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Reportage

Supply Chain Finance, accesso al credito più facile per le PMI se i processi sono digitali

Il profilo di rischio di una piccola o media impresa si può valutare più precisamente se ha relazioni elettroniche con gli altri attori della filiera. D’altra parte molte soluzioni SCF sono abilitate da piattaforme digitali. Se n’è parlato al secondo Digital Performance Lab di TESISQUARE, con interventi di P4I, Groupama, Fifty, e Digital & Mobile Network

03 Nov 2016

redazione

Un beneficio della trasformazione digitale è la possibilità per le imprese industriali attive in una filiera di accedere più facilmente al credito, proprio grazie al ruolo giocato nella filiera e ai rapporti con le altre realtà che la compongono. Questo il principio del Supply Chain Finance (SCF), tema del secondo workshop dei Digital Performance Lab di TESISQUARE, tenutosi in settembre presso la sede di Eataly a Milano (gli atti sono disponibili a questo link).

«L’Italia è il peggior Paese europeo per tempi di pagamento, sia della PA sia delle grandi aziende capofiliera – ha spiegato Paolo Catti, Associate Partner di P4I-Partners4Innovation, aprendo l’evento –. In questo scenario per una piccola o media impresa è fondamentale finanziare i crediti commerciali, ma d’altra parte è molto difficile farlo ricorrendo alle banche, che hanno grande disponibilità di capitali a basso costo, ma valutano il rischio basandosi solo su dati di bilancio della singola impresa».

Per avere un’idea più precisa dei rischi e delle potenzialità di un’azienda, invece – continua Catti – occorre esaminare le sue relazioni con fornitori e clienti, cioè il ruolo che ricopre nella sua supply chain: se queste relazioni sono in forma digitale strutturata si possono analizzare, e avere un’idea più precisa del livello di rischio (rating). «Questo apre le porte al tema del Supply Chain Finance, che fa leva sul digitale in due modi: da una parte la digitalizzazione dei processi mette a disposizione dati (operativi, di relazione con fornitori e clienti) che permettono rating più realistici, dall’altra molte soluzioni SCF, come Reverse Factoring evoluto o Dynamic Discounting, sono abilitate da piattaforme digitali».

Si tratta di un mercato in fase iniziale e in piena ascesa, con un’offerta che proviene da varie tipologie di fornitori dall’origine anche molto diversa: operatori B2B che supportano interazioni tra partner di filiera, operatori logistici, “pure player”, e ovviamente operatori finanziari. Un esempio in quest’ultimo campo è Groupama, che all’evento TESISQUARE ha appunto raccontato la propria esperienza di fornitore di servizi SCF. «Rappresentiamo realtà istituzionali, come casse previdenziali, fondi pensione o fondazioni bancarie, interessate a investire nell’economia reale sul territorio, ottenendo rendimenti svincolati dall’andamento del mercato finanziario – ha spiegato Alberico Potenza, Managing Director di Groupama Asset Management SGR –. Abbiamo pensato di unire finanza e tecnologia per far interagire questi fornitori di capitali non bancari con le imprese del Made in Italy».

Così è nata Fifty che, come ha raccontato il Managing Partner Michele Ronchi, propone soluzioni SCF tramite una piattaforma digitale su tecnologie TESISQUARE che gestisce i processi di abilitazione dei fornitori e di finanziamento dei crediti commerciali. «Le imprese accedono a questi servizi cloud senza investimenti in infrastrutture IT o lunghi iter autorizzativi. Possiamo arrivare a digitalizzare l’intero ciclo passivo di fatturazione per conto dell’azienda capofiliera, occupandoci anche dei flussi di interscambio con il suo sistema gestionale e con le banche. Quanto agli investitori, hanno accesso a un nuovo tipo di asset, i crediti commerciali, con visibilità in tempo reale sui flussi informativi tra gli attori della filiera».

Nell’ultima parte del workshop Daniele Marazzi, SCF Evangelist di Digital & Mobile Network, ha mostrato il caso reale di un assemblatore di componenti per l’automotive (battezzato fittiziamente “Alpha”) che ha proposto a 20 fornitori strategici un programma SCF con varie opzioni. Il risultato è che i fornitori ricevono i pagamenti in tempi brevi, pagando questi “anticipi” a costi molto minori rispetto a quelli che si vedrebbero richiedere dalle banche. Per l’azienda capofiliera (nel caso, “Alpha”) che investe nella propria supply chain (direttamente o tramite un fondo di SCF) ci sono benefici immediati, non solo finanziari, e la possibilità di combinare opportunamente i diversi strumenti di SCF con sinergie ed effetti leva potenzialmente importanti.

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