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Coca-Cola e la Supply Chain a prova di emergenza. L'analisi di un "insider"

Per non avere impatti negativi sulla produzione e sul ciclo di vita dei prodotti, sono state introdotte nuove modalità operative per ridurre al minimo il contatto tra le persone. Secondo il Direttore della Logistica di Coca-Cola, Keith Woods, guardando al futuro sarà necessario ripensare il settore della Supply Chain e sviluppare un approccio multimodale che permetta di mettere a sistema il trasporto su gomma, su rotaia e navale

05 Ago 2020

Luigi Teodonio

La crisi sanitaria scatenata dal nuovo Coronavirus e la conseguente quarantena hanno messo a dura prova la Supply Chain anche di marchi storici e consolidati a livello globale, Coca-Cola è stato uno di questi.

Molte aziende sono state costrette a rivedere, e ripensare, i loro processi produttivi e la logistica. E se all’interno di impianti e fabbriche i lavoratori hanno dovuto fare i conti con nuove norme sul distanziamento sociale e misure sanitarie per arginare la diffusione dei contagi, gli addetti alla supply chain hanno dovuto fare i conti non solo con le stesse norme sanitarie, ma hanno anche affrontato ritmi di lavoro decisamente più impegnativi e stressanti.

Nei mesi di picco della pandemia, infatti, l’e-commerce ha conosciuto un incremento nel volume di affari mai visto prima, con tutto ciò che ne consegue a livello organizzativo per il settore della logistica e della distribuzione. Questo ha fatto il paio con le maggiori difficoltà sul fronte dell’approvvigionamento dei punti vendita fisici, in particolare quelli del settore alimentare. Lo sa bene Coca-Cola, che non a caso parla di “audit definitivo per il settore della Supply Chain“.

Test senza precedenti (e senza dati) per la Supply Chain di Coca-Cola

In un’intervista concessa al portale web Supply chain best practice, il regional director logistics and product supply systems che lavora per “The Coca-Cola Company” da 14 anni,  Keith Woods, ha analizzato l’impatto del Covid-19 sulla Supply Chain del gigante del settore food and beverage. La pandemia, in particolare, ha consentito all’azienda di valutare le capacità di leadership dei suoi dipendenti e la flessibilità della catena di distribuzione.

“Ci siamo ritrovati ad ammirare individui che hanno continuato a fare il loro lavoro nonostante le difficoltà della pandemia. La loro dedizione e la collaborazione instaurata tra vari team ha permesso alla nostra Supply Chain di continuare a funzionare. Siamo fortunati ad avere dei leader che, negli anni passati, sono stati in grado di costruire delle relazioni nelle quali la fiducia ha consentito di mantenere inalterato il livello della nostra operatività”.

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In realtà, ammette Keith Woods, le modalità operative di questo ultimo periodo possono essere paragonate, tutt’al più, a una panacea e difficilmente potranno essere impiegate in maniera stabile in futuro. Sarà dunque necessario ripensare l’intero settore della Supply Chain, che si dovrà confrontare con una situazione completamente nuova rispetto al passato. “Con il Covid-19 siamo costretti a navigare a vista, per quel che riguarda le abitudini dei clienti. Tipicamente il nostro è un settore che si regge su serie di dati storici, ma ora dovremmo farne a meno: con il nuovo Coronavirus non più abbiamo informazioni su cui fare riferimento”.

La risposta di Coca-Cola al Covid-19

Nell’intervista Woods descrive le azioni messe in atto da Coca Cola per contrastare la diffusione del virus all’interno dei suoi centri di logistica e distribuzione. Il gigante del food and beverage ha messo in atto una serie di investimenti che gli hanno permesso di attuare politiche di prevenzione e sicurezza.

In particolare, Coca-Cola ha implementato una nuova modalità operativa per ridurre al minimo il confronto e il contatto tra le persone. I corrieri, nel momento in cui devono prendere in carico la loro commessa, non devono fare altro che scansionare il codice presente nel modulo e visualizzare la destinazione, senza che ci sia la necessità di dover incontrare altre persone a cui consegnare fogli e documenti. Questo ha consentito all’azienda di non dover contrarre la produzione e rispettare il “ciclo di vita” dei suoi prodotti. “Quello che produciamo deve essere venduto entro tempi prestabiliti – ha affermato Woods – altrimenti siamo costretti a distruggere ciò che resta invenduto. Se sei un produttore di automobili non dovrai mai preoccuparti di questo, ma se produci qualcosa di deperibile, come un alimento, devi necessariamente tenerne conto”.

Prima della pandemia, Coca-Cola aveva implementato la tecnologia “FourKites end-to-end Supply Chain visibility”, che le ha consentito di monitorare in tempo reale la movimentazione dei prodotti tra i vari siti distributivi e di condividere con i suoi clienti queste informazioni. In questo modo, sia l’azienda di Atlanta, sia i distributori locali sono stati in grado di adeguare le proprie necessità facendo leva su dati e informazioni fattuali. Un nuovo approccio operativo che ha avuto un impatto anche nelle modalità con le quali Woods e il suo team si relazionano con i partner internazionali. “Stiamo collaborando con il team internazionale – conclude Woods – per sviluppare un approccio multimodale che permetta all’azienda di mettere a sistema il trasporto su gomma, quello su rotaia e quello navale ed essere così in grado di ricavare il massimo del valore possibile dalla Supply Chain”.

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