Digital rEvolution Designer DIEMMENETWORK, e Senior Advisor Osservatorio Supply Chain Finance – Politecnico di Milano

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